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Il ritorno alla politica attiva in presenza del Cav è un valore aggiunto per il centrodestra e non solo.

di Antonio Giuseppe Di Natale

Le sue innate capacità di mediazione riporteranno la competizione fratricida, tra la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, entro i limiti di una sana competizione elettorale tra alleati della coalizione.

L’unità politica dell’alleanza che governa la maggioranza delle Regioni italiane – e che si candida a governare il Paese – si deve fondare all’interno di un programma di legislatura, incentrato su capisaldi comuni degli alleati, ovvero: l’essere liberali in politica, liberisti in economia, libertari sugli aspetti sociali, la volontà da sempre di pianificare la riduzione del prelievo fiscale sulle imprese, il lavoro autonomo e le famiglie.

Un programma politico di legislatura, che dovrà porre rimedio ai danni arrecati al nostro Paese e alla nostra economia dai Cinque Stelle.

Le risorse dell’Italia, sempre limitate, non dovranno più essere utilizzate per privilegiare un settore economico; questa pratica tende fatalmente a danneggiare altri settori.

Gli ammortizzatori sociali quelli veri – non il reddito di cittadinanza – che sono uno strumento fondamentale per situazioni momentanee di crisi, dovranno essere utilizzati cum grano salis.

Dovrà essere pianificata nella legislatura la progressiva eliminazione di agevolazioni fiscali e crediti d’imposta di ogni tipo e genere, fino alla loro eliminazione.

In sostituzione delle misure fiscali clientelari, si dovrà attuare una contestuale riduzione pedissequa delle aliquote fiscale valevoli erga omnes.

La riduzione del carico fiscale, che ormai ha raggiunto e superato i limiti di tolleranza in economia, libererà risorse per le imprese che le potranno reinvestire nelle loro attività; incentiverà, inoltre, la propensione al consumo delle famiglie che avranno più reddito disponibile.

Bisogna “affamare la bestia fiscale” che è insaziabile.

Nel quinquennio di legislatura si dovrà procedere alla riduzione del debito cattivo (spesa improduttiva) che drena liquidità al sistema produttivo.

Se si dovrà fare nuovo debito, lo stesso dovrà essere utilizzato per investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, che daranno il loro beneficio nel medio e lungo termine a vantaggio di tutto il sistema economico.

Una sana politica del rientro del debito, entro livelli fisiologici, permetterà al nostro Paese di ridurre l’esposizione nei confronti di creditori esteri e, quindi, si realizzerà una contestuale riduzione dello spread sui tassi d’interesse.

Si dovrà, inoltre, programmare una vera e propria politica industriale con l’obiettivo di riportare in Italia attività produttive che sono state delocalizzate per l’ossessiva burocrazia, l’enorme peso fiscale e contributivo sulle imprese e sul lavoro.

La globalizzazione dell’economia, come l’abbiamo conosciuta, ha i giorni contati!

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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