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Giuseppe ConteGiuseppi finisce qui

di Alessandro Sallusti*

C'è poco da stupirsi, hai voglia a far passare Renzi per matto.

E se lo è, lo era anche quando per fermare l'avanzata di Salvini e del centrodestra ideò quel pateracchio del Conte bis.

In quel settembre 2019 fu infatti accolto a braccia aperte dalla sinistra e dai Cinque Stelle come il salvatore della patria pur sapendo con chi avevano a che fare.

Allora, come ora, Renzi fa solo gli affari suoi, nulla di più e nulla di meno.

E siccome gli affari suoi non glieli hanno fatti fare, lui prende il pallone e se lo porta a casa: a suo dire non erano questi i patti sottointesi alla nascita del governo più assurdo ex equo con il precedente nella storia della Repubblica.

Oggi tutti daranno la loro lettura politica dello strappo che apre ufficialmente la crisi.

A mio avviso la questione è assai più banale: Renzi non accetterà mai - non ne è capace - di fare il gregario, per di più di capitani modesti ed arroganti.

Lui è nato leader, e se non può farlo si rifugia nel fare casino, che in fondo è un modo di essere diversamente leader.

Ama essere al centro dell'attenzione, cosa che la coppia Conte-Casalino non ha capito, ed è finita come è finita.

Lo scontro tra megalomani non può che terminare con l'eliminazione di uno dei due, e il risultato era scontato tanta è in furbizia, fiuto e cinismo la superiorità del leader di Italia Viva.

Già, ma adesso che accade?

Non penso che questo sia un problema di Renzi, il quale teme solo l'ipotesi elezioni che per ovvi motivi è la meno gettonata.

Chiunque sarà il prossimo premier Conte o non Conte riceverà il suo abbraccio mortale: altro giro, altro regalo, come dicono i giostrai.

Fino a che un governo si reggerà sui voti decisivi di Renzi, sarà un governo a termine, per cui auguri al prossimo.

Ma il dato politico è che la parabola di Conte comunque vada finisce qui.

Uno che si è fatto fregare così non potrà mai più vantarsi di essere l'uomo della provvidenza anche al di là delle sue effettive colpe (Enrico Letta insegna).

Con Salvini, Conte è durato un anno,

Con Renzi un anno e quattro mesi.

È vero che non c'è due senza tre, ma quanto tempo ancora si deve perdere a scommettere su un uomo che ha fallito a ripetizione e perché intestardirsi a stare appresso a un serial killer della politica?

È il caso di dire banalmente: questo è il tempo in cui chi ha il buon senso lo deve usare.

Ps: che Renzi ieri in conferenza stampa abbia parlato più a lungo e con più passione del presidente americano Biden che di quello italiano Mattarella può essere un indizio per capire che cosa lui voglia fare da grande.

E soprattutto con l'aiuto di chi farlo.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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