IL MANZONI VAMPIRIZZATO

di Carlo Bordoni

Tutti conoscono “I Promessi sposi”. Se non altro per esser stati costretti a studiarlo a scuola, senza leggerlo interamente. Succede ai classici, il cui destino è proprio quello di essere orecchiati, piuttosto che letti. “Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno…” Si comincia sempre da qui, immancabilmente. Il seguito può avere infinite varianti, ma l’incipit è sempre lo stesso. Indica una strada, ammicca, prende per mano, rassicura.

L'enigma Keynes: ricetta o causa della crisi?

Quattro libri rilanciano le teorie dell’economista britannico.

A difenderlo è Giorgio La Malfa, ad accusarlo Franco Reviglio, Francesco Forte e Hunter Lewis

di Luca Ricolfi

Dopo qualche decennio di sordina, il pensiero di Keynes è tornato al centro dell’attenzione, non solo fra gli economisti. La ragione è semplice: per uscire dalla crisi i Paesi sviluppati stanno adottando politiche essenzialmente keynesiane, ma non tutti gli esperti sono convinti che funzioneranno.

Il verismo È una corrente letteraria italiana nata all'incirca fra il 1875 e il 1895 ad opera di un gruppo di scrittori - per lo più narratori e commediografi - che costituirono una vera e propria "scuola" fondata su precisi principi.

Nasce sotto influenza del clima del positivismo, quell'assoluta fiducia nella scienza, nel metodo sperimentale e negli strumenti infallibili della ricerca che si sviluppa e prospera dal 1830 fino alla fine del XIX secolo.

Dalla presentazione del libro

Le Orme della Vita di Manuela Berardinelli
di
Daniela Pacella
Ne
LE ORME DELLA VITA la scrittrice cambia totalmente impronta, non parla più in prima persona, come se scrittrice e protagonista fossero la medesima persona, come quasi voler raccontare stralci di storie vissute, amate fino alla disperazione e segnate da un oblio lacerante che induce la protagonista alla ricerca continua di conferme dalla persone amata, spesso fugace e distante.

Tornano le «Note azzurre», integrali e più pungenti

di Giovanni Gavazzeni 

«Era un’inesauribile zecca di epigrammi, pittoriche frasi, non sospettati modi di dire, ed era una miniera senza fine di aneddoti sconosciutissimi quanto interessantissimi per la storia dell’Arte e la cronaca milanese».

È Carlo Dossi che schizza un ritratto per frammenti fulminanti dello scrittore-critico Giuseppe Rovani.
Ciò che Dossi ammirava in Rovani, il lettore odierno lo ritrova intatto nelle 5794 Note azzurre che l’aristocratico erede di quello spirito milanese, rimpianto e perduto, scrisse fra il 1866 e il 1907.