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Libro e film svelano.

Per coprire gli aerei spia la Cia inventò la bufala dei dischi volanti

di Antonio Angeli* 

L'Area 51 è una base militare che prende il nome da una mappa. I suoi occupanti la chiamavano «Para­dise Ranch».

Fu costruita nel 1955 e qui fu portato un Mig 2 sottratto ai sovietici per carpirne i segreti. Metà degli ufo avvistati del 1957 sono in realtà aerei di questa base.“Era perfettamente liscio. Semplicemente incredibile. Potevo prendere l'auto del comando e andare a tutta velocità, non si sarebbe fatta nemmeno un graffio”.

Questa la descri­zione del Groom Lake, una pista di atterraggio naturale in Nevada, negli Stati Uniti. A parlare un uomo anzia­no dallo sguardo incredibilmente fred­do: è il colonnello dell'Aeronautica Mi­litare statunitense Hugh Slater, che ammette senza difficoltà: io sono sta­to il comandante dell'Area 51.

Un libro negli Stati Uniti ha sconvol­to il mondo degli ufologi: «Area 51: una storia senza censura della base militare segreta americana». Gli appas­sionati delle «teorie del complotto» fanno gli scettici, ma l'autrice è una giornalista di fama: Annie Jacobsen, del Los Angeles Times.

Al libro è segui­to un documentario: «Inside Area 51» che sarà trasmesso questa sera in esclusiva alle 21,10 su National Geo-graphic Channel, canale 403 di Sky.Il libro e il documentario svelano i segreti dell'Area 51, dagli anni '50 uno dei luoghi più protetti e misteriosi del­la della Terra.

Per moltissimi ufologi si tratta di una base enorme, tutta sotter­ranea, dove un'organizzazione segreta americana avrebbe nascosto dei di­schi volanti (primo fra tutti quello di Roswell) e i loro occupanti alieni preci­pitati sul suolo degli Stati Uniti per carpirne i segreti.

Sull'Area 51 sono stati scritti decine di libri, girati moltis­simi documentali. Ma mai nessuno è riuscito a penetrare il velo di mistero. Fino ad ora.Nel film, per la prima volta, parla chi in questa base segretissima ha la­vorato per anni.

E innanzitutto ne vie­ne svelato il vero nome: «Paradise Ran­ch», forse per smorzarne un po' l'aspetto militare e austero. I visi di ingegneri ed ex piloti intervistati sono sorridenti e un po' incerti: in fondo sono passati tanti anni, non si sento­no più vincolati dal segreto, ma parla­no con cautela.

Dalle loro parole appa­re chiaro che l'Area era una fabbrica di aerei-spia, velivoli che non poteva­no essere rilevati dai radar e che servi-vano per andare a «rubare» immagini in territorio russo. Anche se non pote­vano essere colti da strumenti elettro­nici gli aerei però potevano essere vi­sti da terra e da altri aerei.

Fu la Cia ad inventare la storiella dei dischi vo­lanti, molto più comoda della realtà. E uno specialista in velivoli supersonici chiarisce subito: «La Cia non ha am­messo e non ammetterà mai che c'è un'Area 51. Fine della storia».

Ma que­sta base esiste e fu voluta proprio dalla Cia per sviluppare e testare i progetti militari americani più segreti. L'Area 51 fu costruita nel 1955 attor­no al letto di un lago prosciugato noto come Groom Lake, un luogo isolato, privo di vegetazione e protetto dalle montagne vicino a Las Vegas.

Qui è stato sperimentato l'aereo spia U2, for­nito di telecamere ad alta risoluzione, progettate per scattare fotografie dai limiti della stratosfera e anche il velivo­lo Oxcart, non rilevabile dai radar e capace di fotografare oggetti da 27mila metri di altezza, viaggiando a 3.500 chilometri orari.

Il documentario mo­stra per la prima volta immagini ripre­se in volo sulla Corea del Nord, filma­te dalla Cia e mai rese pubbliche.

E foto dell'interno della base, con i suoi hangar pieni di ingegneri e tecnici al lavoro. Niente ufo, niente alieni, nien­te complotti. Ma alla fine del docu­mentario l'ex amministratore dell’Area 51 ammette: «Devo essere one­sto. Vi ho raccontato solo una parte della storia».

*www.iltempo.it