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Il giorno 17 febbraio è tornato il Governo

di Ercole Incalza (*)

È bastato un discorso, è bastato sentirlo parlare per capire, per convincersi di quale sia la distanza tra un presidente del Consiglio capace di recuperare davvero la fiducia e la credibilità all’interno ed all’esterno del Paese.

In fondo, il presidente del Consiglio di un Paese come il nostro, di un Paese che non solo ha una storia consolidata ma è anche una realtà carica di eccellenze, una realtà che merita a tutti gli effetti un presidente come Mario Draghi.

E penso che giorno dopo giorno, man mano che assisteremo, non solo ai nuovi comportamenti ma anche alla serie di scelte che questo presidente attuerà, scopriremo quanto sia stato negativo per il Paese mantenere compagini di Governo per trenta mesi dirette dal professor Giuseppe Conte, persona senza dubbio valida ma distante dalla statura del professor Draghi.

Col tempo, infatti, si ridimensioneranno quelle percentuali di consenso assegnate dai sondaggisti per una possibile coalizione diretta proprio dal professor Giuseppe Conte.

È tornato il buon Governo?

Io dico è tornato il Governo, cioè è tornata la coscienza istituzionale di chi è preposto alla gestione della cosa pubblica.

Uno Stato non può essere amministrato da soggetti privi di una storia, non può essere amministrato da improvvisatori o da schieramenti che perseguono solo un obiettivo: attuare scelte ritenute essenziali perché legate ad impegni assunti in campagna elettorale e privi di un respiro programmatico organico, non coerenti ad una strategia caratterizzata da precisi scenari.

In realtà, chi è stato in questi passati trenta mesi al Governo del Paese ha perseguito obiettivi puntuali come “il reddito di cittadinanza”, “quota 100”, “la riduzione del numero dei parlamentari”, “l’annullamento della prescrizione”, “il blocco delle infrastrutture strategiche”; tutti obiettivi estranei, come detto prima, ad una organicità programmatica, tutti lontani da ciò che invece deve essere la volontà strategica di un Governo.

Ebbene, questo Governo oltre al superamento di tante emergenze, oltre al superamento della pandemia, dovrà traghettare il Paese da una delle peggiori fasi socio-economiche della sua storia repubblicana verso il ritorno alla normalità istituzionale.

Nei prossimi giorni, nei prossimi mesi avremo modo di misurare quanto siano stati modesti non solo gli schieramenti politici che si sono succeduti (prima Movimento 5 Stelle e Lega, poi Movimento 5 Stelle e Partito Democratico ed altri) ma anche le persone che all’interno di tali schieramenti hanno rivestito ruoli di Governo.

Il nuovo Governo contiene ancora ministri dei passati Governi Conte I e Conte II ma, questa volta, a differenza dei due precedenti Governi, non c’è un “contratto”, non c’è una alleanza supportata essenzialmente dalla necessità di evitare le elezioni, di evitare il successo della destra.

Ma c’è una visione programmatica, che è chiara e dettagliata.

Ed è leggibile proprio nel discorso alle Camere di Mario Draghi.

Il giorno 17 febbraio siamo tornati, quindi, alla normalità e, soprattutto, senza innamorarsi di facili nostalgie, abbiamo riscoperto un modo di parlare che le nuove generazioni non hanno potuto apprezzare, mi riferisco ai discorsi di Alcide De Gasperi, Pietro Nenni, Aldo Moro, Bettino Craxi.

Discorsi che non erano inutili manifesti politici ma erano, a tutti gli effetti, quasi sempre consistenti e difendibili volontà mirate alla ricerca della crescita e dello sviluppo socio-economico del Paese.

Volontà a volte divenute concrete, a volte no ma sempre cariche di un comune denominatore: un grande attaccamento allo Stato, una grande coscienza di Stato.

È vero: l’emergenza pandemia, l’urgenza di dare compiuta attuazione al Piano vaccinale, la urgenza nel redigere il Recovery Plan sono obiettivi da perseguire in tempi brevi e certi.

Ma quello che a mio avviso il presidente Draghi intende attuare non è solo il superamento delle emergenze e delle criticità, ma anche e soprattutto quello di essere finalmente una Repubblica come l’avevano voluto i Padri della Costituente.

Tutto questo, sono sicuro, farà bene ad una fascia generazionale, quella dei giovani, che da molti anni non avevano sentito e conosciuto una personalità come quella di Mario Draghi.

Tutto quello che stiamo vivendo in questi giorni e vivremo in questi prossimi due anni di fine Legislatura produrrà un ulteriore effetto: sarà meditata attentamente la scelta di entrare in Parlamento senza una adeguata attitudine, senza una difendibile preparazione; essere parlamentari per caso è una esperienza che questa Legislatura e la nuova presidenza del Consiglio sicuramente scoraggeranno.

Peccato abbiamo perso trenta mesi; cerchiamo in futuro di non salire più su treni privi di conduttore e affollati di improvvisatori.

(*) Tratto dalle Stanze di Ercole

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita