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Matteo SalviniIl silenzio di Pd e M5s

di Vittorio Macioce

Neppure i suoi avversari ci credono davvero.

Matteo Salvini è accusato di sequestro di persona e tra le sue vittime c'è anche un minorenne.

Verrà processato e rischia fino a 15 anni di carcere.

Il resto non conta.

Non importa che tutto questo nasca dalla scelta di un ministro di non far entrare in porto una nave spagnola, la Open Arms, con a bordo 147 clandestini.

Non ha alcun peso il comportamento degli altri ministri.

Nessuno in quel governo fermò Salvini.

Non fu sconfessato con un atto formale.

Non fu ripudiato.

Non fu cacciato.

In quel momento furono tutti ignavi o complici.

Tutto questo però ormai è superfluo.

La realtà è che un confine è saltato: le scelte politiche possono essere processate.

Ora ognuno dovrà farci i conti.

Non saranno più gli elettori a giudicare i governi.

Toccherà ai tribunali.

Cosa rispondono gli avversari politici di Salvini, quelli che comunque ora sono con lui nella stessa maggioranza?

Nicchiano, prendono tempo, qualcuno sta zitto, altri se la cavano anticipando la sentenza: tanto non verrà mai condannato.

Enrico Letta indossa la felpa griffata Open Arms e poi si scusa.

Qualcuno invece si preoccupa di non lasciarsi più invischiare in questa storia.

È il caso di Danilo Toninelli.

L'allora ministro dei Trasporti avrebbe dovuto avere l'ultima parola sui porti, ma si sfila di lato e lascia la parola ai suoi avvocati: «La difesa di Salvini è un malaccorto scaricabarile».

Segue annuncio di querela.

Toninelli, Conte e i Cinque Stelle temono soprattutto il contagio.

A nessuno venga in mente di associare il loro nome a quello del «presunto sequestratore».

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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