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"Il Pd non prende lezioni dai 5S"

di Federico Garau*

L'alleanza giallorossa scricchiola anche sul tema sbarchi.

In un'intervista concessa a "Repubblica" il viceministro dell'Interno Mauri risponde a Di Maio: "Il Pd non ha bisogno di prendere lezioni da altri, nemmeno sul rispetto rigoroso delle regole"

Per quanto il governo stia cercando di placare gli animi sulla questione migranti, l'emergenza sbarchi sta in realtà mettendo a dura prova l'esecutivo, che adesso deve gestire una crisi senza precedenti.

Intervistato dal quotidiano "Repubblica", il viceministro dell'Interno Matteo Mauri (Partito democratico), dimostra di non aver molto digerito le ultime dichiarazioni dell'ex capo grillino Luigi Di Maio, il quale sembra essere tornato ai vecchi tempi ed aver riscoperto la linea dura, con blocco delle partenze e sequestro dei gommoni.

"Il Pd ha una linea molto chiara.

Non ha bisogno di prendere lezioni da altri, nemmeno sul rispetto rigoroso delle regole", precisa infatti il viceministro.

"Noi siamo per mettere in campo una nuova politica dell'immigrazione.

Togliendo di mezzo propaganda e isterie utili solo a chi prova a strumentalizzare il fenomeno".

Insomma, ci sono malumori all'interno del governo, che mostra di essere diviso anche sul tema dei migranti.

Malgrado il gravissimo stato di emergenza in cui si trova l'isola di Lampedusa, il Pd tira dritto sulla modifica dei decreti Salvini.

Mauri, infatti, informa: "ll testo base per le modifiche era già pronto a febbraio. Appena dopo il lockdown siamo ripartiti e abbiamo trovato l'intesa.

Cosa non scontata visto il tema complesso.

Che noi pensiamo si debba affrontare rivedendo completamente la Bossi-Fini e azzerando tutti gli effetti pericolosi dei decreti Salvini".

Questi ultimi, infatti, sono "leggi che producono solo illegalità e insicurezza, annullando ogni possibilità di ingresso regolare e condiviso da Paesi con cui invece si potrebbero fare accordi sui flussi".

"È il motivo per cui abbiamo dovuto fare una regolarizzazione, che ha già superato le 150mila domande, così come sono stati costretti a fare per ben tre volte i governi a guida Berlusconi con la Lega in coalizione", spiega ancora a "Repubblica" il viceministro dell'Interno.

Le proposte di Luigi Di Maio per arginare il problema degli sbarchi dei migranti tunisini non sono condivise.

"La Tunisia vive una crisi economica senza precedenti che sta spingendo anche la classe media a imbarcarsi e a rischiare la vita per cercare fortuna in Europa", dice infatti Mauri.

"Non dimentichiamo che i rimpatri verso quel Paese sono numerosissimi.

E che, fino a prima del lockdown, non sono mai stati così alti come con questo governo. Ora sono ricominciati e c'è già l'accordo per farli crescere ancora.

La Tunisia è uno dei Paesi con cui il dialogo è più avanzato, mi sembra utile continuare a lavorare su questa strada".

Malgrado questa difformità di idee, il viceministro non mostra alcun genere di preoccupazione per la tenuta dell'alleanza: "Al tavolo di maggioranza, che ha condiviso cambiamenti profondi alle norme sull'immigrazione, c'è stata una grandissima sintonia tra tutti, a partire di 5S.

Non vedo perciò motivi per cui dovrebbero cambiare idea. Il rinvio a settembre non è stata una scelta politica ma tecnica".

Dopo aver attaccato l'ex vicepremier Matteo Salvini, colpevole di dire "cose che sa perfettamente essere false" sulla questione sbarchi, Mauri passa a parlare degli accordi con la Libia e dell'intenzione del segretario Zingaretti di apportarvi delle modifiche. Anche in questo caso, il viceministro rassicura: "Noi siamo sempre determinati a fare quello che diciamo.

Perché quello che diciamo è quello che pensiamo sia necessario e giusto.

Su questo ci siamo impegnati e questo faremo".

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

 

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