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Luigi Di MaioOggi è il giorno zero di uno Stato socialista, speriamo provvisorio

di Alessandro Sallusti*

Oggi è il giorno zero di uno Stato socialista, speriamo provvisorio. Parte infatti, con grande enfasi e casse di risonanza, l'avventura del reddito di cittadinanza voluto dai Cinque Stelle e autorizzato dalla Lega.

È giusto dare stipendi pubblici, anche superiori a quelli di chi lavora, a persone che non lavorano anche per scelta, incapacità, furbizia e pigrizia?

Provo a rispondere a questa domanda usando, in via eccezionale, autorevoli parole non mie.

Dicevamo della propaganda con cui da qui in avanti ci ammorberanno quotidianamente.

Mi affido a Seneca: «Abbiate la capacità di separare le cose dal rumore che esse fanno».

Perché anche se il rumore è forte, nel merito c'è da avere molti dubbi, come del resto li avevano due grandi liberali del Novecento. Il primo è Ronald Reagan, che ammoniva: «L'assegno di disoccupazione è una vacanza pagata ai fannulloni».

La seconda è Margaret Thatcher: «Curare i mali economici con il socialismo è come curare la leucemia con le sanguisughe».

E aggiungeva: «Voglio passare da una nazione dammi qualcosa a una nazione fallo da te, vivere in un Paese alzati e fallo anziché siediti e aspetta».

Già, aspettare il lavoro seduti o accettarlo solo a determinate condizioni.

Indro Montanelli scrisse: «Solo chi non fa nulla non sbaglia mai, sbaglia solo a nascere».

E Oriana Fallaci non la pensava diversamente: «In Italia si parla sempre di Diritti e mai di Doveri. In Italia si finge di ignorare o si ignora che ogni Diritto comporta un Dovere, che chi non compie il proprio dovere non merita diritti».

Sul fatto che il «reddito» sia la strada giusta ha espresso qualche dubbio persino Papa Francesco, che ha detto: «Bisogna pensare a una promozione dei poveri che superi il mero assistenzialismo».

Concetto caro anche a un pensatore conservatore americano, Arthur Vandenberg: «È più importante la redistribuzione delle opportunità che quella della ricchezza».

Voler ridistribuire ricchezza è principio nobile, ma cinicamente il miliardario americano Jean Paul Getty ricordava che «se prendessimo tutto il denaro che c'è nel mondo e lo dividessimo in parti uguali tra tutti gli abitanti della terra, tornerebbe presto nelle stesse tasche in cui era».

Come dire, la ricchezza privata e meritata, non l'assistenza pubblica, può fare girare il sistema.

A proposito, sempre la Thatcher sintetizzava: «Nessuno ricorderebbe il Buon Samaritano se avesse avuto solo buone intenzioni. Aveva anche i soldi».

Ma niente, a Di Maio tutto questo non interessa.

Lui è convinto che serva premiare chi, come Charlie Brown, pensa così: «Oggi non faccio niente. Anche ieri non ho fatto niente, ma non avevo ancora finito».

*www.ilgiornale.it    

tutti pazzi per la Civita