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Il Cav: "Se il risultato sarà chiaro il governo dovrà prenderne atto"

di Alessandro Sallusti*

Presidente Berlusconi, siamo alla vigilia del voto. Questa campagna elettorale per Lei è stata del tutto anomala, il Covid le ha impedito di viverla in prima persona. Come si è sentito?

«Ho sofferto molto e soffro ancora, per gli effetti di questa terribile e insidiosa malattia.

Il peggio è passato ma sono ancora stanco, spossato.

Ho sofferto all'idea che i miei cari fossero malati, la cosa peggiore è sapere che persino dei bambini, i miei nipoti, fossero positivi al virus.

Ho sofferto all'idea che tanti italiani, tante persone fragili, abbiano patito quello che ho patito io, all'idea che tante famiglie siano vissute nell'angoscia o addirittura abbiano perso i loro cari.

Ed ho sofferto anche, naturalmente, di essere bloccato, di non aver potuto partecipare ad una campagna elettorale così importante.

Ho fatto tutto quello che potevo, ho fatto interviste e collegamenti telefonici, ma il contatto diretto con gli italiani mi è mancato».

Cosa avrebbe voluto dire ai cittadini?

«Soprattutto una cosa importante, quella che pare dicesse già Platone 2300 anni fa: la punizione per chi non si occupa della cosa pubblica è essere governati da persone inadeguate.

So che molti sono disincantati o delusi dalla politica, ma è proprio a loro che mi rivolgo, ai milioni di elettori seri, perbene, concreti, onesti, che chiedono solo di essere messi nella condizione di lavorare serenamente, di non essere tormentati dall'oppressione fiscale, dall'oppressione burocratica, dall'oppressione giudiziaria.

L'unico strumento per cambiare queste cose è il voto. Non sprecatelo. Oggi è la vigilia del voto, non voglio fare propaganda elettorale.

Dico solo questo: guardate i programmi, ma anche la qualità delle persone.

Guardate quali partiti sono fatti da donne e uomini che non in politica ma nella vita, nel lavoro, nell'impresa, nella cultura, nelle professioni, nel sociale hanno dimostrato di saper ottenere risultati concreti».

Quello di domani è più un voto locale o un test nazionale?

«Naturalmente entrambe le cose. Io credo che i fattori locali, le personalità dei candidati prevalgano ed è giusto così, visto che si tratta di scegliere chi dovrà governare le regioni e i comuni.

Ma se dalle urne uscirà come ritengo probabile una indicazione politica univoca, questo dimostrerà che il sentire degli italiani è chiaro e starebbe alla responsabilità istituzionale di governo e maggioranza trarne le conseguenze».

Presidente, domani si vota anche per il referendum sul taglio dei parlamentari. Forza Italia ha lasciato libertà di coscienza ma molti esponenti si sono espressi pubblicamente per il No. Lei personalmente ha deciso come votare?

«L'ho deciso e ho anche deciso di non rivelarlo.

Con il referendum la parola passa dai partiti ai cittadini ed è giusto che gli italiani si esprimano su un tema costituzionale in base alle loro convinzioni e non all'appartenenza politica.

I leader che hanno politicizzato il referendum a mio giudizio hanno sbagliato.

Posso fare però una riflessione. Il taglio dei parlamentari andava fatto nel quadro di una riforma organica, come quella che abbiamo approvato noi fin dal 2005 e che la sinistra ha poi cancellato.

Così com'è significa meno rappresentanza, quindi meno democrazia senza nessun vantaggio funzionale e con un risparmio economico irrisorio.

Appena un decimo di quello che si risparmierebbe per esempio accettando gli aiuti del MES. Siamo certi che ne valga la pena?».

Come vede il futuro dell'Italia nei prossimi mesi?

«Gli italiani stanno lottando per uscire dalla più difficile crisi del Dopoguerra, quella derivante dalla pandemia di Covid.

Dobbiamo prima di tutto fare ogni sforzo per evitare il rischio, che è molto concreto, di una seconda ondata, come quella che sta cominciando a colpire altri Paesi.

Sarebbe una tragedia umana, sanitaria ed economica di proporzioni incalcolabili.

L'unico modo per tentare di schivarla è applicare con il massimo rigore tutte le norme di prudenza richieste dalle autorità scientifiche.

E poi naturalmente si tratta di ricostruire: oggi le imprese, i lavoratori, i professionisti, i giovani stanno pagando un prezzo elevatissimo ad una crisi per la quale non hanno nessuna responsabilità».

Ci salverà l'Europa?

«L'Europa sta facendo la sua parte, grazie anche all'intenso lavoro che io personalmente ho svolto con i miei amici leader del Ppe nei mesi scorsi.

Guai però a rifiutare per ragioni di politica interna strumenti essenziali come il MES, privando così il nostro sistema sanitario di ingenti risorse a costo zero.

Guai ad immaginare di usare il Recovery Fund disperdendolo in mille rivoli statalisti, assistenziali o peggio clientelari.

Mi auguro che - ferme restando le distinzioni fra maggioranza e opposizione, che non sono in discussione sull'utilizzo del Recovery Fund tutte le forze politiche nei rispettivi ruoli sappiano superare egoismi e particolarismi in nome di una comune assunzione di responsabilità.

È in gioco la salvezza dell'Italia e la salvezza della collettività come già insegnavano i latini - dev'essere la Legge Suprema».

E il suo futuro personale, una volta superato il Covid, come lo vede? C'è chi dice proiettato verso il Quirinale.

«Non voglio neppure sentir nominare la parola Quirinale fino a quando non sarà in scadenza il mandato di un Presidente autorevole e rispettato come Sergio Mattarella, che va lasciato lavorare serenamente.

In ogni caso, io per me non ho alcuna aspirazione: dalla politica ho subito gravi amarezze ma ho anche avuto tutto quello che potevo desiderare, compreso il privilegio di rappresentare tre volte il mio Paese al G8 (sono l'unico leader politico nella storia ad averlo fatto).

Aspiro solo a continuare a fare la mia parte al servizio delle nostre idee liberali, cristiane, europeiste e garantiste».

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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