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Un mese alla volta, ci rubano la vita

di Pietro Senaldi*

Il nuovo governo batte la strada vecchia.

Il decreto varato ieri a un'ora decente rispetto ai provvedimenti notturni a cui ci aveva abituati Conte - è questa l'unica novità, ma è apprezzabile - prolunga fino al 27 marzo il divieto di spostamenti tra Regioni, anche se gialle.

È la sola via per essere liberi a Pasqua, si giustifica il ministro Speranza per fare ingoiare agli italiani l'ennesima amara medicina.

Giochetti da illusionista.

Abbiamo già sentito questa frase a novembre, quando il governo chiuse promettendoci un Natale in libertà, e poi a Natale, allorché Conte ci impose il cenone in solitudine assicurandoci mirabolanti sciate per Carnevale, salvo poi chiudere gli impianti il giorno prima dell'annunciata riapertura.

Salvatore Dama nell'articolo a lato illustra i dettagli del provvedimento, tra i quali spicca il divieto di visita ai parenti nelle zone rosse e la rinuncia, almeno per il momento, a rendere tutta Italia arancione per due o tre settimane, come avrebbero voluto il titolare della Salute e non pochi virologi di grido.

Qui preme dare il senso delle decisioni.

L'allarme è massimo.

Siamo pieni di varianti, ci informano gli spargitori di terrore in servizio permanente per il ministro che, nomen non omen, è portatore di lutti anziché di speranza.

Però i decessi non stanno aumentando e neppure l'indice di contagio. Cionondimeno, i lucchetti restano chiusi.

Quando il virus arrivava solo da Wuhan, non potevamo chiamarlo cinese senza passare per razzisti.

Ora che non si vedono i tir carichi di bare e le terapie intensive non scoppiano ma bisogna tenere gli italiani a casa, si può dire che il Covid è inglese, australiano e perfino africano senza essere accusati di istinti discriminatori.

Il morbo straniero terrorizza, è funzionale a distrarre i cittadini dalle responsabilità del governo; che è il governo precedente, ma siccome in materia sanitaria non è cambiato rispetto all'attuale, non gli si possono dare ancora le colpe che ha.

La solita musica.

Quindi avanti, si sta fermi.

Sia chiaro, non si può incolpare di questo il premier Draghi, che si è insediato da meno di una settimana. L'ex governatore sarebbe pazzo a cambiare spartito di botto.

È naturale che oggi si balli al ritmo di prima, anche se Salvini, con abilità politica, si ritaglia il ruolo di chi nel governo spinge il cuore oltre l'ostacolo, chiedendo aperture immediate in sicurezza per teatri, palestre e ristoranti la sera.

Ma è altrettanto scontato che SuperMario al momento non lo ascolti.

Anche se il nuovo presidente del Consiglio ha un gradimento bulgaro nel palazzo, se qualcosa andasse male nella pandemia per un eccesso di leggerezza, tutti gli salterebbero al collo e lui non potrebbe più fare ciò per cui è stato chiamato e sul quale il suo predecessore si è schiantato: scrivere un piano credibile per l'impiego degli aiuti europei e organizzare la profilassi nazionale.

Per questo ha lasciato Speranza al suo posto, pur conoscendone i limiti, e non ha ancora licenziato Arcuri, preferendo aspettarne la scadenza del mandato, a fine marzo.

La vera causa.

D'altronde, le mancate aperture hanno una sola grande causa, ed è il mancato arrivo delle dosi di vaccino necessarie a mettere in sicurezza una parte sufficiente della popolazione.

Finora solo il 6% degli ultraottantenni è stato immunizzato.

Solo un milione e 300mila cittadini hanno già fatto la doppia iniezione.

Nel prossimo mese dovrebbero arrivare 7,7 milioni di dosi.

Se si aggiungono ai 3,5 milioni somministrate finora, fanno poco più di dieci milioni.

Insomma, avanti di questo passo non raggiungeremo mai la protezione di gregge, perché l'effetto schermante del vaccino scadrà per chi lo ha ricevuto molto prima che siano stati immunizzati tutti gli altri.

Con questa situazione, viene da ridere a pensare che solo due mesi fa il dibattito nazionale era che bisognava convincere tutti a vaccinarsi.

Oggi i cittadini mandano in tilt i portali internet delle Regioni dove si può prenotare l'iniezione ma la data per la somministrazione viene fissata a distanza di settimane e addirittura si pensa di far trascorrere mesi tra la prima e la seconda inoculazione, perché le dosi scarseggiano.

Come se non bastasse, è partita la guerra a chi dichiara di volersi rifornire autonomamente sul mercato internazionale.

Lo vorrebbero fare, impiegando risorse dei propri territori, i governatori Fontana e Zaia, Lombardia e Veneto, ma esecutivo e magistratura si oppongono e li trattano alla stregua di sabotatori.

Il vaccino russo Sputnik è sbarcato a San Marino ed è utilizzato nell'Europa dell'Est e in Africa, ma l'Europa ci impedisce di usarlo per non dispiacere alla nuova amministrazione americana.

La signora Von der Leyen, presidente della Commissione Ue, vieta ai suoi sudditi di cavarsela da sé, dopo averli lasciati senza vaccino perché ha tirato sul prezzo con le case farmaceutiche, che così hanno girato le dosi altrove.

Abituata a piegare gli Stati alla volontà tedesca, l'amica della Merkel pensava di poter trattare le multinazionali Usa o britanniche come l'Italia o la Spagna, ed è rimasta con un pugno di mosche in mano.

Così a Draghi non resta che assecondare Speranza e tenere gli italiani chiusi a doppia mandata, fiduciosi che, se mai arriverà il siero, il governatore avrà predisposto un piano per somministrarlo.

Nel frattempo, potrebbe concentrarsi sulla cura del Covid.

Ignorata da Speranza, c'è quella che il professor Remuzzi applica da mesi a Bergamo.

Funziona, ma qualcuno a Roma dovrebbe degnarsi di protocollarla ed elevarla a linea guida della terapia anti-virus.

*www.liberoquotidiano.it

tutti pazzi per la Civita