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Giuseppe ConteLo chiamano il tergiversatore, l’uomo dei rinvii, il presidente antidecisionista.

di Paolo Pillitteri*

È vero. In effetti, Giuseppe Conte spicca nel gruppo governativo non solo, o non tanto, perché vi primeggia per la carica.

Non solo, o non tanto, perché ha diritto (ma sarà vero?) a reti unificate quando prende un Dpcm, compreso l’ultimo che, a parte il Mes, è aria fritta, ma anche e soprattutto perché ha reso sublime l’arte, tipica nella fiction, di fare della dilazione la maschera che nasconde la sua fede politica.

Questa abile finzione si sviluppa nei tempi di uno spettacolo televisivo per lui e solo per lui appaltato all’ora di massimo ascolto, facendo della comunicazione il supplemento della sostanza che deve, o dovrebbe, illustrare usando all’uopo mezzitoni per dir così familiari, per entrare nella casa di tutti.

Persino il solitamente silente Nicola Zingaretti si è accorto, in occasione dell’ultima sitcom contiana, di un messaggio politico veicolato a mò di battuta (Zingaretti dixit) che ha rivelato la sua appartenenza a un M5S che sarà pure in crisi di identità, ma che riesce a veicolare tramite Conte né più né meno che un diktat ovvero l’opposizione al Mes, sia pure tramutata in un intercalare en passant, ma riempito di un contenuto del tutto politico.

Non è la prima volta che accade nella diluviale successione decretizia e sovviene a tal riguardo la tecnica usata nella negazione della prescrizione, naturalmente con l’appoggio entusiastico del ministro grillino della partita, giovandosi di un Partito Democratico favorevole (alla faccia del garantismo) per confermare una linea politica che poggia sul giustizialismo e, per quanto attiene al Mes, su un antieuropeismo di fondo che, date le circostanze, è un insulto all’Unione europea e al buon senso dei cittadini.

Si è assistito, dopo l’impuntatura di Zingaretti, ad una piccola rivolta anti M5S da parte di altri nel Pd. E la piccata richiesta di andare in Parlamento a dirimere la questione è ora un obbligo che, peraltro, lo stesso Conte ha avvertito.

Qualcuno sostiene che fin dall’inizio fosse questa sorta di fuoriuscita l’obiettivo del premier per salvare, come si dice, capra e cavoli. Non ignorando, ma anzi, facendo affidamento su un’Aula nella quale un’ostilità strisciante al meccanismo europeo è visibile all’interno della stessa opposizione, dove la Lega, volente o nolente il salvinismo della svolta “liberale”, manifesta a più riprese le critiche “a questa Europa”, omettendo che è proprio da questa Europa che provengono, e non soltanto col Recovery fund, aiuti e sollecitazione al nostro Governo.

Ed è nel Governo Conte che il rifiuto del Mes ha ottenuto il sopravvento sui ministri piddini, benché proprio Roberto Gualtieri stia seguendo la via tracciata da Conte, ispirata da un ineffabile qui lo dico e qui lo nego.

Cosicché, una partita che doveva essere chiusa, se non con ringraziamenti all’Ue, almeno con una positiva risposta, è stata condotta con un fuorigioco del quale, molto probabilmente, si troverà un arbitro serio in Parlamento. Intanto, e di nuovo, il capitano della squadra governativa ha giocato la sua partita con la maglietta a Cinque Stelle.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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