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Dopo le 21 il virus attaccherebbe solo i clienti che vengono serviti al banco

di Claudio Romiti*

Debbo confessare che proprio non riesco a digerire la “nuova”, a mio avviso demenziale, normalità scandita dai Dpcm prodotti in quantità industriale dal buon Giuseppe Conte.

Semplici atti amministrativi con cui si continua bellamente a violare la nostra Costituzione, che molti sinistri personaggi al Governo una volta consideravano la più bella del mondo, e che stanno trasformando il popolo italiano in una massa di idioti di tipo nuovo, così come qualcuno in passato aveva sagacemente definito l’uomo nuovo forgiato per 70 anni nella defunta Unione sovietica.

Poiché solo un idiota a tutto tondo potrebbe accettare senza batter ciglio le incredibili misure che a ritmo crescente, seguendo l’andamento di una epidemia che nei grandi numeri risulta sempre meno grave – visto che circa il 95 per cento dei positivi al tampone quasi non avvertono la presenza del diabolico virus – vengono partoriti dai geni di questa vera e propria dittatura sanitaria.

Eminenti tutori della nostra salute, come quel falco della guerra al Sars-Cov-2 del calibro del ministro Roberto Speranza, i quali ci impongono la mascherina all’aperto, con la prospettiva di arrivare allo scafandro obbligatorio, ma poi ci spiegano che possiamo togliercela al ristorante e al bar a tempo indeterminato mentre siamo seduti al tavolo e indossarla di nuovo dopo aver consumato. Ma non basta.

Dopo le 21 il virus attaccherebbe solo i clienti che vengono serviti al banco, dato che è consentito far bere e mangiare solo le persone sedute.

Tant’è che un paio di giorni orsono, mentre passeggiavo con un amico nelle vie di una cittadina lombarda, ho assistito ad una scena tra il ridicolo e il tragico.

Desideroso di bere una bibita dissetante, lo stesso amico è entrato in un grande bar praticamente vuoto ed è stato immediatamente bloccato per il controllo della temperatura.

Dopodiché egli è stato accompagnato ad un tavolo all’interno di una vasta sala, in attesa di ricevere l’agognata bevanda la quale, ricordiamo, non avrebbe comunque potuto essere venduta con modalità da asporto, dal momento che dopo le 21 è “vietata la consumazione sul posto o nelle adiacenze il punto vendita di alimenti e bevande fino alle 6 del giorno seguente”.

Tanto è vero che il giorno seguente, sempre nella medesima cittadina, ho notato una gelateria del centro storico da cui gli avventori uscivano con il cono gelato completamente avvolto da una carta stagnola.

Ho chiesto alla cortese signora che gestiva l’attività il motivo di una tale stranezza.

“I vigili di zona mi hanno invitato a confezionare i miei prodotti, onde evitare pesanti sanzioni, perché con le ultime misure si tende a scoraggiare il consumo in prossimità dei punti vendita”, questa la risposta della terrorizzata gelataia.

Tuttavia, approssimandosi i mesi freddi, nei quali era prevedibile che un virus oramai endemico continuasse a propagarsi tra gli umani, si ha la sensazione che la crociata anti Covid-19 condotta a colpi di idiozie liberticide debba ancora riservarci tante altre sgradevolissime sorprese.

Soprattutto se dovesse proseguire il delirio collettivo, assai ben alimentato da buona parte dell’informazione nazionale, secondo cui i contagi equivalgono alla malattia grave e che l’unico modo per bloccarli, fino all’insensato obiettivo di far sparire il virus dalla società, è quello di restringere sempre più le libertà dei cittadini, tramutando la loro esistenza in una mera sopravvivenza puramente biologica.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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