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La demagogia grillina applicata al governo del Paese

di Alessandro Sallusti*

La notizia che la banda di delinquenti che ha ucciso a botte Willy godesse del reddito di cittadinanza, pur avendo un tenore di vita esibito e sostanzialmente elevato, non è solo uno scandalo che urla vendetta, è la prova di quanto sia pericolosa la demagogia grillina applicata al governo del Paese.

Ormai sono due anni che il reddito di cittadinanza è in vigore e non solo si moltiplicano e consolidano i casi di abusi, ma diminuisce pure al netto della crisi provocata dal Covid - l'occupazione giovanile e no.

Segno questo che il reddito il più delle volte non funziona come paracadute per persone in cerca di occupazione, ma funge esclusivamente da sostegno a persone, giovani e no, che di lavorare proprio non ne vogliono sapere.

Il reddito di cittadinanza è la più importante e famosa riforma che Di Maio e soci si sono intestati ma non è l'unica che ha fallito.

Il decreto Dignità, per esempio, che nella testa dei Cinque Stelle avrebbe dovuto stabilizzare e rilanciare l'occupazione ha prodotto sicuramente lo dicono tutti gli indicatori più danni che benefici, ingessando ancora di più il mercato del lavoro e scoraggiando quindi le aziende dal procedere con nuove assunzioni, così come il divieto di pubblicità per le aziende che operano nel campo di scommesse e lotterie contenuto nella stessa legge - ha prodotto danni ingenti al mercato pubblicitario senza scalfire minimamente il problema della ludopatia.

E siccome non c'è due senza tre, anche la sgangherata riforma del numero dei parlamentari - altra medaglia grillina - che domenica saremo chiamati ad approvare o respingere nelle urne referendarie, è decisamente sullo stesso binario del fallimento annunciato.

Attenti ai venditori di pentole taroccate.

Aiutare chi è in difficoltà, riformare il mercato del lavoro e rendere più efficiente il Parlamento sono obiettivi giusti e nobili se affidati a mani esperte.

Viceversa possono diventare dei boomerang, perché come noto al peggio non c'è mai fine.

Ovunque mettono mano Di Maio e soci fanno danni, alcuni gravi e irreversibili.

Domenica proviamo a salvare quel che resta della democrazia parlamentare votando no sulla scheda referendaria.

Quando Di Maio dal balcone di Palazzo Chigi, dopo aver varato il reddito di cittadinanza, annunciò di aver «sconfitto la povertà» non ci disse che si riferiva anche a quella dei fratelli Bianchi, i massacratori di Willy.

Facciamo in modo che lunedì non possa annunciare altre tragedie.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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