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Perché sul lavoro si dovrebbe tornare al "lei"

 

di Francesco Rigatelli*

Spesso nei libri c’è un punto di ritorno. Che si distingue da quello di non ritorno perché riporta al concetto base, al sottofondo di senso che dopo 260 pagine emerge d’improvviso. Ed è proprio a pagina 260 di «Dal detersivo alla Ferrari», edito da Egea, la casa editrice della Bocconi, che Antonio Ghini infila i due paragrafi «L’abito fa il monaco» e «Non dare del tu», illuminanti la storia sua e ciò che racconta.


L’autore, spieghiamolo subito, è uno che minorenne a Bologna ammirava sfrecciare il pilota Tazio Nuvolari alla Mille Miglia. Col tempo è diventato responsabile Comunicazione della Ferrari e ora è direttore della rivista ufficiale per i ferraristi.

Nel 2007, per i 60 anni dell’azienda, ha realizzato per Rizzoli con lo storico dell’auto Gianni Rogliatti l’opera più completa sulla rossa. Il cui titolo, «Ferrari. L’opera e il sogno» ricorda la frase di Enzo Ferrari ripresa in questi giorni per pubblicizzare la sua casa museo a Modena: «Se lo puoi sognare, lo puoi fare».

Ghini è un emiliano cresciuto alla scuola della velocità che non è perdita di stile. E il suo manuale altro non è che il mondo della comunicazione da quel punto di vista. «Se una banca decidesse di far indossare la divisa ai propri dipendenti, ne trarrebbe benefici certi».

Ma se Ghini non è così giovane da immaginare un futuro vetri e open space alla Google dove i dipendenti sono più amici che colleghi, l’autore non è neppure tanto vecchio da limitarsi a visioni militari: «Bisogna chiedere a uno stilista una collezione unica, ma articolata per capi da poter scegliere: chi non vuole la giacca avrà il maglioncino, chi non il tailleur una camicetta. Fantastico».

Continua Ghini nel paragrafo dopo: «L’Italia, sui posti di lavoro, ha conservato per molto tempo il lei. Saranno stati il post Sessantotto, la scimmiottatura dell’inglese o il tentativo di fare dell’azienda una squadra, fatto sta che il tu, a un certo punto, è dilagato».

Anche questo esempio racconta la visione dell’autore. Per Ghini un certo rigore e una consapevolezza del proprio lavoro, diciamo da dopoguerra, sono il metodo per ogni buona comunicazione aziendale.

Nel libro ci sono storie, personaggi e casi, ma il motore di tutto è questo. Tanto che per Ghini ogni documento aziendale andrebbe preceduto dai valori di riferimento del gruppo. Soprattutto per ricordarseli.

*www.lastampa.it