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Giuseppe ContePer fortuna che gli anziani hanno la precedenza nella vaccinazione anti Covid

di Alessandro Sallusti*

Immaginate se a gestire questa crisi fossero state le giovani leve della politica, invece che delle vecchie glorie.

Invece ancora una volta il pallino è nelle loro mani, certamente più sicure di quelle dei Toninelli e dei Di Maio.

In queste ore, a dare le carte a vario titolo e a diversi livelli sono Sergio Mattarella, che di anni ne fa 79, Clemente Mastella (73), Bruno Tabacci (74), i «giovani» Bersani, solo 69, e Dario Franceschini (62), Beppe Grillo (73), e sull'altro fronte Silvio Berlusconi (84) e Gianni Letta (85).

Quando i «ragazzi», due anni fa Matteo Salvini e oggi Matteo Renzi, combinano casini, tocca a loro provare a rimettere insieme i cocci.

Questo per dire che la politica è un lavoro serio che richiede maturità ed esperienza.

Altro che rottamazione della vecchia guardia.

Non importa se la soluzione è quella che uno si aspetterebbe.

Intendo che la soluzione o la trovano loro o non la si trova.

Hai voglia a dire: «Ci risiamo con Mastella».

Bello sarebbe se esistesse un Mastella trenta o quarant'enne.

Non c'è, e forse non può neppure esserci.

Ci sono campi in cui essere giovani è un plus - Mark Zuckeberg, fondatore di Facebook, ha solo 36 anni, ed Elon Musk, capo di Tesla, è l'uomo più ricco del mondo a 46 anni - ma altri in cui la mancanza di capelli bianchi è un minus.

La gestione della cosa pubblica è una di questi.

A me fanno un po' tenerezza, a volte ridere, questi parlamentari ragazzetti dei Cinque stelle ma non solo - la maggior parte dei quali ex disoccupati nel mondo reale - che appaiono in tv a spiegarci come gira il mondo.

Al massimo potrebbero lustrare le scarpe a Mastella, portare la borsa a Tabacci o fare gli uscieri nell'ufficio di Bersani.

Eppure se la tirano da statisti, dimenticando che due volte su due in soli due anni non sono riusciti a tenere in piedi un governo e strada facendo hanno perso i due terzi del consenso.

Adesso sono lì che pendono dalle labbra di chi avrebbero voluto rottamare sperando solo di salvare posto e stipendio garantito.

Stiamo assistendo al fallimento di una generazione che aveva illuso gli italiani di poter cambiare il Paese in meglio.

Una generazione che non si è dimostrata all'altezza della fortuna incrociata.

Non era difficile prevederlo, ma ne prendiamo atto senza alcun compiacimento.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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