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Giuseppe ConteConte chiude un po' a casaccio

di Franco Bechis*

Quanti baristi sono risultati positivi al coronavirus?

Quanti ristoratori, camerieri, attori teatrali, dipendenti di sale cinematografiche, addetti delle palestre?

E quanti clienti o spettatori?

Più o meno degli alunni delle scuole?

Più o meno dei loro professori?

Senza le risposte a queste domande, il nuovo dpcm firmato ieri dopo molte discussioni dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte è onestamente incomprensibile.

Come sapete stabilisce la chiusura dalle 18 in poi di bar, ristoranti, pub, pizzerie e tutti i locali per la convivialità.

Per alcuni di loro è lockdown vero e proprio, per altri è mezzo servizio come se il virus disdegnasse i pranzi preferendo infettare tutti a cena o subito dopo.

Non è solo per difendere i diritti di chi vive di quella attività- imprenditori e dipendenti- che solleviamo questi interrogativi, ma perché una volta di più in questi ultimi mesi chi dovrebbe proteggere la salute degli italiani- governo centrale come purtroppo gran parte degli amministratori locali- sembra muoversi a tentoni, senza alcuna ragione fondata.

E il risultato è lì sotto gli occhi di tutti, nella contabilità dei contagi che ogni giorno cresce in modo tumultuoso a indicare che le scelte di contenimento del virus fatte pochi giorni o settimane prima si sono rivelate completamente inefficaci.

Mentre ormai è un dato di fatto che la seconda ondata del Covid sia ripartita in modo violento come conseguenza della riapertura delle scuole avvenuta su tutto il territorio nazionale di fatto dal 24 settembre in poi.

A quindici giorni di distanza da quella data il virus è riesploso, e non può essere una coincidenza.

E' evidente da tutti i numeri e dalle elaborazioni fatte che la scuola non è stata affatto riaperta in sicurezza. Erano ridicole e fantasiose le regole sui banchi unici o a rotelle e quelle ormai passate alla storia sul distanziamento di un metro “dalle rime buccali degli alunni” (come se bambini o ragazzini fossero statue di marmo che dalla posizione di seduta mai si muovessero).

Ma è stato altrettanto rischioso aprire le scuole senza rotazione di orari facendone coincidere l'entrata con il momento di massimo affollamento sui mezzi pubblici e delle pensiline e stazioni di attesa.

Sembra che tutto sia stato deciso da persone che stanno sulla luna e mai nemmeno per sbaglio abbia incrociato la realtà.

E' evidente quanto ne fosse lontana il ministro della Istruzione, Lucia Azzolina che non ha la più pallida idea dello stato anche fisico in cui versano gran parte dei nostri edifici scolastici, né della vita che si volge al loro interno.

Dalla scuola veniva, ma come dimostra chiaramente anche la storia delle sue dichiarazioni dei redditi, deve averla frequentata assai poco, vuoi per ragioni di precariato, vuoi per avere scelto di fare la sindacalista.

Conte sveli i contagi al ristorante e a scuola, altrimenti il suo Dpcm è un inutile sopruso.

Assai lontana dalla realtà di cui si occupa è certamente anche il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, che ho sentito con una fastidiosa presunzione vantarsi di avere - unica in Europa - ridotto all'80% l'affollamento sui mezzi pubblici.

Anche lei vive sulla luna e mai scendesse una volta per caso dall'auto blu ministeriale per salire su un bus ne avrebbe visto la traduzione pratica: il 20% dello spazio è stato sottratto per proteggere l'abitacolo dell'autista, e nel restante 80% nelle corse di punta il mezzo è pieno come un uovo.

Non c'è assembramento e rischio peggiore di quel mix fra scuola, trasporti e ripresa del lavoro in presenza più o meno negli stessi orari.

Non è saggio punire a casaccio alcuni lavoratori italiani rispetto ad altri senza manco sentire il dovere di mostrarne le ragioni.

E' una ingiustizia, e questo almeno il presidente del Consiglio ha mostrato di saperlo.

Tanto da annunciare nelle prossime ore il varo di un decreto legge che stanzi aiuti a quelle categorie velocizzandone l'erogazione grazie alla Agenzia delle Entrate.

Bene, anche se per giudicarlo compiutamente vorremmo vedere (noi, ma soprattutto i diretti interessati) i dettagli di quei “ristori” che nella primavera scorsa non sono stati tali e hanno gelato molte speranze.

Ricordo però che tutte queste attività furono riaperte da Conte lo scorso mese di maggio dopo che nelle riunioni del comitato tecnico scientifico del governo l'8 e il 10 maggio fu stabilito che ogni locale doveva essere trasformato per adeguarsi a misure di sicurezza lì stabilite che intervenivano sul “layout dei locali di ristorazione con la rimodulazione dei tavoli e dei posti a sedere”, portando da 1,2 metri a 4 metri quadrati lo spazio per ciascun cliente, introducendo barriere divisorie in alcuni casi, modificando perfino i menù e trasformando totalmente fra le altre cose anche la cassa e i servizi igienici.

Norme per potere esercitare in sicurezza quella attività.

Altre ne sono state imposte a cinema, teatri, palestre per citare attività chiuse da questo dpcm. Così sono stati fatti investimenti importanti da chi ne aveva la proprietà.

E siccome dopo due mesi di chiusura la liquidità in cassa non c'era più, quasi tutti per scommettere sulla propria impresa, hanno chiesto prestiti e si sono ulteriormente indebitati.

Questi debiti sono serviti a rispettare condizioni imposte loro dallo stesso governo che ora ne certifica l'assoluta o parziale inutilità.

Quelle somme vanno restituite integralmente senza starci a pensare nemmeno un minuto. 

*www.iltempo.it

tutti pazzi per la Civita

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