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Mario DraghiFinanco il governo Draghi ha rischiato di impantanarsi sul tema della giustizia

di Alessandro Sallusti*

È un classico della storia repubblicana e anche questo giro non fa eccezioni.

Sulla giustizia sono caduti il governo Prodi, un paio di quelli Berlusconi e c'è lo zampino dei magistrati anche nella fine delle esperienze di Renzi e di Salvini in salsa gialla.

Per raggiungere l'obiettivo di impedire qualsiasi progetto di riforma del loro marcio sistema la casta dei magistrati a volte agisce in proprio a suon di inchieste e avvisi di garanzia, altre - come questa - si avvale della lunga mano del partito referente che oggi sono i Cinque Stelle.

Difficile infatti immaginare di colpire con inchieste ad hoc direttamente Mario Draghi o la ministra Marta Cartabia, due candidati presidenti della Repubblica dalla vita specchiata.

Ecco allora che si muovono le sponde politiche a cui tocca il lavoro sporco di difendere ciò che oggi è oggettivamente indifendibile, cioè la bontà dell'attuale sistema giudiziario e il buon uso dell'autonomia che la Costituzione garantisce con grande generosità (e pericolosità) alle toghe.

Tra ricatti e minacce di staccare la spina all'esecutivo i grillini stanno provando ad annacquare una riforma che già in partenza ci era sembrata timida ma che comunque era meglio di niente.

Qualsiasi altro governo, come hanno fatto i precedenti, si sarebbe già arreso e avrebbe archiviato la pratica per salvare la pelle dell'esecutivo e le pelli personali.

Invece Draghi e Cartabia hanno tenuto per quanto possibile duro, solo piccole concessioni per quanto riguardai reati contro la pubblica amministrazione per i quali i tempi della prescrizione si allungano di sei mesi rispetto all'idea originale.

Della riforma giustizialista e manettara varata dall'ex ministro grillino Bonafede resta ben poco, e comunque se ne cancella lo spirito.

Si poteva fare di più, certo, e ulteriori modifiche potranno essere introdotte strada facendo.

Ma è la prima volta che la politica non si inginocchia succube allo strapotere delle toghe e dei loro gazzettieri.

Per ora c'è da accontentarsi.

Ps. Dopo 7 anni di calvario giudiziario Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, è stato assolto dall'accusa di corruzione.

Carriera politica e vita rovinate, ma nessuno pagherà.

Ecco perché serve la riforma della giustizia.

*www.liberoquotidiano.it

tutti pazzi per la Civita

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