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IL MANZONI VAMPIRIZZATO

di Carlo Bordoni

Tutti conoscono “I Promessi sposi”. Se non altro per esser stati costretti a studiarlo a scuola, senza leggerlo interamente. Succede ai classici, il cui destino è proprio quello di essere orecchiati, piuttosto che letti. “Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno…” Si comincia sempre da qui, immancabilmente. Il seguito può avere infinite varianti, ma l’incipit è sempre lo stesso. Indica una strada, ammicca, prende per mano, rassicura.

E poi, subito dopo, tradisce le aspettative del lettore. Perché parodiare i classici è un esercizio abituale, sottintende un intento dissacratorio e innovatore. Ma un classico è un classico e, per quanto la parodia lo stravolga, non ne scalfisce l’importanza.

Anzi, la riafferma. I Promessi sposi del Manzoni ne è un esempio.

Puntualmente è ripreso con intenti decostruzionisti, ma ne esce sempre riconfermato, perché – scriveva Calvino – “un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso”.

Come nel caso della riscrittura di Guido Da Verona. Nel 1929 l’autore di Mimì bluette pubblicò una versione erotica e antireligiosa del capolavoro del Manzoni, che sollevò scandalo e fu  messa all’indice. Da Verona, scrittore di profonde influenze dannunziane e di gusti piccolo-borghesi, non scelse bene il momento, visto che il 1929 era proprio l’anno in cui Mussolini dava l’addio al fascismo laico, firmando i Patti Lateranensi.

Ogni epoca ha le sue modalità di parodiare i classici: se gli anni Venti del secolo scorso sono stati caratterizzati dal desiderio di épater le bourgeois, eccitando gli animi delle lettrici daveroniane con i turbamenti erotici di Renzo e Lucia, gli anni Dieci del terzo millennio si meritano una caricatura in chiave vampiresca. 

È noto che Manzoni cita un manoscritto seicentesco: “L’Historia si può veramente definire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita.”

Adesso si scopre che ne esiste un altro, che ha sì a che fare con i “cadaueri”, ma rilegge la storia in chiave gotica. Una scoperta sensazionale? Ma no. È un ennesimo escamotage letterario, questa volta adottato da un sedicente Anonimo Lombardo, nostro contemporaneo.

All’interno di queste 370 pagine, che ripercorrono pedissequamente tutti i luoghi manzoniani, non ci sono solo i vampiri, creature romantiche che mescolano sapientemente amore e morte, ma l’intero universo orrorifico, dai licantropi, l’Innominato, alle streghe, la monaca di Monza, passando per i riti satanici, i fantasmi, gli zombi e ogni altra diavoleria. Don Rodrigo è un vampiro signorotto che s’invaghisce di Lucia e fa di tutto per averla, ostacolando il suo matrimonio. Fra Cristoforo è un cacciatore di non-morti, la monaca di Monza una strega che compie riti innominabili in convento.

La peste di Milano è trasformata in un’invasione di zombie che annientano la popolazione.L’Anonimo Lombardo immagina che l’autore del libro, un vampiro egli stesso, figlio di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, attraversi la storia – dal ’600 ai giorni nostri – per ristabilire la verità che il Manzoni ha travisato.

Un “attraversamento” che fa tanto ripensare al recente Cimitero di Praga di Eco, dove il protagonista, Simonini, compie un analogo excursus, testimone diretto degli avvenimenti storici più importanti del secolo. Dallo sbarco dei Mille all’affare Dreyfus.

L’Anonimo Lombardo è un grande affabulatore, appassionato di letteratura di genere, avvezzo a frequentare storie popolari e feuilleton, senza dubbio Fermo e Lucia (Casa del Manzoni, 2006).

Lo sottolinea la nota editoriale diffusa dall’ufficio stampa Rizzoli (che si è appena trasferito nella nuova sede di via Rizzoli a Milano), quasi a suggerire un indizio.

Dietro lo pseudonimo si cela di certo uno scrittore dotto e famoso, che opera nell’entourage del gruppo RCS. Si fanno i nomi più disparati, da Alberto Arbasino a Umberto Eco, e di sicuro si scatenerà un dibattito su cui si eserciteranno a lungo i critici letterari.

Chissà che, sull’onda del successo dei vampiri adolescenti di Stephanie Meyer, I Promessi morsi non si presti a divenire libro di testo nella scuola della riforma Gelmini. Sicuramente i ragazzi si divertirebbero di più e, magari, lo leggerebbero davvero.

AbruzzoPress