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Se non ora, quando?

di Alfredo Mosca*

Che la forza di una opposizione sia determinante ce lo insegna la sinistra, perché da noi il Partito Comunista Italiano-Partito Democratico della Sinistra-Democratici di Sinistra-Partito Democratico dall’opposizione ha fatto sempre il bello e il cattivo tempo fino a ridurci azzoppati come siamo, visto che per decenni la Democrazia Cristiana, pur di governare col Pci, ha concordato e barattato tutto.

Per non dire che la presenza di una opposizione alternativa sia la migliore garanzia per l’esistenza stessa della democrazia, ancora di più quando come nel nostro caso, a guidare il Paese ci sia un Governo che proceda a colpi di regime con decreti a sfinimento che scavalcano il parlamento.

Per carità, l’emergenza economica sanitaria, diventata nazionale, può giustificare alcuni atti straordinari, ma non giustifica affatto l’esclusione della parte avversa in ogni scelta e in ogni decisione, perché sarebbe come cancellare dalla costituzione l’essenzialità dell’opposizione.

Anzi, a dirla fino in fondo è proprio in emergenza, quando ci si trova in allarme totale, che la necessità di una mediazione fra maggioranza e opposizione dovrebbe diventare obbligatoria, anziché un’opzione concessoria.

È per questo che il capo dello Stato raccomanda unità e coesione.

Dopodiché, se la raccomandazione venisse disattesa, dovrebbe essere piuttosto conseguente che dal Colle partisse un monito chiaro al Parlamento per un confronto serio e approfondito fra le parti contrapposte, per arrivare assieme alle scelte finali ritenute giuste.

Del resto, verrebbe da dire: se non ora, quando?

Se di fronte alla crisi più pericolosa della storia si trascura il contributo dell’opposizione, si procede per atti impositivi, si interviene sui diritti costituzionali, si stabilisce il coprifuoco come in guerra, si scavalca il Parlamento, è come se si fosse superata la linea democratica sancita e stabilita.

Insomma, c’è poco da dire: oggi siamo di fronte ad un esecutivo che procede come se avesse poteri illimitati, quegli stessi poteri che fuggiti malamente dalla bocca di Matteo Salvini, furono attaccati giustamente e selvaggiamente da tutti quei partiti che allora erano ancora opposizione.

Parliamo del Pd, di Liberi e Uguali e dei cespuglietti di sinistra vari, perché i grillini e Giuseppe Conte hanno ballato tranquillamente sia coi verdi che coi rossi.

Dunque, per loro nulla è cambiato, male hanno fatto assieme alla Lega e peggio adesso, con gli eredi di Palmiro Togliatti e i cattocomunisti.

In fondo, basterebbe pensare che a parti invertite se un Governo di centrodestra, in un momento drammatico del Paese, si fosse appropriato dei pieni poteri, avesse relegato l’opposizione, limitato le libertà fondamentali, avallato il coprifuoco, cancellato il confronto in parlamento, sarebbe stata guerra civile.

Inutile ogni ipocrisia per affermare il contrario, perché la storia insegna che in passato per infinitamente meno rispetto al dramma attuale, i governi di Silvio Berlusconi sono stati cacciati dalla sera alla mattina, prima col contributo della magistratura, il famoso avviso di garanzia anticipato dal Corriere della Sera, poi con quello dell’Europa e dello spread amplificato ad hoc.

Tanto è vero che il Governo di Lamberto Dini e quello di Mario Monti poi, sono nati dagli espropri dei governi del Cavaliere, e gli esecutivi alternativi furono giustificati dall’incapacità a procedere il primo e dal rischio che restasse in sella con lo spread alle stelle il secondo.

Vi risparmiamo il ricordo di cosa fecero le opposizioni di sinistra contro i governi Berlusconi: è vero non c’era il Covid ma tra manifestazioni, proteste, girotondi, sindacati in piazza, pressioni sul Colle e titoli cubitali dei quotidiani più famosi, successe di tutto per cacciare il Cavaliere. E cosi fu.

Tutto questo per dire che quando la sinistra si trova all’opposizione e decide di intervenire per cambiare partita, capitano e giocatori, non c’è scusa che tenga, non c’è emergenza, rischio, mercati.

Anzi, queste ragioni diventano le loro proprio per giustificare il cambiamento della squadra di governo e il suo sostegno.

Ecco perché non è vero che il Governo Conte non possa passare la mano ad un altro più capace, esperto, competente, sostenuto da una maggioranza più ampia e condivisa, in grado di portare l’Italia fuori dal baratro anziché sprofondarcela con provvedimenti sbagliati, pericolosi e illiberali, non solo si potrebbe ma dovrebbe per il bene del Paese.

E qui torniamo al punto fondamentale: servirebbe una opposizione, servirebbe che il popolo di centrodestra e i leader fossero capaci di farsi sentire come ha sempre fatto la sinistra, servirebbe un manifesto esemplare a difesa dell’economia, della democrazia, delle libertà.

Servirebbe che i governatori di centrodestra si schierassero in un fronte comune di proposte alternative e ultimative.

Servirebbe che il centrodestra si coordinasse a voce unica con le associazioni di categoria che protestano per le scelte scriteriate del Governo.

Parliamo di artigiani, imprese, commercianti, esercenti, partite Iva: che tutti assieme parlassero al Colle per presentare altri provvedimenti indispensabili e indifferibili alla sopravvivenza e alla salvezza economica e sociale dell’Italia.

Parliamoci chiaro: il Paese sopravvive solo se sopravvive il segmento produttivo, l’occupazione che crea fatturato, consumo, il reddito da lavoro vero e non da divano.

Se riparte la fiducia nella domanda, se la gente ritrova la serenità e smette di risparmiare per paura del futuro, se si spezza la trappola della liquidità a favore degli investimenti e dell’intrapresa.

È questo mondo che va ascoltato, sostenuto e agevolato, non quello dell’apparato di Stato che ci vive sopra.

È il mondo che alza la serranda di bottega e ci lavora dentro che va salvato dall’inferno che arriva con l’inverno, fisco, fondo perduto, pagamento dei fornitori della Pubblica amministrazione, credito subito e agevolato, burocrazia zero sul serio e non a chiacchiere.

È questa la voce che il centrodestra deve raccogliere in un unico manifesto di salvezza generale da portare al Quirinale, per chiedere un Governo diverso con una maggioranza diversa dalla sola sinistra e peggio che mai grillina, una voce unica intorno alla quale puntare i piedi e tenero duro per salvare l’Italia e il futuro di tutti, apparato statale compreso.

Perché sia chiaro: senza privato il futuro è negato pure all’apparato.

C’è troppo silenzio, troppa accettazione.

È come se fossimo un Paese senza opposizione.

Alla faccia della democrazia, del pluralismo, della libertà, delle garanzie e della Costituzione.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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