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Meloni, Salvini e Tajani bocciano le misure: "Subito i soldi a esercenti e categorie colpite"

di Pier Francesco Borgia*

La doccia fredda arriva alle 16.06. Squilla il telefono di Matteo Salvini. All'altro capo c'è il premier Giuseppe Conte.

«Mi ha telefonato - racconta un leader leghista particolarmente indignato - per preannunciarmi, e non certo per condividere o discutere, l'ennesimo Dpcm con cambiamenti: limiti e chiusure.

Bisogna tutelare i soggetti più fragili, anziani e malati, senza richiudere in casa 60 milioni di Italiani.

Servono subito tamponi a domicilio, assunzioni di medici e infermieri, più autobus e metropolitane, cure a casa per i malati meno gravi».

Analoga telefonata l'hanno ricevuta gli altri due rappresentanti dell'opposizione Antonio Tajani e Giorgia Meloni.

Nella chiamata al vicepresidente azzurro, che poi ha tempestivamente chiamato Berlusconi per aggiornarlo, Conte ha fatto riferimento anche al decalogo preparato dagli azzurri per affrontare con più efficacia l'emergenza sia sul piano sanitario che su quello economico, e inviato proprio a Palazzo Chigi nella speranza di aprire un confronto costruttivo.

Conte ha rassicurato Tajani, conferma quest'ultimo, che verrà preso in considerazione nel prossimo incontro con il ministro della Salute Roberto Speranza.

«Le pesanti responsabilità per l'impreparazione in cui si trova il Paese all'arrivo della seconda ondata - denuncia un comunicato firmato da Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini, capigruppo di Camera e Senato per Forza Italia - sono evidenti.

Verrà il momento in cui chiederemo conto dell'improvvisazione con cui sono stati trattati nodi strategici come quelli di scuola, trasporti e sanità, ma adesso per rispetto delle vittime di questi giorni, per i rischi che corrono molti dei nostri concittadini, per la straordinaria prova di medici e infermieri, non faremo polemiche.

Ci aspettiamo però che l'esecutivo accompagni le nuove misure di contenimento con un immediato e contestuale decreto legge con gli interventi di ristoro per tutti quei comparti economici che rischiano di essere travolti dalle nuove misure».

Duro anche il commento della leader di Fratelli d'Italia.

«Di fronte all'aumento esponenziale dei contagi - tuona Giorgia Meloni - il governo naviga a vista. Continua a fare la cosa più semplice, cercare un capro espiatorio da additare, massacrando interi settori, invece che quello che gli compete: sanità, trasporti, tutela delle persone a rischio e dei più fragili, come Fratelli d'Italia chiede da mesi.

Pur sapendo che i trasporti sono una delle cause principali di contagio e la più facile da prevedere in questi mesi, il governo continua a fare finta di nulla e parla di tutto fuorché di questo».

«Invece - aggiunge - si colpisce la ristorazione, con la chiusura nei giorni festivi e la sera, infliggendo a quegli imprenditori una doppia pena: farsi carico dei costi fissi e portare al minimo gli incassi.

Stessa sorte per palestre, teatri, cinema al chiuso e all'aperto. In tutto questo il governo non fornisce uno straccio di evidenza sul fatto che l'escalation del contagio parta da questi luoghi, ed è difficile accettare queste misure dagli stessi che negano i rischi del contagio sui mezzi pubblici, così come sui barconi di immigrati».

Anche la Meloni ricorda la necessità e la tempestività dei ristori alle categorie colpite.

«Pretendiamo - dice - trasparenza sui dati, conoscere le ragioni dei singoli interventi che limitano libertà personali e di impresa.

Vogliamo che siano garantiti i mancati introiti e i danni emergenti per tutte quelle che Conte, con un cinismo intollerabile, definisce «attività sacrificabili» senza alcuna responsabilità e un enorme dubbio sull'utilità.

Il governo ha perso mesi fondamentali pavoneggiandosi su risultati che - a suo dire - erano migliori di quelli di molte altre nazioni.

Ecco i risultati di tanta vanità mista a incompetenza».

*ww.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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