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Siamo diventati una massa di guardoni di una tragedia bellica

di Paolo Pillitteri*

La Seconda guerra mondiale ebbe inizio – come volle Adolf Hitler – con l’invasione della Polonia, alleata con Francia e Gran Bretagna.

L’occupazione nazista e poi la spartizione con l’Urss della Polonia era stata attribuita da Hitler alle continue, insopportabili aggressioni polacche alla frontiera, finché il Terzo Reich perse la pazienza.

Per l’occasione, gli esperti in menzogne della Germania avevano predisposto con i tecnici delle Ss una serie di incidenti provocati da loro stessi, onde attribuirne la colpa al Governo di Varsavia del quale, peraltro, il Cancelliere nazista era convinto che sia Francia che Gran Bretagna non avrebbero mai preso le difese col rischio di una Guerra mondiale.

Per completare il quadro degli inganni, il Führer inviò una lunga lettera all’alleato Benito Mussolini, che aveva deciso per la non belligeranza, avvertendo profeticamente che l’invasione avrebbe scatenato una Guerra mondiale per l’intervento di Francia e Gran Bretagna, onde sottolineare con l’alleato le gravissime colpe della Polonia (inesistenti e inventate) cui il Duce non credette più di tanto.

Nelle stesse ore ci fu il momento della invasione e, contestualmente, la dichiarazione di guerra a Hitler da parte di Francia e Inghilterra: the Second world war, come da sempre avvertiva Winston Churchill.

Il contesto del 1939 è ovviamente diverso dall’attuale ma il tema polacco non è dissimile, insieme alle accuse odierne contro Varsavia, imputata da Vladimir Putin di incrostazioni neonaziste in una sorta di capovolgimento del tema che invece di accentuare questa colpa (gravissima) la ribalta contro colui che la pronuncia e che, storicamente, ha invaso un Paese innocente e sovrano, con bombe e cannoni.

A parte il fatto che è quasi scontato che per Putin e i suoi fan russi sia l’intera Nato a essere fascista, con il che la si vuole accomunare agli europei in una sorta di colpa collettiva (nazismo) tanto più grave quanto più priva di qualsiasi straccio di prove. Se non addirittura ridicola.

È di questo vero e proprio ribaltone di responsabilità che Putin è l’autore.

E non a caso europei e americani, nel loro complesso, vedono nell’autocrate del Cremlino un personaggio dalla bugia – anche la più clamorosa – facile, mentre alle accuse di nazismo contro la Polonia non è state avanzata una qualsiasi prova, a meno che prevalga nei giudizi putiniani (un tanto al chilo come si dice dalle nostre parti) che basta essere difesi dalla Nato per diventare automaticamente fascisti.

Intanto la putiniana marcia di devastazione dell’Ucraina non ha tregua.

Anzi, il padrone del Cremlino l’arricchisce di quotidiani crimini contro civili e inermi, perché convinto che la sua strategia del terrore non comporti rischi di interventi da altre nazioni, a cominciare da quegli Usa dei quali l’attento (a queste cose) dittatore non dimentica la vera e propria, nonché vergognosa, fuga dall’Afghanistan lasciata nelle mani dei talebani.

Una storia che ha umiliato Stati Uniti e Occidente, con effetti devastanti dei quali l’ultima aggressione russa ne è a suo modo testimonianza anche, si deve pur dire, a fronte dell’impotenza (inesistenza?) di una Europa più da cartina geografica che da scontri e difese contro i prepotenti di oggi e di domani.

Siamo diventati gli spettatori televisivi, una massa di guardoni di una tragedia bellica che proprio per la sua versione visiva e la grande distanza (e scarsissima conoscenza dei luoghi), mentre nutre la fame per lo spettacolo, non riesce a essere percepita come una guerra squisitamente europea, di casa nostra, anche se la sua durata e i massacri di ogni giorno la rendono ai più incomprensibile e, allo stesso tempo, ingiustificabile.

Si auspicano interventi, magari causati da colpevoli errori.

E non è detto che, prima o poi, qualche sbaglio sia commesso dall’aggressore del Cremlino.

Il fatto è che la sua guerra è il più grave degli errori.

E degli orrori.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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