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Il tracollo della innaturale alleanza tra Pd e Pentastellati

di Andrea Mancia*

L’ultima tornata delle elezioni amministrative, anche tenendo conto dell’elevatissimo astensionismo, ci ha restituito un quadro abbastanza chiaro degli equilibri politici attuali.

E forse anche per questo i mainstream media hanno fatto a gara per nasconderne o minimizzarne i risultati.

Il dato più rilevante, anche se non il più sorprendente, è che la coalizione di centrodestra, se si presenta unita di fronte agli elettori (e si degna di cercare candidati degni di questo nome), è maggioranza strutturale in tutto il Paese.

Lo abbiamo ripetuto migliaia di volte, ma vale forse la pena sottolinearlo ancora.

Quando, prima o poi, si potrà votare per scegliere il prossimo Parlamento (e il prossimo governo?), la classe dirigente del centrodestra deve smetterla di arrotolarsi nei suoi giochini di posizionamento e di rendita, per presentare ai propri elettori una serie di candidature all’altezza del proprio ruolo, nel contesto di una campagna elettorale unitaria, coesa e coerente (magari anche intelligente, ma non vogliamo farci troppe illusioni).

I troppi battibecchi a cui abbiamo assistito nei mesi precedenti a queste elezioni comunali non sono un buon segnale per il futuro.

I leader della coalizione devono imparare dai propri errori e cercare di correggere il tiro.

Il tempo non manca, ma non è infinito.

Come la pazienza degli elettori.

Il secondo dato che emerge dai risultati delle Amministrative – che i “giornaloni” hanno camuffato da “tracollo del Movimento Cinque Stelle” – è il flop, ad ogni latitudine, del cosiddetto “campo largo”.

La innaturale alleanza tra Partito Democratico, quel-che-resta-dei-grillini ed estrema sinistra (rossa, verde e arcobaleno) è fallita quasi ovunque.

E se gli elettori del centrodestra vincessero la loro naturale ritrosia a votare nei ballottaggi, a questo esperimento potrebbe essere sferrato un colpo fatale già nei prossimi giorni.

Ma quello che accade sulla rive gauche della politica italiana, in questo momento, deve interessare il giusto al mondo dei liberali e dei moderati.

L’importante è arrivare all’appuntamento delle Politiche senza lasciarsi tentare da gelosie interne (Lega), spinte egemoniche (Fratelli d’Italia) o decadenza da basso impero (Forza Italia).

Magari provando a coinvolgere, dove possibile, quelle forze centriste che hanno dimostrato di riuscire a resistere al canto (peraltro stonato) delle sirene di Pd e 5 Stelle.

Non serve solo una vittoria.

Serve una vittoria con un margine sufficiente per impedire i soliti equilibrismi di palazzo con cui la sinistra italiana, perdendo regolarmente le elezioni, continua a governare il Paese e a nominare il Presidente della Repubblica.

L’obiettivo è a portata di mano: lasciarselo sfuggire sarebbe davvero imperdonabile.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita