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La magia di un numero

La Divina Proporzione è fondata sul Numero Aureo che, secondo alcuni, racchiude la chiave della conoscenza: 1,618.

Questo numero corrisponderebbe a "una proporzione considerata particolarmente estetica" e definisce il rapporto ideale, una grandezza aritmetica gradevole all'occhio, nota come "giusto mezzo" o "sezione aurea".

Chiamato anche phi, serve a tracciare cerchi divisi in dieci (i decagoni) o in cinque (i pentagoni, detti anche pentagrammi o pentacoli).

La scoperta empirica del numero aureo "risale all'antichità più remota, probabilmente all'epoca preistorica".

Si presume che i nostri antenati impararono molto presto a tracciare cerchi e a dividerli e se privilegiarono la divisione per dieci e per cinque fu perché... avevano cinque dita.

Cifre letteralmente "a portata di mano", dunque, che portarono naturalmente a calcolare certe proporzioni.

Ma furono i greci, in particolare Euclide, a teorizzare questi sapienti calcoli.

Prima di lui, anche Pitagora, o quantomeno i suoi discepoli, tentarono di svelare il mistero di questo numero.

Nella loro setta, rigorosamente esoterica, il Numero Aureo fu associato al sacro e in particolare alla stella a cinque punte, simbolo di vita, di bellezza e di amore.

Si pensa che il Pentacolo fosse il segno di riconoscimento dei pitagorici ma, considerato spesso come un talismano della salute, il simbolo attraversò secoli: lo troviamo su molte monete antiche e in numerose cattedrali e chiese gotiche.

Anche Platone riconobbe al Numero Aureo un ruolo determinante per spiegare l'universo.
Nel XII secolo,
Fibonacci, detto Leonardo da Pisa, matematico, commerciante e grande viaggiatore, si accosterà alle teorie platoniche durante un soggiorno in Medio Oriente.

A lui si devono le famose "sequenze di Fibonacci".

Nel Medioevo il pentagono diventò, per pittori e architetti, il simbolo della "Quintessenza": letteralmente il quinto elemento, ossia la perfezione assoluta, la bellezza perfetta.

I pentacoli e i cerchi, tracciati al compasso, diventarono anche segreti custoditi gelosamente dalle corporazioni.

Leonardo Da Vinci, nel 1509, illustrò il "De divina proporzione", l'opera di un francescano matematico, Luca Paolini.

Il libro ebbe una grande risonanza: metteva per iscritto una tradizione orale.

Svelava un mistero.

Oggi la Divina Proporzione è presente nelle arti ma anche in natura, in architettura, Le Corbusier l'ha usata spesso, in pittura, in musica, nella struttura di alcune poesie, ma anche nel regno vegetale e animale.

Molti fiori hanno cinque petali, alcune foglie sono disposte sul gambo secondo le regole del phi, la stella e il riccio di mare obbediscono sempre al phi.

La Proporzione Divina sembra ispirare anche le dimensioni del corpo umano: l'ombelico, per esempio, divide il corpo secondo il Numero Aureo.

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