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Un sistema impermeabile a qualsiasi istanza di riforma

di Raffaello Savarese*

Finalmente sta emergendo che il problema, nel nostro Paese, non è la Politica, screditata e depotenziata da anni di generalizzate campagne di fango e sospetto, ma la Giustizia.

Un settore che da ordinamento terzo e neutrale si è trasformato, nel tempo, in un potere a latitudine indefinita, non indenne da opacità e corruzione.

Un porto delle nebbie dal quale affiorano, di tanto in tanto, come da un fiume carsico, oscure trame, solo per effetto delle lotte intestine in corso tra le varie fazioni.

Un’architettura autoreferenziale e corporativistica, al di sopra della legge, che straborda, sempre più spesso, dai propri compiti istituzionali a influenzare e indirizzare azioni e scelte in campo politico.

Un sistema che nel tempo ha trasformato l’Italia in una Repubblica giudiziaria, senza peraltro riuscire a debellare grande e piccola criminalità.

Un sistema impermeabile a qualsiasi istanza di riforma.

Riforme, quali quelle proposte dal referendum Radicale, appoggiato dalla Lega, alle quali i sindacati delle toghe hanno, finora, opposto unanime veto.

Bisogna fermare le interferenze e invasioni di campo della magistratura nell’agone politico e restituire alla Giustizia la dignità e i contorni stabiliti dalla Costituzione.

Sottrarre alle logiche spartitorie le nomine negli uffici giudiziari e riaffermare i criteri del merito, dell’esperienza e della responsabilità.

Saggiamente, i fondatori della nostra Costituzione avevano previsto l’immunità parlamentare a presidio dal rischio di interferenze tra i poteri.

La sua abolizione e le successive leggi, mosse dalla stolta “antipolitica”, hanno rotto il delicato equilibrio disegnato dai padri della Carta.

Il potere di interdizione della Magistratura sulla vita personale e politica di ogni cittadino è stato esteso ad libitum con la scellerata abolizione della prescrizione.

Forse questo Governo rappresenta l’ultima occasione per restituire – attraverso questa e ulteriori iniziative legislative – al popolo, rappresentanti e rappresentati, la sovranità, libertà e dignità, scolpite nella Costituzione.

E alla Giustizia il dovere di trasparenza e reale imparzialità.

Un dovere, anche e soprattutto, verso i tanti magistrati che svolgono, ogni giorno, onestamente il proprio ruolo senza clamore mediatico e protagonismo, con la sola legge a bussola del proprio operato.

Speriamo sia solo l’inizio di una vera stagione di riforme.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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