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La geopolitica dei padiglioni

di Guendalina Dainelli*

Nei 192 padiglioni espositivi, tanti quanti i paesi partecipanti, vanno in scena prove generali della geopolitica come quelli nel padiglione della Siria dove il mondo arabo sembra allentare l’isolamento di Assad.

Expo è molto più di Expo.

Ormai è chiaro che l’Esposizione universale in corso negli emirati Arabi Uniti non è solo un evento mediatico, una piattaforma commerciale o una metafora di speranza per un ritorno alla normalità dopo pandemia da Covid-19.

Il sito di Expo 2020 Dubai e l’ombra dei 192 Padiglioni, tanti quanti i Paesi partecipanti (ognuno con un proprio Padiglione per volontà degli organizzatori), appaiono anche una sorta di zona franca in cui vanno in scena prove generali della geopolitica, talvolta con importanti scatti in avanti e accelerazioni.

Il mondo arabo sembra allentare l’isolamento siriano

Domenica 3 ottobre sono accaduti due episodi importanti sotto i cieli del Medio Oriente.

A Dubai, nel Padiglione siriano, a margine degli eventi legati all’Esposizione, il ministro dell'Economia degli Emirati Arabi Uniti, Abdulla bin Touq al Marri, ha incontrato l'omologo siriano, Mohammad Samer Khalil.

Le ragioni ufficiali alludono a questioni economiche bilaterali.

Eppure la notizia divulgata dall’agenzia ufficiale siriana SANA, getta una luce nuova sulle vecchie ostilità tra Asaad e il governo degli Emirati, dal 2011 sostenitori delle forze siriane all’estero.

Nelle stesse ore, il re di Giordania, Abdullah II ha ricevuto una telefonata dal presidente siriano, Bashar al Assad, nel primo colloquio ufficiale tra i due leader dall'inizio del conflitto in Siria nel 2011.

Un segnale distensivo che sembrerebbe aprire ad un nuovo corso tra i due governi e un ritiro delle forze straniere dal paese arabo, dopo che a fine settembre la Giordania avrebbe anche disposto la riapertura del valico di Jaber-Nassib, al confine con la Siria.

Il mondo arabo sembra allentare l’isolamento di Assad in un momento in cui gli Usa sembrano guardare altrove.

Un cambio di direzione del vento che potrebbe manifestarsi anche a livello più ampio, come suggerito dal Tehran Times, che riporta le parole del capo della diplomazia iraniana, Hossein Amirabdollahian, secondo cui nell’ultima Assemblea generale delle nazioni Unite, il primo ottobre scorso, ”Le condizioni sono cambiate a favore della Siria”.

Il complicato ritiro degli Stati Uniti dall'Afghanistan avrebbe quindi corroborato nei leader arabi un approccio più disinvolto nei confronti di Washington.

E lo scacchiere di Expo sarebbe il terreno che facilita il dispiegarsi di una diplomazia non solo parallela, sottotraccia, ma anche ufficiale.

Il 2021 si è aperto con la riconciliazione tra il Qatar e gli altri paesi del GCC, sancita dal summit di Al-Ula. Una mossa che ha ammesso anche il Qatar all’interno del perimetro di Expo 2020 Dubai.

Il Padiglione dello Stato di Palestina, nonostante le minacce di boicottaggio seguite agli accordi di Abramo, si erge a poche centinaia di metri dal Padiglione di Israele, che proprio di quell’accordo è oggi uno dei frutti più tangibili.

Non a caso, all’evento di inaugurazione il ministro del Turismo israeliano Yoel Razvozov, commentando la prima partecipazione israeliana ad un evento su suolo arabo, ha dichiarato: “Molte cose stanno succedendo qui per la prima volta”.

Certo, se la Corea del Sud compare nel “planisfero” di Expo con un grande Padiglione legato al tema del futuro della mobilità, non c’è traccia invece della Corea del Nord.

Mentre il 5 ottobre, diversi articoli di stampa locale hanno salutato l’apertura del Padiglione dell’Afghanistan.

Un ritardo di qualche giorno che appare ben poca cosa rispetto al tumultuoso passaggio di testimone al governo dei talebani in corso in questi mesi.

*www.agi.it

tutti pazzi per la Civita

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