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Nelle prossime settimane il Parlamento dovrà discutere una bozza di legge delega sulla riforma fiscale

di Istituto Bruno Leoni*

Si tratta di un’iniziativa fondamentale per il futuro del Paese ma estremamente complessa: se c’è un tema dove le sensibilità delle forze politiche si divaricano, e dove dunque la mediazione di un Governo di grande coalizione è difficilissima, è proprio il fisco.

Eppure, per una volta sembrano esserci almeno alcuni indizi positivi.

La Commissione Finanze della Camera dei deputati, grazie soprattutto all’impegno del presidente Luigi Marattin, ha da poco concluso una approfondita indagine “sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario”.

L’indagine, a cui ha partecipato anche l’Istituto Bruno Leoni si è conclusa con un documento unitario che pone le premesse per un lavoro bipartisan.

Nel documento conclusivo, vengono identificati gli obiettivi della riforma (crescita, semplificazione e certezza) e gli strumenti per perseguirli: in particolare, viene posta grande enfasi sulla riduzione dell’aliquota media dell’Irpef (specie per i redditi medi, nella fascia 28-55 mila euro) e la necessità di razionalizzare la miriade di bonus, deduzioni e detrazioni, disboscando contestualmente quella che è stata definita la “giungla” delle aliquote marginali effettive.

Oltre a questo, vengono invocate la semplificazione dell’Ires, il superamento dell’Irap e molti altri interventi. Il perimetro disegnato dalla Commissione è, come è ovvio, lontano da quella che noi consideriamo la soluzione ideale, e che è ampiamente descritta nel volume.

 Ma, in gran parte, gli indirizzi approvati all’unanimità sembrano condivisibili e, se recepiti in un disegno organico, contribuirebbero a migliorare il nostro sistema tributario.

In questo quadro complessivamente ottimistico, non bisogna però dimenticarsi che il diavolo sta nei dettagli, e che raramente questo è vero come nelle questioni fiscali.

Siamo tutti d’accordo a semplificare l’Ires e ridurre le aliquote medie, ma come?

In che modo fissare aliquote e scaglioni?

Dove trovare le necessarie coperture per far fronte al minore gettito? E quali deduzioni e detrazioni, in concreto, dovrebbero essere accorpate o eliminate?

Sono domande a cui risponderà in parte il Parlamento, individuando i criteri direttivi della delega, ma soprattutto il Governo, se e quando la eserciterà.

In sintesi, da qui a breve si aprirà una finestra di opportunità per migliorare il fisco, temperandone l’esosità, migliorandone il rapporto col cittadino, e ripensandolo in senso pro-crescita.

Oppure, all’opposto, rendendolo più aggressivo e calcando la mano sulla mera redistribuzione di risorse, senza un sottostante disegno pro-crescita.

Non sappiamo quale sarà – se ci sarà – il punto di caduta.

È dunque essenziale mantenere gli occhi aperti e partecipare attivamente al dibattito pubblico, evidenziando le buone ragioni di una riforma che promuova lo sviluppo e la creazione di ricchezza.

*www.opinioe.it

tutti pazzi per la Civita