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Domenico Vecchioni, già diplomatico di carriera e oggi  divulgatore storico in  diversi libri di successo, ha di recente pubblicato “Chi ha assassinato Rasputin? – Vita, sesso e miracoli del diavolo santo”,  un  nuovo interessante testo edito dalla GBE (Ginevra Bentivoglio Editoria).

di Giovanna D’Arbitrio

Da esperto saggista si è distinto per agili volumi di biografie storiche, esaurienti e semplici (qualità non facili  da abbinare), utili per la conoscenza di personaggi come Evita Peron, Raúl Castro,  Raoul Wallenberg e altri.

Opere di grande rigore storico nel rispetto di verità e  fatti, ma che si leggono tutto d’un fiato, come quella più recente su Rasputin, quasi un thriller che avvince il lettore fino all’ultima pagina, pur nella consapevolezza che l’autore racconta un storia vera riassumendola con abilità in poco più di 170 pagine.

“Chi era davvero Rasputin?” egli si chiede nell’ attenta ed avvincente analisi di un personaggio ricco di sfaccettature e contraddizioni. Demonio malefico, profeta illuminato, guaritore con poteri paranormali, peccatore, santo?

Nella storia moderna poche figure sono state tanto  calunniate quanto quella di Grigorij Efimovitch Rasputin (Pokrovskoe 1869 – Pietroburgo 1916), celebre consigliere alla corte dell'ultimo zar di Russia, Nicola II Romanov, ammirato dalla zarina Alessandra Fëdorovna come guaritore in grado di curare la grave forma di emofilia del figlio, Alessio, principe ereditario.

La sua dissolutezza in campo sessuale, i suoi veri o presunti intrighi politici, la sua stessa morte, avvenuta in circostanze  tragiche, hanno alimentato una vera e propria leggenda nera assegnandogli un posto di rilievo tra i personaggi “maledetti” della storia.

Ma al di là della leggenda, l’autore sembra voler dimostrare che l'odio implacabile di una parte dell’high society russa, potente, corrotta e ben radicata nei suoi privilegi, sia stata la causa della tragica fine di Rasputin, osteggiato per la sua ferma opposizione alla prima guerra mondiale e la sua dichiarata aspirazione ad una maggiore giustizia sociale. A ciò si aggiunse una meschina gelosia di casta, nei confronti di un uomo del popolo, di un ex mugjk che era riuscito  a rendersi indispensabile alla corte di Pietroburgo.

Non gli giovò senz’altro la sua discutibile popolarità fra le dame dell'aristocrazia per un singolare uso di misticismo e sensualità abilmente mescolati, pratiche apprese come seguace della setta dei “Flagellanti”: tra estasi, preghiere, visioni e penitenze, sostenute da vigorosa virilità, l’ex contadino siberiano non si dimostrò certo insensibile alle grazie del gentil sesso.

A decidere la sua morte fu dunque un pugno di nobili debosciati guidati da Felix Yusupov, giovane aristocratico omosessuale ossessionato dal perverso fascino di Rasputin, ma secondo l’autore anche servizi segreti inglesi furono implicati nella congiura, preoccupati per la sua influenza presso i sovrani russi nel perseguire un fermo, sensato programma di pace (anche di pace separata, se necessario).

L’opera di Vecchioni ripercorre con abilità le oscure trame dei rapporti internazionali a cui si aggiungono quelle “di palazzo” intorno al potere zarista in declino in una Russia travolta da una grave crisi economica e politica all’ inizio del ‘900.

Presenti nel volume molteplici testimonianze epistolari, nonché il referto dell’autopsia sul corpo del “diavolo-santo” e un estratto del rapporto del 1993 attestante gli esiti del primo esame autoptico che spazzò via tante ricostruzioni fantasiose.