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Il “giallo” sull’approvazione dello Sputnik in Europa

di Federico Giuliani*

Sputnik sì, Sputnik no.

Il processo che dovrebbe portare all’approvazione del vaccino russo da parte dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, ha finalmente mosso i primi passi.

Nel caso in cui dovesse arrivare la fumata bianca, di fatto, si potrebbero spalancare le porte dell’Europa per il siero sviluppato dall’Istituto Gamaleya di Mosca.

Che, ricordiamolo, al momento è utilizzato da 39 Paesi sparsi in tutto il mondo, anche in Europa.

L’ultimo governo europeo ad aggiungersi alla lista, infatti, è stato quello slovacco, preceduto da San Marino, Serbia e Ungheria.

Secondo quanto riportato dal Corsera, la questione Sputnik è caldissima e, proprio in questi giorni, sta rimbalzando tra l’Ema e il Fondo russo (Rdif) incaricato di gestire la commercializzazione dell’antidoto anti Covid.

Nel frattempo, mentre aumentano le pressioni indirette sull’Unione europea, con diversi Paesi membri che hanno mostrato palesi segnali di insofferenza nei confronti del goffo piano vaccinale allestito dai burocrati di Bruxelles, ecco emergere un giallo in merito all’approvazione dello Sputnik.

È l’Europa che non vuole adottare il vaccino russo, oppure è Mosca a non essersi mostrata disponibile? Riordinare tutti i tasselli del mosaico è un’impresa complessa.

In ogni caso, pare che Mosca abbia inviato la documentazione necessaria ad Amestrdam, all’indirizzo dell’Agenzia europea del farmaco, ma dall’Ema negano di aver mai ricevuto qualcosa.

Un ritardo evitabile

Il fondo russo avrebbe scritto alla stessa Ema lo scorso 25 gennaio, e pochi giorni dopo, il 29 gennaio, avrebbe caricato online la domanda di registrazione del siero.

Alcune fonti sostengono che il Rdif abbia sbagliato indirizzo e che abbia caricato il materiale sul Cesp, ovvero il portale del Comitato dei capi delle agenzie mediche dei vari Paesi (il Common European Submission Portal), che non agisce in nome dell’Ema.

L’Agenzia europea del farmaco, il 10 febbraio, ha diffuso una nota sul proprio sito in cui sottolineava di non aver ricevuto domande da Mosca.

I russi hanno smentito il comunicato, pubblicando a loro volta una copia della documentazione.

Passano i giorni, e arriviamo al 15 febbraio: il 15, l’Ema avrebbe inviato una lettera a Mosca, spiegando che erano stati nominati tre esperti per valutare lo Sputnik.

Il punto è che, anziché procedere spediti lungo questa direttiva, la pratica si è arenata in una sorta di battaglia tra burocrazie.

Mosca ha sostenuto per giorni di aver presentato la richiesta all’Agenzia europea, la quale ha negato. Morale della favola: almeno 20 giorni di ritardo nella procedura accumulati per equivoci, mancate risposte e incomprensioni burocratiche.

Adesso il processo dovrebbe essersi messo in moto, anche se – nonostante la necessità di dosi – continuano a esserci i soliti nodi da sciogliere, tra cui – sostengono altre fonti – i dubbi sugli stessi vaccini russi e la necessità da parte delle autorità europee di accedere ai dati grezzi del siero e ai siti produttivi. In ogni caso, l’Europa ha fame di vaccini e la Russia non vede l’ora di farsi avanti per fornire il “suo” Sputnik.

La “vittoria morale” di Mosca

Ricapitolando: l’Rdif, a dicembre, chiede all’Ema la cosiddetta scientific review, il primo passo – come ha sottolineato l’Ansa – per accedere alla procedura di registrazione finale.

A febbraio il fondo annuncia la conclusione della review, e i media russi pubblicano la notizia che tanti stavano aspettando: è iniziato l’iter di approvazione dello Sputnik in Europa.

A quel punto, l’Ema entra in campo smentendo l’Rdif, che a sua volta pubblica su Twitter lo screenshot dell’avvenuta richiesta.

Lancet, intanto, pubblica uno studio in cui evidenzia che il siero di Mosca è efficace al 91,6% ed è sicuro. Da quel momento in poi, la campagna di commercializzazione dello Sputnik V spicca il volo, al netto delle diffidenze dell’Ue.

Adesso resta soltanto da capire se Bruxelles avrà davvero intenzione di lasciar da parte le frizioni politiche con la Russia per garantire la salute dei cittadini europei.

*www.it.insideover.com

tutti pazzi per la Civita