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Pagliacciata tocca il nostro sistema costituzionale e politico

di Pietro Di Muccio de Quattro*

Abbiamo assistito ieri ad una disgustosa pagliacciata, salvo il voto del Senato che appoggia Mario Draghi. Voto che per fortuna rafforza la determinazione del Governo a battersi a fianco dell’Ucraina aggredita dai Russi.

Tutto il resto, invece, appartiene alla peggiore Italia politica, nella quale ha brillato da par suo Luigi Di Maio che secede dal partito che l’ha forgiato.

Con quale motivazione?

Eccola, degna di quel campione di coerenza: “Lascio il partito perché ha votato la risoluzione di maggioranza che approva il Governo di cui faccio parte”.

Altrettanto coerente è stato Giuseppe Conte che, dopo aver ingiunto al Governo “niente armi all’Ucraina”, ne approva le comunicazioni arrangiando un testo di risoluzione in modo che non sembri quel che è: il ritiro dell’ingiunzione.

Fin qui la pagliacciata, pur rimanendo tale, riguarderebbe soltanto questi due pseudo governanti, benedetti da fortune elettorali e parlamentari inspiegabili con i meriti dei fortunati.

Invece la pagliacciata tocca il nostro sistema costituzionale e politico.

Giuseppe Conte, come se la scissione non fosse avvenuta, né ritira i suoi ministri e sottosegretari, né chiede le dimissioni degli scissionisti che ne occupano le cariche, in quanto grillini.

Volendo, poteva optare così per l’appoggio esterno del Governo, posizione più seria politicamente e più corretta parlamentarmente.

Luigi Di Maio, come se non avesse deciso la scissione, annuncia un partito, gli dà un nome pure iellato (il precedente di Gianfranco Fini!), fa tenere un discorso irreale dal suo ologramma virtuale, ma tace sulle dimissioni personali da ministro in carne ed ossa.

Inqualificabile.

Mario Draghi avrebbe preso l’interim degli Esteri e il Governo italiano ne avrebbe guadagnato due volte.

Pare che il Presidente della Repubblica, ricevendolo a colloquio, gli abbia detto “decidi tu”.

Luigino indovinate che ha deciso?

Ripeto e sottoscrivo: una disgustosa pagliacciata, un gioco dei quattro cantoni svolto da fermi, cementati alle poltrone governative usate alla stregua di piattaforme galleggianti per il salvataggio elettorale.

*wwww.opinione.it

tutti pazzi per la Civita