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I due militari non devono essere giudicati in India

di Cristofaro Sola*

Ha appena cominciato e, come si dice a Napoli, sta prendendo paccheri (schiaffi per i lettori di fuori le mura) in dosi industriali.

Il “menato” in questione è Renzi. Il novello sposo non sembra proprio in ottima salute considerato che solo da poche ore ha cominciato la sua luna di miele con gli italiani.

Allora, tutto male? Non proprio. Qualcosa di positivo sembra muoversi dalle parti del ministero della Difesa.

La ministra Pinotti in due successivi impegni istituzionali di alto livello: l’audizione al Senato e il summit dei ministri della Difesa dei Paesi aderenti alla Nato, ha detto chiaramente quale sia oggi la posizione del Governo italiano sulla questione dei marò.

E la cosa ha subito attratto la nostra attenzione visto che, sull’argomento, abbiamo fatto un punto d’onore tenere i fari costantemente accesi. Ma procediamo con ordine.

L’altro giorno nell’aula parlamentare era in discussione la conversione del decreto legge di proroga delle missioni militari all’estero.

Alcuni senatori dell’opposizione avrebbero voluto inserire un emendamento per vincolare il provvedimento alla risoluzione della vicenda umana e giudiziaria dei nostri ragazzi trattenuti illegittimamente in India.

La senatrice Pinotti è intervenuta spiegando che una simile posizione avrebbe penalizzato i nostri alleati, non certo il governo indiano.

Tuttavia, sul caso dei marò la ministra ha formalmente affermato ciò che in questi due anni non avevamo mai sentito dire dai nostri rappresentanti: i militari non devono essere giudicati in India.

Ergo, la giurisdizione in ordine all’operato dei fucilieri imbarcati sulla “Enrica Lexie” non può essere indiana.

Finalmente! A Roma qualcuno ha avuto il coraggio di sostenere la prima elementare verità di questa storiaccia.

La linea italiana, dunque, sembra deviare rispetto alla debolezza dei precedenti governi nostrani che si erano piegati alla volontà degli interlocutori asiatici, sostenendo che la nostra difesa sarebbe avvenuta “nel processo”… indiano. La posizione della Pinotti, invece, rovescia la prospettiva. Buon segno. Ora, però, si tratta di capire come s’intenda agire per dare seguito alla pur fondamentale presa di posizione assunta nell’alta sede del Senato della Repubblica. La ministra è volata a Bruxelles per il vertice Nato. Prima ha rilasciato una dichiarazione alla stampa nella quale ha rassicurato tutti che avrebbe posto la questione dei nostri fucilieri di Marina, giacché essa “deve essere considerata a tutti gli effetti come una questione di rilievo internazionale”. Giusta posizione! Soprattutto logica: se siamo sulla stessa barca, non potete far finta, cari alleati, che il problema con l’India sia questione privata italiana. Quindi, affrontiamola insieme.

Sarà perché è donna, sarà perché è genovese o forse perché è professoressa di lettere al liceo, ma deve averlo spiegato così bene agli altri partner che il già silente Rasmussen si è detto “personalmente molto preoccupato della vicenda dei due marinai italiani in India”. Alleluia! Ce ne ha messo un po’ il giovanotto, ma alla fine ha detto qualcosa di significativo. Chissà, forse si è ricordato di quanto l’Italia, e Berlusconi in prima persona, nel 2009 avessero fatto, con l’aiuto di Obama, per metterlo in sella lì, alla guida dell’Alleanza da segretario generale, convincendo un riluttante alleato turco. Proprio Erdogan del fascinoso danese proprio non voleva sentire pronunciare neanche il nome a causa di una mancata solidarietà. Rasmussen, da premier danese, non avrebbe dato agli islamici giusta soddisfazione censurando certe stupide vignette, circolate nel suo Paese, che sfottevano il profeta Maometto.

Ma Berlusconi l’ha messa sul personale e Rasmussen è passato.

Comunque, come abbiamo inveito denunciando le inettitudini e gli interessi di bassa cucina dei precedenti Governi nati e allevati sotto il ventre dell’alto colle quirinalizio, oggi con cavalleresca lealtà di oppositori irriducibili dobbiamo riconoscere che la neo ministra ha mosso un passo nella giusta direzione. Eppure, chi l’avrebbe detto che la ragazza arcobaleno di Porto Alegre, la pacifista iscritta al Pci, la sostenitrice del Genova Global Forum, che nei drammatici giorni del 2001, durante gli scontri al G8 tra no-global e forze dell’ordine, si prestò a soccorrere i manifestanti, proprio lei sia diventata la “lady di ferro” della Difesa italiana. Si vede che sui piagnistei di Agnoletto e compagni, abbia fatto aggio la lettura dell’“Anabasi” di Senofonte e del “De bello Gallico” di Giulio Cesare. Poi dicono, il liceo classico…

Adesso però lo sguardo lo puntiamo verso il Governo. Bisogna verificare quali iniziative si vogliano concretamente mettere in campo. Non nascondiamo una certa preoccupazione per il rischio, concreto, che certi interessi possano frenare l’abbrivio che sta spingendo il Governo verso la soluzione del problema. È inutile prenderci in giro. Sappiamo benissimo che alcuni imprenditori “coraggiosi” nostrani abbiano interesse a che la posizione dell’Italia nei confronti dell’India resti uguale a quella tempestivamente assunta da Monti e prudentemente mantenuta da Letta, cioè carponi. Loro se ne fregano dei nostri ragazzi e dell’onore dell’Italia, loro pensano a fare i danè.

Eppure non dovremmo preoccuparci viste le dichiarazioni dello stesso Renzi. Ma qualcosa ci dice che è bene restare vigili perché dalle parti di Palazzo Chigi si respira ancora una certa puzza di bruciato. A meno che l’odorino non provenga da via Molise, dalla sede del ministero dello Sviluppo Economico dove siede una garbata gentildonna che per caso, solo per caso, in India ha un megastabilimento di proprietà. Mica c’è conflitto d’interessi? No di certo, sostenerlo sarebbe pensar male. Ma sì! Forse è soltanto un’impressione da malpensanti. Per ora.

*www.opinione.it

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