Stampa
Visite: 76

L'inchiesta sul report dell'Oms scomparso

di Giuseppe De Lorenzo*

Guerra incontrò l'uomo di Speranza: "Se non ne parlano, vuole farlo morire"

Otto pagine che suonano più come atto di accusa che una banale requisitoria.

Nella richiesta di informazioni spedita dalla Procura di Bergamo all’Oms sono scritti nero su bianco non solo gli addebiti che i Pm ascrivono a Ranieri Guerra, indagato per falsa dichiarazione.

Ma anche le manovre degli uffici di Roberto Speranza per far cadere nell’oblio il report dell’Oms, firmato da Francesco Zambon, che smascherava la pessima risposta italiana al coronavirus.

 

La richiesta di assistenza giudiziaria è datata 8 marzo 2021 ed è firmata dai due procuratori che stanno seguendo la pratica, Antonio Chiappani e Maria Cristina Rota.

I due Pm ritengono che Guerra, dopo essere stato sentito come persona informata sui fatti lo scorso novembre, abbia detto una sfilza di sonore bugie.

Le accuse dei Pm

Primo: aver assicurato che il piano pandemico italiano, realizzato nel 2006, non doveva essere aggiornato ‘perché non ci sono state variazioni sostanziali epidemiologiche, tantomeno indicazioni da parte dell’Oms di variazione del piano”, e che “sino a quando sono stato direttore generale il piano è stato rivisto annualmente e confermato in validità”.

Ai Pm, invece, risulta tutt’altro: intanto nel 2009 e nel 2012 ci sono state due pandemie (suina e Mers) che “hanno cambiato il quadro epidemiologico”. Inoltre avremmo dovuto aggiornalo nel 2013 e 2017, sulla base delle nuove linee guida dell’Oms e dell’Ue.

Seconda presunta menzogna: Guerra ai Pm ha riferito che, poco prima di lasciare il suo ruolo al ministero, aveva lasciato detto al ministro Lorenzin di aver saputo che erano cambiate le classificazioni delle fasi della pandemia e che dunque “vi era chiaramente necessità di adeguare il piano del 2006”.

Per i Pm, però, “la classificazione delle fasi era stata modificata dalle linee guida del 2013, poi confermate nel 2017”.

La terza supposta fandonia riguarda invece il report “An unprecedented challenge Italy’s first response to Covid 19”, cioè il documento dell’Oms firmato da Zambon e misteriosamente scomparso 24 ore dopo la sua pubblicazione. In quelle pagine, va ricordato, non solo si rivelava il mancato aggiornamento del piano pandemico.

Ma veniva messa a nudo la maldestra risposta italiana, definita “caotica, improvvisata e creativa”.

Guerra ai Pm ha detto che Zambon lo aveva informato “intorno all’11 maggio 2020 che non era ancora pervenuta l’approvazione del report già predisposto”, quando ai magistrati risulta che “sia stato approvato” il 7 e l’8 maggio dagli uffici di Copenaghen e l’11 maggio addirittura da Ginevra, sede dell’Oms.

Non solo. Incongruenze la procura ne ha trovate anche sulla conoscenza o meno, da parte di Zambon, di un “piano per far fronte alla pandemia risalente al febbraio 2020” che “ancorché non divulgato, si sapeva tuttavia che esistesse”.

In realtà, come noto, il “piano segreto” rimase tale almeno fino a poche settimane fa, quando è stato ufficialmente pubblicato sul sito istituzionale. E poi altre contraddizioni emergono sul perché non venne ripubblicato, sulle validazioni ottenute e via dicendo.

Il rapporto Oms-Iss-ministero

Ma la parte più importante, e politicamente succulenta, della rogatoria riguarda le manovre sull’asse Oms-Iss-ministero della Salute per affossare il report considerato “scomodo”. In alcune mail a Zambon, infatti, Guerra lo invitava a cercare la “benedizione” di Speranza sull’indice del report (ma l’Oms non dovrebbe essere apolitica?).

Per non parlare di quanto contenuto nelle chat tra Zambon e Brusaferro. Il giorno dopo della pubblicazione del report, il 14 maggio del 2020, il ricercatore di Venezia scrive al presidente dell’Iss un sms che fa trapelare tutta la sua preoccupazione per l’irritazione che il documento deve aver procurato ai piani alti di Viale Lungotevere Ripa 1.

“Ti puoi immaginare che non volevo certo creare problemi al mio paese”, digita Zambon.

E in fondo è lo stesso Guerra a confermare ai Pm “il disappunto” che manifestò il ministro per “la pubblicazione del report senza una preventiva comunicazione alle autorità italiane”.

Stando alle dichiarazioni del direttore aggiunto dell’Oms, Speranza lo avrebbe contattato “dolendosi del fatto che nessuno della Sanità italiana era stato contattato”.

A quel punto Guerra si sarebbe mobilitato telefonando a Kluge, responsabile regionale dell’Oms, per ottenere la rimozione del documento.

Chi ha fatto ritirare il report?

È proprio questa la conclusione cui sono arrivati i magistrati: il ritiro del dossier (che scompare il 14 maggio stesso) non avvenne per le mancate validazioni ottenute o per esclusiva volontà dell’ufficio competente dell’Oms, ma perché Guerra si sarebbe “adoperato personalmente alla rimozione dal sito”.

La convinzione emerge dalla lettura degli sms che si sono scambiati nel tempo il direttore aggiunto dell'Oms e Brusaferro. Alle 15.42 Guerra scrive: “Sono stato brutale con gli scemi del documento di Venezia.

Ho mandato scuse profuse al ministro e ti ho messo in cc di alcune comunicazioni. Alla fine sono andato su Tedros (capo dell’Oms, ndr) e fatto ritirare il documento.

Sto ora verificando il paio di siti laterali e social media dove potrebbe essere ancora accessibile per chiudere tutti i canali. La ritengo comunque una cosa schifosa di cui non si sentiva la mancanza.

Spero anche di far cadere un paio di incorreggibili teste”. Brusaferro subito dopo ringrazia, contento di aver quasi risolto una “situazione critica”.

Guerra invece è disperato perché teme che la pubblicazione abbia “messo in dubbio” la fiducia tra l’Oms e il governo italiano, addirittura “una relazione speciale tra Tedros e l’Italia”.

Relazione che, come già emerso, negli accordi prevedeva che l’Oms facesse da “consapevole foglia di fico” del governo e che il Belpaese assicurasse 10 milioni di euro di finanziamento “dopo sei anni di zero”. “Se fossi il ministro - scrive Guerra a Brusaferro - ci manderei tutti all’inferno”.

Dagli sms emerge che il “maledetto rapporto” scritto dagli “scemi di Venezia” se “riletto, emendato e digerito assieme” forse poteva anche essere ripubblicato.

Possibile che un lavoro scientifico di un istituto internazionale indipendente debba avere l’autorizzazione del governo? Se lo avesse fatto un Paese africano, magari guidato da un dittatore, come avremmo reagito? Siamo al 17 maggio.

Brusafetto scrive: “Sul testo Oms Ginevra sono anche d’accordo di rivederlo insieme”.

Il ruolo degli uffici di Speranza

Direte: a parte la preoccupazione, l’irritazione e via dicendo, che c’entra Speranza in tutto questo? C’entra. Perché il 18 maggio Guerra riscrive a Brusaferro per informarlo che alle 19 avrebbe “visto Zaccardi”, cioè Goffredo Zaccardi, capo di Gabinetto del ministro Speranza.

Non un collaboratore qualsiasi, insomma.

Ma il suo braccio destro.

“Vuoi che inizia a parlargli dell’ipotesi di revisione del rapporto dei somarelli di Venezia?”, chiede Guerra. Brusaferro ovviamente è d’accordo.

E così poche ore dopo, alle 20.35, il direttore aggiunto dell’Oms riporta il desiderio dell’ufficio di Speranza: “Cdg (il capo di gabinetto, cioè Zaccardi, ndr) dice di vedere se riusciamo a farlo cadere nel nulla.

Se entro lunedì nessuno ne parla vuole farlo morire.

Altrimenti lo riprendiamo insieme. Sic”.

Non solo. Perché il 28 maggio Guerra tira in ballo lo stesso ministro. Nella solita chat con Brusaferro, scrive: “Ecco quanto emerso dalla riunione di ieri con Zaccardi e Speranza a seguire.

Se mi dai un paio di persone con cui interagire attacchiamo su tutti i fronti, soprattutto primariamente sul rapporto”.

L’accordo con il ministero era quello di affiancare al team di Venezia alcune persone dell’Iss e del ministero per “ridefinire il progetto” in modo da renderla una “pubblicazione condivisa”.

Forse ora Speranza dovrà fornire alcune spiegazioni.

Una su tutte: il suo ufficio ha davvero cercato di insabbiare un report indipendente per coprire le mancanze del governo Conte II?

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita