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Dario FranceschiniL'ira del Colle

di Roberto Vivaldelli*

Il premier abbandona il consiglio europeo delegando la Merkel sul Recovery fund per partecipare ai funerali della governatrice Santelli e al festival di Limes.

Non è passata inosservata, dalle parti del Colle, la decisione del premier Giuseppe Conte di abbandonare in fretta e furia il consiglio europeo alle prese con le diatribe sul Recovery Fund delegando gli interessi del nostro Paese alla cancelliera Angela Merkel.

Conte, infatti, aveva lasciato il consiglio europeo per poter raggiungere Cosenza in tempo per prendere parte ai funerali della presidente della Regione Calabria Jole Santelli.

Nel consiglio europeo, se un leader deve assentarsi o non può essere presente per qualsiasi motivo, può delegare a rappresentarlo solo un altro membro del Consiglio stesso, che è composto dai capi di Stato e di governo: così il premier ha deciso di lasciare la trattativa nelle mani di Angela Merkel.

Segno di inesorabile declino politico e impotenza del nostro Paese.

Conte, dubbi del Colle sul premier

Come riporta un report di Dagospia, sul Colle più alto dei palazzi romani, a partire dal presidente della Repubblica Mattarella, ancora non riescono a capacitarsi di ciò che è successo.

Dopo aver partecipato ai funerali della povera presidente della Calabria, da Reggio Calabria Conte si è diretto a Genova per l’inaugurazione del festival del periodico Limes a Palazzo Ducale per essere intervistato dal suo storico direttore, Lucio Caracciolo.

In piazza Matteotti ha incontrato il sindaco Marco Bucci e il presidente Giovanni Toti, oltre alla direttrice di Palazzo Ducale Serena Bertolucci.

Cosicché, nota sempre Dagospia, il consiglio dei ministri sui provvedimenti da prendere sulla pandemia di ritorno è iniziato a Palazzo Chigi verso mezzanotte, dove ad attenderlo c'era un Roberto Speranza a dir poco incavolato.

Una passerella continua, quella del premier, che, come riporta il sito fondato da Roberto D'Agostino, ha finito per indispettire persino il Colle.

In effetti, la sensazione è che il governo giallo-rosso stia a dir poco arrancando e improvvisando nell'affrontare questa seconda ondata di contagi da Covid-19.

E il presidente del Consiglio badi sempre molto alla forma, all'immagine, e poco alla sostanza.

L'ascesa di Dario Franceschini

Come ha raccontato Vittorio Macioce sul Giornale, rispetto a qualche mese fa Giuseppe Conte non sembra più lo stesso.

Il premier che si sentiva protagonista nell'ora più buia si è quasi eclissato, come se solo adesso cominciasse a sentire il peso della responsabilità.

Finora è andato avanti galleggiando, spostando i problemi e le preoccupazioni ogni giorno più in là.

Adesso il futuro sta diventando presente e troppi nodi sono ancora lì, irrisolti e senza una visione, un progetto, per scioglierli.

Non è più lui l'architrave di questo governo.

Alle sue spalle cresce sempre l'influenza dei ministri del Pd, soprattutto dopo le regionali: non tanto quella del segretario dem Nicola Zingaretti ma di Dario Franceschini.

Il ministro dei Beni culturali e del turismo si sta muovendo come un "premier ombra".

È lui che detta i tempi, che muove il partito e si propone come punto di riferimento fra le varie anime del governo giallo-rosso.

E la stagione di Conte rischia di essere già sul viale del tramonto.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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