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Il ritorno alla normalità è vitale, è urgente

di Alfredo Mosca*

Dal giorno dell’incarico a Mario Draghi (di formare un Governo) è passato quasi un mese, eppure la parola d’ordine continua a essere caos.

Un pandemonio su tutto, dai colori regionali ai vaccini, dalle cartelle fiscali alla scuola, dai ristori allo smart working fio ai Dpcm immortali.

Per non parlare degli scontri nella maggioranza e nei partiti.

Ora si dirà che serve pazienza, dare tempo al tempo, che Draghi è appena arrivato e la bacchetta magica non esiste per nessuno.

È vero, concordiamo, ma certo sconforta la assoluta continuità del caos che vediamo.

Sui vaccini e sulla vaccinazione è tutta una contraddizione.

Chi dice una dose, chi due.

Chi promuove una marca, chi l’altra.

Chi vuole produrli e chi acquistarli, chi indica una categoria da immunizzare ora e chi una diversa. Insomma, siamo alla fiera delle dichiarazioni e delle contrapposizioni.

Per non dire quanto non sia chiaro cosa tocchi alle persone che, superato il Covid, abbiano sviluppato gli anticorpi.

Perché anche qui siamo nel caos più kafkiano, visto che molti guariti all’esame sierologico possiedono più anticorpi di quelli che darebbe la vaccinazione.

Noi stessi che abbiamo avuto il virus, dai controlli, ci ritroviamo un numero di anticorpi maggiore di quello che avremmo col vaccino.

E per ora siamo immuni, ma nessuno ci dice con chiarezza cosa fare.

Di gente in questa situazione ce ne è una enormità, parliamo dei guariti che sono la vera stragrande maggioranza.

Nessuno dice una cosa: i numeri che contano sono quelli dei guariti e che almeno per adesso sono immunizzati.

Si dirà che l’immunità è temporanea, allora?

Anche per i vaccinati sarebbe lo stesso, tanto è vero che si parla di seconda dose e forse più, come si parla di protezione parziale nel tempo e di efficacia da vedere.

Dunque, perché i guariti dovrebbero fare il vaccino?

Non sarebbe più giusto stabilire un range di anticorpi per l’immunità e sottoporre a controlli, magari semestrali, i guariti per vedere a che livello permangano le proteine “spike” contro il virus?

In questo caso, non solo si risparmierebbero una enormità di dosi per gli altri, ma si velocizzerebbe il processo vaccinale in modo esponenziale, perché non si dà?

Perché i tecnici incutono terrore ma non spiegano la ragione certa, per la quale chi abbia già più anticorpi del vaccino non debba avere l’esenzione dell’iniezione?

Del resto, solo un esame sierologico a distanza di mesi dalla malattia può confermare il livello di anticorpi ancora esistente contro il virus.

Dunque, in alternativa si potrebbe spingere la popolazione guarita dal Covid a effettuare questi controlli, che sono semplici e immediati, per evitare sia il vaccino e sia il resto. Perché no?

Pensate voi se, per esempio, la maggior parte dei guariti oppure addirittura tutti, a distanza di mesi, vedessero confermati gli anticorpi, che vantaggio che sarebbe per il sistema sanitario. Insomma, delle due l’una: o ci garantiscono che il vaccino sia per sempre, oppure perché non sfruttare gli anticorpi generati sulla propria pelle?

Per non dire che si dovrà pure stabilire un range di anticorpi sotto il quale è necessario vaccinare. Non c’è analisi conosciuta, che non abbia un minimo e un massimo. Perché non dovrebbe essere lo stesso con le “spike” contro il virus?

Abbiamo sentito di numeri tanto diversi tra i guariti: chi 20, chi 40, chi 300, alcuni 450, noi addirittura 900. Un numero davvero enorme di anticorpi a protezione.

Allora perché non definire questo, anziché terrorizzare e basta?

Da ultimo, quale sarebbe la ragione per la quale le persone guarite – e dunque almeno attualmente immuni – dovrebbero sottostare all’obbligo della mascherina? Servirebbe anche qui chiarezza, anziché il caos o l’incertezza.

Noi non siamo minimamente no vax. Anzi il contrario.

Però siamo per la trasparenza e l’onestà intellettuale sul piano vaccinale, proprio perché sia rapido ed efficiente.

È questa la ragione per la quale ci siamo posti tante domande, che meriterebbero risposte convincenti piuttosto di imposizioni esasperanti.

Ecco perché abbiano scritto che, nonostante Draghi, il caos resta.

Anzi, sui vaccini, sui colori e le chiusure è addirittura peggio. Come è peggio sulle cartelle fiscali, ristori, scuola, smart working.

Quest’ultimo non può essere la soluzione, visto che per certi versi è una maledizione.

Il lavoro remoto non solo aumenta l’inefficienza già vergognosa della Pubblica amministrazione, ma crea un problema enorme di fatturato a quel settore che gira attorno al caffè del mattino, alla pausa pranzo, all’uscita dal lavoro.

Per non dire degli immobili, affitti, spazi inutilizzati. Possibile che non se ne parli e si insista sullo smart working a go-go?

Per questo ci aspettavamo e ci aspettiamo ancora da Draghi un cambio di passo, siamo in ritardo grave, non è possibile che sulle cartelle si continui a rimandare senza il coraggio di una soluzione logica come quella della pace fiscale tombale, l’unica in grado di fare pulizia e dare serenità per guardare avanti.

Basta con le ipocrisie dei comunisti che fanno gli indulti e i condoni per i delinquenti in prigione.

E poi considerano ingiusti e immorali quelli fiscali, alla faccia dell’onestà.

Quello che serve subito è un vaccino di fiducia, serenità, ritorno alla normalità.

È un anno che ci hanno tolto la libertà, gli incontri, gli abbracci, il lavoro, il reddito, il fatturato, lo svago, la famiglia, i progetti.

Ci hanno tolto tranquillità ed emozioni, sonno, sogni e ambizioni.

Possibile che non si capisca che il ritorno alla normalità è vitale, urgente, prima che scoppi la rivolta?

Caro Governo, ti aspettiamo al varco visto che ci hanno impedito di votare.

Soprattutto aspettiamo al varco Lega e Forza Italia, per vedere quanto abbia valenza nelle scelte la presenza di due forze importanti del centrodestra.

Vedremo e valuteremo, perché tutto ha un limite, anche la presa in giro. Est modus in rebus.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita