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"Le vaccinazioni? Ci rimettiamo"

di Maria Sorbi*

Malumore dei quasi 2mila camici bianchi tornati a lavorare (anche i week-end) negli hub. Stipendio inferiore all'assegno previdenziale.

L'ordine: "Interveniamo prima delle defezioni"

L'idea di somministrare la seconda dose di vaccino nel luogo di villeggiatura sarebbe la svolta dell'estate.

E permetterebbe di sfruttare appieno luglio e agosto senza rallentamenti della campagna.

Ma organizzare un piano del genere non è affatto semplice.

Tra i nodi che dovrà considerare il governo, nell'incontro della prossima settimana tra il generale Francesco Paolo Figliuolo e la Conferenza delle Regioni, c'è anche quello del personale sanitario.

Che andrebbe trasferito nelle località delle vacanze per qualche settimana.

C'è inoltre da risolvere il nodo dei medici in pensione che sono tornati in servizio nei centri vaccinali.

Tra di loro il malumore è alto e già così, senza trasferimento estivo, potrebbero decidere di mollare il colpo e ritirarsi dalla scena proprio prima del gran finale, rischiando di rallentare nuovamente le vaccinazioni giornaliere.

Il motivo? Al bando dello scorso dicembre, indetto dall'ex commissario straordinario Arcuri, il 65 per cento dei 3mila medici reclutati è in pensione.

Si tratta di quasi 2mila professionisti che, a fine carriera, hanno deciso di infilarsi nuovamente in camice bianco e prestare servizio, anche di sabato e domenica, nei centri vaccinali.

Immaginabile, per chi ha trascorso una vita intera in corsia, tirarsi indietro proprio nel cuore di una pandemia.

Ma c'è un problema: per la loro opera i medici prendono un bel po' meno rispetto a quanto prenderebbero se rimanessero a casa loro a fare niente.

Ed è sempre più vicino il rischio che durante l'estate decidano di abbandonare l'incarico, lasciando scoperte parte delle 1.500 strutture in cui sono distribuiti.

Di fatto, un medico a fine carriera, prende una pensione dai 3mila euro in su.

Prestando servizio invece lo stipendio si aggira attorno ai 2mila euro netti.

In realtà la cifra lorda è buona, di 6.538 euro, ma tra la quota Irpef (43 per cento), la percentuale che va alle cooperative con cui hanno firmato il contratto, il contributo Enpam per tutelare la libera professione, in tasca rimane parecchio meno.

L'ordine dei medici inizia a mettere le mani avanti e chiede al governo di affrontare il problema prima che comincino le defezioni.

Senza certo percorrere battaglie sindacali ma difendendo i diritti di una categoria senza che si faccia leva unicamente sul senso del dovere e anni di professionalità che spingono automaticamente a stare in prima linea.

«Basterebbe poco - suggerisce il vice presidente Fnomceo, Giovanni Leoni - sarebbe necessario rivedere il bando dello scorso dicembre correggendo alcune voci.

Mi riferisco all'esenzione dai contributi.

I medici li pagano ma devono essere cumulabili ai fini della pensione.

Già viene fatto così per i dipendenti ospedalieri che hanno dato la loro disponibilità a vaccinare durante i turni del fine settimana.

Prendono 60 euro lordi all'ora: ci pagano le tasse ma sono cumulabili.

Sarebbe opportuno fare in modo che siano cumulabili anche gli stipendi dei medici pensionati, prevenendo un problema che, nei prossimi mesi, potrebbe diventare reale».

Va quindi affrontato uno degli effetti collaterali del vecchio bando Arcuri: l'adesione di massa dei neo pensionati, anche se, a dirla tutta ci si aspettava un arruolamento dei giovani.

Per questo, ad aprile, è stato necessario integrare il bando di fine 2020 con un nuovo reclutamento aperto ai medici specializzandi.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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