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"Ma gli italiani sono bloccati"

di Francesca Galici*

In migliaia stanno votando per eleggere il presidente della Repubblica del Perù.

Ora è bufera. Fdi e Lega insorgono

Oggi, 11 aprile, in Perù si stanno svolgendo le elezioni presidenziali.

Dalle urne usciranno il presidente della Repubblica, due vicepresidenti, 130 membri del congresso della Repubblica e 5 parlamentari andini per il quinquennio governativo 2021-2026.

Come consuetudine, anche gli stranieri all'estero sono tenuti al voto nelle sedi indicate negli Stati di residenza.

L'Italia, che conta una comunità peruviana molto nutrita, non fa eccezione e così oggi sono numerosi gli elettori che si stanno recando alle urne per esprimere le loro preferenze di voto.

Non ci sarebbe nulla di strano se gran parte dell'Italia non fosse in zona rossa e, quindi, in lockdown. Fratelli d'Italia hanno denunciato quanto sta accadendo in queste ore nel nostro Paese, sottolineando come ci siano due pesi e due misure con gli italiani bloccati in casa.

Il voto in Italia per il rinnovamento delle amministrazioni comunali è stato rinviato all'autunno per evitare assembramenti e ridurre il rischio di contagio ma gli stranieri possono andare al seggio.

Su questo punto si sono battuti la parlamentare di Fratelli d'Italia Augusta Montaruli e il candidato al consiglio della circoscrizione Vitale Pinelli, che ha documentato quanto accade al Lingotto di Torino: "I torinesi non potranno votare fino all'autunno, in compenso questa mattina in zona Lingotto si sono messi in fila per votare i circa 12mila peruviani.

A quanto pare le restrizioni sui distanziamenti e lo 'stop' all'esercizio del voto vale solo per noi torinesi".

Montaruli e Pinelli proseguono: "Lascia basiti come tutto questo avvenga in zona rossa in una nazione dove il covid è stato considerato un ostacolo alle urne e poche settimane dopo la decisione di rinviare le elezioni amministrative.

Evidentemente i peruviani sotto la Mole e, non solo, che ci stanno dando una lezione di pluralismo e democrazia".

Oltre che a Torino si vota anche al Forum di Assago nell'hinterland di Milano, entrambe in zona rossa, ma sono presenti numerosi seggi in diverse città tra le quali anche Genova, Bologna, Bologna e Perugia.

Il senatore leghista Roberto Calderoli, alla luce di questo, si interroga su quanto sta succedendo: "Stanno votando in zona rossa, dove eppure si possono spostare, con regole chiare: temperatura controllata all’ingresso dei seggi, si devono portare una matita blu da casa, distanziamento di un metro nei seggi, ovviamente la mascherina e il disinfettante per le mani.

Le regole che ben conosciamo e applichiamo, ognuno di noi, in quasi tutte le nostre attività.

Ora, se consentiamo il diritto di votare agli stranieri presenti in Italia - diritto sacrosanto e nel caso dei peruviani anche doveroso perché se non partecipiamo al voto rischiano una multa - perché non facciamo altrettanto con gli italiani, nelle tante troppe attività non consentite?".

Una domanda che fa rumore in questi giorni in cui nelle piazze del Paese si organizzano manifestazioni da parte di imprenditori, partite Iva e commercianti in ginocchio perché loro impedito di lavorare.

Perché moltissime attività in Italia sono chiuse quando basterebbe applicare i protocolli, come dimostrano gli elettori peruviani?

"Servono regole chiare da applicare e rispettare per far lavorare e vivere.

Ma questo voto dei peruviani dimostra che le cose si possono fare, si devono fare", prosegue il senatore Roberto Calderoli.

Il disagio sociale in Italia sta crescendo, il tessuto economico è ormai strappato ed è necessario trovare il modo di riaprire.

"Abbiamo stabilito regole per far votare i peruviani, tra l’altro in regioni in zona rossa, bene ora facciamo altrettanto per tutti i cittadini, per eventi in pubblico, all’aperto o al chiuso, che, come dimostrano queste elezioni autorizzate da tutte le istituzioni preposte, si possono tenere regolarmente in presenza, con il rispetto delle dovute regole", ha concluso Roberto Calderoli.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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