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La destra non fa rete

di Vito Massimano*

Ha perfettamente ragione Pietrangelo Buttafuoco quando inneggia alla “fessaggine” della destra, la quale spesso e volentieri critica i metodi altrui non guardando in casa propria.

In un suo breve articolo, Buttafuoco parte dalla vicenda di Marco Damilano – il giornalista rimasto senza lavoro dopo le dimissioni dalla direzione de L’Espresso – che si è visto assegnare un programma su Rai Tre probabilmente con l’avallo del Partito Democratico e sotto il fuoco incrociato del centrodestra che ha gridato allo scandalo.

La domanda che si pone Pietrangelo Buttafuoco è fondata e tutt’altro che retorica: se a rimanere senza lavoro fosse stato un giornalista di centrodestra come ad esempio Francesco Borgonovo, cosa sarebbe accaduto?

La destra sarebbe stata in grado di far assumere il proprio esponente in Rai?

La risposta è no per manifesta incapacità.

Ed è qui che non siamo d’accordo con Buttafuoco: probabilmente i partiti del centrodestra non avrebbero nemmeno provato a tutelare un giornalista appartenente alla propria area perché al centrodestra, storicamente, dei propri uomini non frega una emerita cippalippa.

La destra non fa rete e questo lo scriviamo da una vita: la differenza con la sinistra sta proprio in questo e cioè nel fatto che quest’ultima si considera una comunità, una ragnatela che alimenta se stessa.

E questo succede a tutti i livelli, dal più basso al più alto.

Il consenso, secondo il modello prevalente a sinistra, si costruisce con il metodo dell’occupazione delle “casematte del potere” di gramsciana memoria e con un fitto sistema di relazioni che generano consenso.

A destra, invece, dei loro uomini se ne fottono: abbandonano quelli più in vista capaci davvero di spostare gli equilibri, figuriamoci il povero cristo in balia di ingiustizie per motivi scioccamente ideologici da valorizzare e salvare (ancora oggi le discriminazioni esistono eccome).

Ecco perché quando – a puro titolo di esempio – ci sono le elezioni, siamo tutti lì a guardare le percentuali di affluenza: se sono basse ha vinto la sinistra (nonostante non sia maggioranza nel Paese) e se sono alte ha, forse, vinto la destra.

Questo perché l’affluenza molto spesso è un indicatore del tipo di voto espresso: se è alta c’è prevalenza di voto di opinione mentre se è bassa il voto è più ispirato al senso di appartenenza, al movimento organizzato di truppe di elettori ben motivati.

Questo centrodestra è totalmente scollato non solo dal proprio elettorato ma anche dai propri militanti: si presenta alle elezioni puntandoti il dito in faccia e dicendoti “vorrai mica far vincere gli altri?

Turati il naso e, nonostante i mal di pancia, vota per noi altrimenti vincono loro”.

La qual cosa, oltre che un ricatto, è anche un modo per deresponsabilizzare il loro operato, facendo ricadere su di te l’onere (del tutto volontario) di turarti il naso e votarli perché non hai scelta.

Per questa ragione, il giorno che sarai tu ad aver bisogno, loro non ti dovranno nulla o forse al massimo cinque minuti per ascoltare ciò che hai da dire simulando empatia.

La risposta alla domanda di Buttafuoco, quindi, è che se Francesco Borgonovo avesse perso il posto, la destra non avrebbe nemmeno provato a sostenerlo, eccetto se il malcapitato non avesse avuto un amico (fraterno o interessato) pronto ad aiutarlo in virtù di vincoli di carattere personale.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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