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Giuseppe ConteIl Covid come Alitalia, come Autostrade, come l'Ilva: è un'urgenza ma non c'è fretta

di Alessandro Sallusti*

Il Covid come Alitalia, come Autostrade, come l'Ilva: è un'urgenza ma non c'è fretta, tanto che anche ieri è slittato il decreto con le nuove misure per arginare il diffondersi del virus.

Nel suo ufficio di Palazzo Chigi, il premier Conte sfoglia la margherita: chiudo, non chiudo, chiudo, non chiudo e alla fine forse si affiderà al lancio della monetina: testa chiudo, croce si va avanti così.

La verità è che non sanno cosa fare perché i nodi stanno venendo al pettine e la paura di strappare è alta: tenere i contagi sotto controllo, infatti, è diventato inconciliabile con la ripresa economica perché gli errori e le lentezze dei mesi scorsi sono diventati un macigno.

Certo, se la cassa integrazione fosse arrivata a tutti velocemente, se i bonus non fossero stati annunci ma soldi contanti, se le banche avessero concesso prestiti veloci, se i banchi fossero arrivati, se fare un tampone non fosse ancora oggi un'odissea, se i trasporti pubblici fossero stati potenziati, se insomma tutto questo fosse avvenuto gli italiani forse capirebbero il senso di nuovi sacrifici.

Ma purtroppo non è così.

È urgente, dicono, ma tutto procede a strappi.

Non c'è un piano né una visione chiara.

Mezzo governo vuole i soldi europei del Mes, l'altra metà no; gli scienziati di Stato spingono per la linea dura dei lockdown ma i partiti della maggioranza sul tema sono divisi.

C'è una emergenza sanitaria difficile, è innegabile, ma siamo anche nel pieno di una grave emergenza politica e continuare a far finta di niente è pericoloso quanto il virus.

Conte non è più un premier libero, ma ostaggio dei veti e dei ricatti dei suoi.

Potrebbe provare a svincolarsi con un rimpasto, ma anche qui tentenna e prende tempo.

Il suo governo è come i castelli di carte: ne sfili una e molto probabilmente viene giù tutto.

E allora tutti fermi, immobili che forse la si sfanga.

Già ma per quanto, a che prezzo?

I pieni poteri ottenuti dal premier sono un pannicello caldo, i risultati lo dimostrano.

Servirebbe non un premier a pieni poteri, ma un governo nel pieno dei suoi poteri e non è questo il caso.

Una opposizione saggia dovrebbe farsi avanti con coraggio e chiarezza, chissà che una disponibilità a condividere oneri e onori in un momento così difficile non trovi accoglienza in qualche stanza abitata dai pochi uomini di buon senso rimasti in circolazione.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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