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Così è ripartita "l'invasione"

di Sofia Dinolfo Mauro Indelicato*

Le navi delle Ong sono tornate operative nel Mediterraneo e i porti italiani adesso rischiano il collasso.

"Secondo gli accordi di Malta dello scorso anno sono ricollocabili solo coloro che arrivano con mezzi militari o delle Ong, dunque la questione relativa ai ricollocamenti risulterà essenziale".

A dichiararlo a ilGiornale.it è il professor Maurizio Ambrosini, esperto di immigrazione e docente alla Statale di Milano.

Sui ricollocamenti si giocherà buona parte della linea politica del governo sul fronte migratorio, specie adesso che le Ong hanno ripreso le loro attività.

E tutto, in vista dell'autunno, appare decisamente un'incognita.

La ripresa delle attività delle Ong

Quello degli ultimi giorni è un mar Mediterraneo caratterizzato da un’imponente presenza di navi battenti diverse bandiere e appartenenti alle Ong.

Le imbarcazioni, dopo una “pausa forzata” (come l’hanno definita gli attivisti), sono tornate a navigare in soccorso delle diverse migliaia di persone che, partendo dal continente africano, vogliono accedere alle porte d’Europa.

Diversi in questo momento i "taxi del mare" alla ricerca di migranti, approfittando del fatto che il governo giallorosso è stato finora quello che ha sempre ceduto nella 'lotta' al braccio di ferro con gli altri Paesi europei.

Tra le navi che hanno già ottenuto il permesso di entrare nei porti italiani vi è la Mare Jonio dell'Ong Mediterranea Saving Humans.

Il mezzo è approdato a Pozzallo assicurando un porto sicuro a 27 migranti trasbordati dalla Maersk Etienne: l’ok è arrivato dal Viminale il 13 settembre dopo 40 giorni di navigazione e dopo il respingimento, come di solito accade, da parte di Malta.

Dopo le operazioni di sanificazione della Rescue Area il 16 settembre l’imbarcazione ha ottenuto la “libera pratica sanitaria" annunciando di essere pronta a tornare attiva nel mar Mediterraneo.

Quasi certamente, stessa sorte per Open Arms.

Quest’ultima, con 276 migranti a bordo, ha ricevuto a più riprese il divieto di sbarco da parte delle autorità maltesi e, dopo aver accusato diversi problemi a bordo si è diretta verso il porto di Palermo in attesa di ricevere istruzioni.

In piena attività di recupero migranti sono poi la nave Astral (battente bandiera inglese) che sta navigando nel Mediterraneo centrale con il segnale Ais spento (tipico di chi, non vuol apparire “tracciabile”).

E ancora: ci sono Alan Kurdi, Sea Watch 4 e Louise Michel, la nave di Banksy.

Tutte battenti bandiera tedesca.

Quello che ci attenderà nei prossimi giorni e in autunno sarà un periodo “caldo” non certo per le temperature ma per il ruolo delle Ong.

Quella “pausa” estiva

Le Organizzazioni non governative sono tornate ad operare nel mar Mediterraneo dopo un periodo estivo poco attivo.

Non per una loro decisione ma a causa di forza maggiore: diverse imbarcazioni sono state sottoposte a sequestro da parte delle autorità italiane.

Alan Kurdi e Aita Mauri sono rimaste ancorate nel porto di Palermo dopo aver concluso le rispettive operazioni di trasbordo migranti durante il lockdown ad aprile.

Pochi giorni dopo la Guardia Costiera ha disposto nei confronti dei mezzi il sequestro amministrativo per irregolarità riscontrate a bordo.

A fine giugno il dissequestro: l’Alan Kurdi, dopo quattro mesi di inattività adesso è tornata ad operare, mentre l’Aita Mauri, dopo essere rientrata in Spagna, è ancora ferma.

Ad essere tutt’ora sotto sequestro, nel porto di Porto Empedocle, sono Sea Watch 3 e Ocean Viking.

La prima è giunta nel porto agrigentino il 21 giugno scorso portando con sé 30 migranti risultati poi positivi al coronavirus: la Guardia Costiera ha riscontrato delle irregolarità a bordo.

La seconda, approdata il 7 luglio nello stesso porto, stando alle dichiarazioni della Guardia Costiera, “ha trasportato un numero di persone superiore a quello riportato nel certificato di sicurezza dotazioni per nave da carico”. Sono state bloccate, insomma per violazioni certificate dalle nostre autorità, anche se gli attivisti hanno sempre puntato il dito verso una motivazione politica.

La questione dei ricollocamenti

L'autunno caldo sul fronte migratorio che oramai è alle porte, potrebbe portare anche all'emersione di un altro - non certo secondario - problema.

Il riferimento è ai ricollocamenti.

Il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese ne ha fatto una sorta di manifesto della propria politica già nel giorno dell'insediamento al Viminale.

Fra pochi giorni - il 29 settembre - sarà trascorso esattamente un anno dal vertice di Malta.

Un documento, quello firmato a La Valletta, presentato come “storico” dalla stessa Lamorgese: Roma, Berlino e altri tre governi proponevano al resto dell'Europa di approvare un piano in grado di redistribuire con delle quote i migranti arrivati in Italia e nei Paesi di primo approdo.

Una proposta respinta poco dopo in ambito comunitario e ad oggi non in calendario per una sua prossima discussione.

Un vero e proprio fallimento.

Nel documento di Malta si faceva preciso riferimento ai migranti approdati con le navi delle Ong e con quelle militari: soltanto le persone arrivate con questi mezzi potevano avere accesso al meccanismo di ricollocamento.

Il fatto che buona parte dei migranti arrivati con le navi Ong in questo 2020 siano rimasti in Italia, e non soltanto per i problemi legati al coronavirus, rischia di portare altre tensioni tanto al Viminale quanto all'interno della maggioranza.

Questo perché se non si riuscirà a portare in altri Paesi dell'Ue una buona parte di chi sbarca con le navi Ong, il fiasco della linea del governo sarà ancora più marcato ed evidente.

Con decine di migranti già vicini ai nostri porti a bordo dei mezzi delle organizzazioni, nei corridoi della diplomazia si vocifera di intense trattative con altri governi Ue per provare a ridimensionare la pressione sul Paese.

L'autunno "caldo" delle Ong

Alla domanda se sia lecito attendersi un autunno caldo sul versante dell'immigrazione, il professor Maurizio Ambrosini sostiene che tutto dipende dal "fattore clima" che potrebbe aiutare il governo a cavarsi d'impiccio in qualche modo: "Si sa che tradizionalmente i flussi migratori aumentano in estate, mentre in autunno le condizioni del mare sono meno favorevoli per le partenze", spiega, "E allora in molti sperano che questa circostanza possa dare tempo per rivedere alcuni accordi”.

Sì perché il nodo è proprio questo: il governo giallorosso potrebbe avere non poche difficolta nel negoziare accordi sui ricollocamenti.

"Servirebbe rivedere gli stessi accordi di Malta e includere tra i migranti da ricollocare in Europa anche quelli che arrivano con sbarchi autonomi – ha aggiunto il professor Ambrosini – Serve includere quanti più Paesi possibili negli accordi.

Ma non è semplice, in Europa il quadro è molto frastagliato, ci sono posizioni divergenti e l'Italia può aspirare al massimo a un compromesso: impossibile che tutti e 27 i governi dell'Ue accolgano le nostre richieste”.

Questo è uno dei motivi per cui, tra le altre cose, sarà difficile rivedere lo stesso trattato di Dublino, il documento cioè che assegna l'onere dell'accoglienza e dell'esame delle richieste d'asilo solo ai Paesi di primo approdo: "Il trattato è difficile da modificare per via delle posizioni diverse in Europa, ma anche per un comportamento dell'Italia non sempre brillante.

E poi c'è l'incognita Covid, che sta rallentando ogni trattativa da diversi mesi a questa parte".

L'unico fattore quindi in grado di aiutare l'Italia sarà, per l'appunto, quello climatico.

Si avranno meno sbarchi solo se il mare in autunno sarà meno calmo che in estate.

"Le partenze dalla Libia non si fermeranno"

Non appare molto ottimista Michela Mercuri: "La Guardia Costiera libica, che a inizio agosto ha ricevuto da Roma altre 4 motovedette della Guardia di Finanza ha reso noto recentemente di aver bloccato dall’inizio dell’anno oltre 7.500 clandestini diretti a Malta e in Italia" - ci ha spiegato la docente e autrice del libro Incognita Libia - "Nonostante tutto, ad oggi, secondo dati del Viminale, sono sbarcate in Italia più di 21.000 persone contro le poco più di 6.000 dello stesso periodo dello scorso anno.

È evidente che il meccanismo predisposto dall'attuale governo ha più di qualche falla e non è in grado di fermare né i cosiddetti "sbarchi fantasma" che partono in prevalenza dalle coste tunisine, né le organizzazioni criminali che operano in Libia”.

“Va ricordato – ha proseguito la docente – che, nonostante la momentanea cessazione delle ostilità e i labili tentativi di pace portati avanti di recente tra Fayez al-Serraj e il presidente del parlamento di Tobruk Aquila Saleh, l'ex Jamahiriya è ancora un paese instabile, in preda ad una crisi economica senza precedenti e dunque terreno fertile per tutte le organizzazioni criminali che lucrano sul traffico dei migranti e che da questo traggono importanti proventi.

Dunque le partenze dalla Libia difficilmente si arresteranno nei prossimi mesi e, ogni qual volta le condizioni del mare lo permetteranno, i barconi continueranno a partire alla volta dell'Italia.

Sono troppi gli interessi in ballo, soprattutto per i trafficanti”.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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