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Cani e gatti nella vita del Papa, Veltroni, Calderoli, D’Alema

di Fabrizio Assandri*

Bo, un esemplare di «cao de agua» portoghese regalatogli da Ted Kennedy, scorazza intorno a Barack Obama. Il presidente non aveva cani, ma «è stato costretto a prenderne uno dall’opinione pubblica americana».


È un’enciclopedia di curiosità e frasi celebri, ma anche un viaggio nella storia e nei modi di concepire il rapporto tra potere e animali il libro «In politica se vuoi un amico comprati un cane» - il titolo viene da una frase del presidente Usa Truman – della giornalista Carola Vai, edizioni Daniela Piazza.

L’autrice entra nelle stanze dei bottoni passando dalle cucce sotto le scrivanie dei potenti. È un libro bipartisan, con interviste a Montecitorio ai politici italiani viventi di destra e di sinistra e ricostruzioni per i leader stranieri e personaggi storici. Così si scopre che «il trota» Renzo Bossi, come suo padre, non si stacca mai dal suo labrador, stessa razza di Lulù, il cane di D’Alema, mentre cani e gatti affollano le ville del Cavaliere. Anche l’avvocato Agnelli era un estimatore della compagnia di Fido, da lui definita «insostituibile». Pertini fu il primo a far seppellire il proprio cane, il barboncino Truck, nel cimitero degli animali a Romao. «Ce ne sono altri due, ma il custode del cimitero non ha voluto rivelarmi di chi si tratta». Amanti di animali erano anche i padri della patria: se Garibaldi a Torino fondò l’Enpa, «Cavour sosteneva che se tuteliamo la salute degli animali, facciamo del bene anche al popolo».

Nel libro compaiono Fassino, con Nina, Bindi, Veltroni, Buonaiuti, Scajola e, immancabile, la Brambilla. Il più «esotico» resta Calderoli, che ammette di aver avuto nel passato due lupi e un tigrotto, dato via dopo che si era divorato un cane. Se i nostri politici parlano poco dei loro animali, spesso all’estero, come fece Roosevelt con il suo cane Fala, sono utilizzati per comunicare con i cittadini. Un capitolo riguarda Torino, considerata la prima città «a misura di animali». Un capitolo è destinato a un «gattaro» d’eccezione, Benedetto XVI. «Non è riuscito a portarsi nella casa papale i suoi amati felini, anche se ne ha alcuni di porcellana», aggiunge Vai. Prima della fumata bianca, «Ratzinger era solito portare il mangiare nelle colonie feline del Vaticano». Il libro sarà presentato sabato alle 18 al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9 a Torino.

*www.lastampa.it

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