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Augusto MinzoliniI simboli, si dice, contano più delle parole

di Augusto Minzolini*

E il simbolo della Pandemia, delle sue restrizioni delle libertà, del lockdown, della paura, di una vita diversa che non avremmo mai pensato di sperimentare nella nostra esistenza, è sicuramente la mascherina.

E riporre nel cassetto mentre passeggiamo nelle nostre città quel lembo di stoffa che ci ha coperto il volto per un anno e mezzo, che ha confuso le nostre identità, che è stato uno strumento di sopravvivenza, ma anche l'oggetto dell'ennesimo scandalo nei rapporti con la solita Cina, forse è il segnale più efficace per annunciare il ritorno alla normalità, per segnare il tempo della resurrezione del nostro Paese.

Soprattutto, sarebbe il messaggio più chiaro ed efficace per dare fiducia nel futuro, coraggio e voglia di rischiare ad un'opinione pubblica che deve rimboccarsi le maniche come nel dopoguerra, settantasei anni fa.

Non si tratta di spicciola retorica, ma dall'esigenza di marcare un confine tra un passato che ci ha fatto del male e un domani tutto da costruire.

Ecco perché se il mantenimento dello stato d'emergenza è un argomento che si può valutare e discutere, visto che siamo ancora in una terra di nessuno e il governo potrebbe essere chiamato a prendere decisioni rapide di fronte a imprevisti da scongiurare, c'è bisogno di un atto che consegni all'archivio del dolore i filmati dei carri dell'Esercito che trasportano le bare a Bergamo, o le immagini dei malati di Covid distesi supini nei letti delle terapie intensive.

Abbandonare quel gesto ormai automatico di indossare la mascherina ogni volta che si varca l'uscio di casa per essere baciati dal sole, può significare molto per i reduci - lo siamo tutti - della Pandemia.

Un po' come per i soldati riporre l'elmetto nell'armadio all'indomani di una guerra.

La Francia che negli ultimi mesi ha sofferto più di noi lo ha già fatto.

Anche noi non dovremmo indugiare.

Non tanto per una valutazione scientifica o magari psicologica, quanto per soddisfare il desiderio insopprimibile di voltar pagina.

Il vero motore del ricominciare.

*www.igiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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