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Mario DraghiLa riapertura dipende dall’andamento dei contagi

di Pietro Salvatori

“È chiaro che le Regioni che sono più avanti nelle vaccinazioni con fragili e più vulnerabili sarà più facile riaprire”.

La nuova bussola del governo la fissa direttamente Mario Draghi irrompe nel dibattito in maggioranza sulle riaperture e nelle perplessità sull’andamento della campagna vaccinale indicando una nuova bussola: “La priorità è vaccinare gli over 60, tutto dipende da questo”.

Lo dice in relazione al caos su AstraZeneca (a brevissimo arriverà una direttiva del commissario all’emergenza, il generale Francesco Figliuolo), e individua nei 75/80enni e nelle categorie fragili la priorità assoluta per le prossime settimane.

Non accetta critiche al governo, si dice “molto ottimista sull’andamento del piano vaccinale e sulla collaborazione con le Regioni”, che poco prima aveva incontrato per fare il punto sul Recovery plan.

I ritardi, a suo avviso, hanno una serie di responsabili.

In primo luogo di una “campagna contrattuale, per così dire, leggera”.

Dito puntato sugli accordi tra Unione Europea e case farmaceutiche, che a suo avviso tutelano più le seconde che la prima.

“Avremo bisogno di continuare a vaccinarci negli anni a venire - prosegue - e i contratti verranno fatti meglio”.

L’elenco prosegue con “alcune defaillance di chi li produce.

La sensazione, come si dice a Roma, è che per esempio AstraZeneca abbia venduto le proprie dosi per due o tre volte l’una”.

Il dito torna poi a puntare a Bruxelles: “C’è il tema delle esportazioni: se un’azienda rispetta le forniture non ci sono problemi, se non lo fa insorgono.

Bisogna considerare che l’Europa esporta quelli che produce in tutto il mondo, anche verso quei paesi che non lo fanno.

La Commissione ultimamente ha indicato i criteri di reciprocità e proporzionalità. Parole interessanti ma di fatto non lo ha proibito”.

Non c’è menzione dell’esecutivo, anzi: “Oggi abbiamo vaccinato 283mila persone, e la disponibilità dei vaccini di aprile ci consente di vaccinare tutti gli over 80 e gran parte degli over 75”.

Il criterio dell’età torna martellante, e viene da chiedersi per quale motivo i primi provvedimenti, per ora solo annunciati, giungano solo dopo due mesi dall’insediamento del nuovo governo.

Quel che è certo è che la vaccinazione della popolazione più fragile sarà “al centro delle riaperture”, perché se si abbatte il tasso di mortalità “si riapre in tutta tranquillità”.

Non c’è una data, e sorride il premier quando gli si domanda del giorno per iniziare a riaprire fissato dal leghista Massimo Garavaglia al 2 giugno: “Dipende dall’andamento dei contagi”, spiega il presidente del Consiglio fedele alla linea “scientifica” finora perseguita da Palazzo Chigi.

Poi aggiunge: “Dipende da quello e dagli altri parametri, come delle vaccinazioni degli anziani e delle classi a rischio, che inseriremo come criterio per riaprire”, perché si dice consapevole Draghi che “la miglior forma di sostegno per l’economia sono le riaperture”, e che ha chiara la “situazione di bisogno e disperazione” di una considerevole parte del paese.

Arriva ad alzare la voce Draghi, quando fissa dei paletti: “Smettetela di vaccinare gli psicologi di 35 anni. Platee di operatori sanitari che si allargano ben oltre chi sta in prima linea.

Con che coscienza la gente salta la lista?”.

Una posizione di buon senso, peccato che l’esempio sia infelice: proprio l’ultimo decreto che porta in calce la sua firma impone l’obbligo di vaccinazione per tutte “le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private” come “requisito essenziale” per continuare a svolgere il proprio lavoro.

L’ex presidente della Bce sparge rassicurazioni su AstraZeneca, per la quale conferma la raccomandazione per gli over 60.

È lasciata a Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, l’incombenza di una spiegazione: i casi avversi “sono stati 86 su circa 25 milioni di vaccinati, dunque casi estremamente rari”, spiega il professore.

“La raccomandazione - aggiunge - punta a coprire con il vaccino i più fragili e a evitare in chi ha avuto incidenza maggiore dell’osservato queste controindicazioni”.

Spiega poi che “tra gli over 60 il numero dei casi osservati” è addirittura inferiore alla norma, e che dunque per quelle fasce d’età “il vaccino protegge anche da eventi trombotici che possono connotare il coronavirus”, e che nessun caso di trombosi è stato constatato dopo la somministrazione della seconda dose.

È sulla poltrona mancata per Ursula von Der Leyen e su Erdogan che arriva lo strappo inatteso: “Mi è dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che la presidente della Commissione Ue ha dovuto subire”, ha premesso il premier, per poi aggiungere: “Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono, di cui però si ha bisogno, uno deve essere franco nell’esprimere la propria diversità di vedute”.

Poi si ritorna su vaccini e riaperture: “Il 30 aprile scade l’ultimo decreto, che prevede che qualora vaccinazioni e contagi offrissero un quadro diverso da oggi la possibilità di riaprire prima”.

Oltre non si spinge, il criterio rimane quello della scienza.

“Il lavoro procede, ora si tratta di fare scelte, di decidere la direzione”.

Prima si vaccineranno anziani e fragili, prima si ritornerà alla normalità.

tutti pazzi per la Civita

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