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L’amico ebreo di Hitler

di Filippo Panza*

Una amicizia forse non cambia la storia, almeno quella che studiamo sui libri di scuola.

Ma potrebbe aggiungere un nuovo, sorprendente, capitolo a un romanzo che sembrava finito da tempo.

Il protagonista, questa volta, è addirittura Adolf Hitler, uno dei dittatori più crudeli mai esistiti, fondatore del nazismo e ideatore della persecuzione ebraica.

A distanza di quasi 70 anni dalla sua morte, avvenuta nel 1945 con il suicidio, in parte ancora da decifrare, nel bunker di Berlino, una lettera sembra mostrare il Fuhrer sotto una luce diversa. In un documento datato 1940, che è stato ritrovato tra i reperti della Gestapo, la famigerata polizia politica del Terzo Reich, emerge, infatti, che Hitler offrì protezione a un comandante di origine ebraica.

Si tratta di Ernst Hess, suo amico sin dai tempi della Prima Guerra Mondiale, quando aveva combattuto al fianco del futuro dittatore nazista nelle trincee delle Fiandre.

Adolf, nonostante dal 1936 fossero in pieno vigore le terribili e umilianti leggi razziali, che lui stesso aveva ideato, decise di salvare l’amico dall’Olocausto e da una probabile morte in un campo di sterminio.

Hess, che nel primo dopoguerra era diventato un giudice in Germania, aveva una madre ebrea.

Ma il Fuhrer si impegnò prima a procurargli una nuova identità e poi un passaporto con il quale fuggire in Italia.

Tutto questo, secondo quanto è scritto nei documenti ufficiali, rischiava, comunque, di non essere sufficiente per salvare il comandante ebreo. Hess, infatti, dovette anche sposare una protestante, con cui poi ebbe una figlia, per garantirsi la sopravvivenza.

La lettera ritrovata non può certo bastare a riabilitare Hitler.

Il dittatore, da anonimo reduce di guerra austriaco e pittore di strada, in poco più di 12 anni di dominio assoluto, si rese responsabile dello sterminio di 6 milioni di ebrei, di massacri, rastrellamenti e persecuzioni nei confronti di un incredibile numero di categorie ritenute inferiori o dannose per la società.

Sulla base dei principi della superiorità della razza ariana, enunciati nel suo libro “Mein Kampf”, il leader nazista mise in atto un lucido, quanto estremamente tragico e complesso, piano criminale.

I morti alla fine sono stati decine di milioni.

E il numero preciso non sarà mai stabilito.

Ora, però, le ultime novità sembrano dirci che anche uno dei peggiori ‘mostri’ della storia dell’umanità avesse un cuore, magari poco sviluppato.

Ma aspettiamo prima di inserire il famigerato Fuhrer nella lista dei casi alla Dottor Jekyll e Mister Hide.

Il suo lato positivo è ancora troppo flebile per poter sperare almeno di lottare contro la sua natura malvagia.

*www.yahoo.com

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