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Secondo quanto afferma l'ingegner Felice Vinci nel libro “Omero nel Baltico”, le gesta dei Danai, narrate nei poemi omerici, non si sarebbero svolte nel Mediterraneo, ma nei mari del Nordeuropa.

Partendo da uno scritto di Plutarco, nel quale lo storico greco sostiene che l'isola di Calipso.

Ogigia, è situata a cinque giorni di navigazione dalla Britannia, Vinci ha analizzato numerosi toponimi dell'Europa settentrionale, sorprendentemente simili a quelli omerici, nonché svariati fenomeni naturali, come gli enormi gorghi d'acqua detti maelstrom, che ricordano Scilla e Cariddi.

Egli è quindi giunto a sostenere che i Danai (nome con cui Omero indicava i Greci) erano in realtà Danesi dell'età del bronzo, migrati in seguito nel Mediterraneo, dove attribuirono alle nuove terre i toponimi dei luoghi nati!

Omero nel Baltico, saggio sulla geografia omerica è il titolo di un saggio di Felice Vinci, ingegnere nucleare e storico dilettante, pubblicato nel 1995.

Il libro, tradotto in varie lingue, presenta la teoria storico-letteraria dell'autore sull'ambientazione dell'Iliade e dell'Odissea: gli eventi in esse narrati non si sarebbero svolti nel Mar Mediterraneo orientale, come si è sempre creduto, ma nei mari dell'Europa settentrionale (Mar Baltico e nord Atlantico).

La teoria ha avuto ampio riscontro mediatico ed ha suscitato dibattiti nel mondo accademico: appoggiata da alcuni studiosi, non ha per altri basi abbastanza fondate in campo linguistico e archeologico.

Secondo Vinci, gli Achei sarebbero vissuti agli inizi del II millennio a.C. sulle coste del Baltico e alla metà del millennio, in seguito ad un irrigidimento del clima, individuato in quest'epoca dalla paleoclimatologia, si sarebbero spostati verso sud lungo il corso del fiume Dnepr giungendo al Mar Nero e all'Egeo.

I nuovi venuti avrebbero fondato le città micenee e avrebbero quindi dato alle nuovi sedi i nomi delle località nordiche, ma in modo non perfettamente rispondente alla loro collocazione geografica originaria, a causa delle differenze di conformazione delle due regioni.

Con la migrazione avrebbero inoltre portato con sé i propri tradizionali racconti orali, una saga poetica ambientata nelle località della patria originaria, tra il mar Baltico e il Mare del Nord.

La guerra di Troia si sarebbe svolta dunque non intorno al XIII secolo a.C., come normalmente ritenuto, ma intorno al XVIII secolo a.C..

Dopo ottocento o novecento anni di trasmissione orale, i poemi sarebbero quindi stati trascritti tra l'VIII e il VII secolo a.C.

A sostegno della teoria si cita il fatto che i Micenei siano considerati non una popolazione non autoctona, ma giunta in Grecia intorno al XVI secolo a.C.Vinci riporta inoltre l'ipotesi dello studioso indiano della fine dell'Ottocento Bal Gangadhar Tilak, secondo il quale, in base ai Veda le popolazioni indoeuropee sarebbero vissute anticamente nell'estremo nord dell'Europa e dell'Asia.

Il principale argomento su cui si basa l'ipotesi del libro è rappresentato dalle incongruenze che Vinci rileva tra la geografia descritta da Omero e la conformazione delle terre mediterranee, già notata da Strabone.

Le descrizioni geografiche dell'Iliade e dell'Odissea si adatterebbero invece perfettamente secondo Vinci a quelle del nord-Europa e le incongruenze nelle localizzazioni mediterranee sarebbero dovute all'applicazione dei vecchi nomi alle nuove località, la cui situazione geografica non sarebbe stata perfettamente conforme a quella originaria.

Anche la descrizione del clima nei poemi omerici si adatterebbe maggiormente alle regioni baltiche e infine sarebbero presenti numerose concordanze nelle usanze, nella mitologia e nella letteratura tra il mondo descritto nei poemi omerici e quello nordico di epoca medioevale.

Identificazioni di luoghi omerici dell'Iliade

Tra le identificazioni proposte, Itaca corrisponderebbe all'isoletta di Lyø nell'arcipelago danese della Sud Fionia, che corrisponderebbe per forma e posizione alla descrizione omerica, la più occidentale dell'arcipelago (notazione che non si adatta all'Itaca greca).

Vinci si spinge ad identificare un antico dolmen presente sull'isola danese e noto come "pietra della campana", con la "pietra del corvo" descritta nell'Odissea presso la casa del porcaro Eumeo.

L'arcipelago danese è composto da quattro isole maggiori come nella descrizione omerica (Dulichio, Same e Giacinto, la prima mai identificata in ambito mediterraneo, sebbene dovesse essere la più grande in base al numero di pretendenti alla mano di Penelope, secondo Vinci corrisponde all'isola di Langeland (Same sarebbe l'isola di Ærø e Zacinto quella di Tåsinge, come Vinci ritiene provato anche dall'assonanza del nome).

La città di Tebe in Beozia corrisponderebbe alla città svedese di Taby, situata poco a nord di Stoccolma.

Il fatto che a sud di Stoccolma si trovi una città di Tireso sarebbe secondo Vinci legato alla provenienza da Tebe dell'indovino Tiresia.La città di Troia corrisponderebbe a Toija nella Finlandia meridionale, situata vicino alla città di Turku, di cui Vinci nota l'assonanza nel nome con la Turchia dove si trova la Troia meridionale.

La geografia del luogo corrisponderebbe a quella descritta nell'Iliade: la città sarebbe sorta su una collina ai cui piedi scorrono due fiumi (gli omerici Scamandro e Simoenta) che confluivano nella pianura sottostante, oggi allagata. A pochi chilometri dal mare.

L'ipotesi secondo Vinci sarebbe confermata dal ritrovamento nella zona di resti dell'età del bronzo.

L'Ellesponto, chiamato da Omero "largo", sarebbe individuabile non nel lungo e angusto stretto dei Dardanelli, ma con il golfo di Finlandia, che rispetto alla Troia nordica si trova in una posizione corrispondente alla descrizione omerica, cosa che non accadrebbe con la Troia meridionale.)

Vinci cita inoltre le cronache danesi dello storico medioevale Saxo Grammaticus, che ricordano gli Ellespontini, un popolo nemico dei Danesi, e il nome della Finlandia in epoca romana come Aenigia (per Vinci corrispondente a terra di Aeni, ossia di Enea).

In base ai luoghi già ritenuti identificati e al "catalogo delle navi" nel secondo librodell'Iliade sono quindi identificate le città achee nel Baltico: Micene sarebbe sorta sul luogo dell'attuale Copenaghen e Ftia, patria di Achille, in Estonia.

Il Peloponneso corrisponderebbe all'isola di Sjælland, del tutto pianeggiante, il ché spiegherebbe la scelta di Telemaco di recarsi da Pilo a Sparta per via di terra anziché per mare.

Inoltre Omero descrive il Peloponneso come un'isola pianeggiante e ciò non si ritrova nel Peloponneso della Grecia, una penisola montuosa.

Identificazione dei luoghi omerici dell'Odissea.

Secondo Vinci, i viaggi di Ulisse si sarebbero svolti lungo le coste della Norvegia. La base è costituita da un passo di Plutarco, che colloca l'isola di Ogigia, dove Ulisse sarebbe stato tenuto prigioniero dalla ninfa Calipso, "a cinque giorni di navigazione dalla Britannia verso occidente": di conseguenza secondo Vinci sarebbe identificabile con una delle isole Färöer.

Da qui il poema riferisce che dopo un viaggio di diciassette giorni Ulisse sarebbe giunto nella terra dei Feaci, la Skeria, descritta con un alta costa rocciosa e ricca di boschi: secondo Vinci tale regione, che non potrebbe essere identificata nella localizzazione meridionale, sarebbe identificabile con la zona di Bergen sulle coste norvegesi, alla foce del fiume Figgjo, zona ricca di testimonianze dell'età del bronzo.

Questa collocazione spiegherebbe come mai Ulisse avesse notato all'approdo il mare rifluire nel fiume, fenomeno dovuto alle maree che non si verificherebbe nel Mediterraneo.

Vinci cita inoltre una carta marina dell'umanista svedese Olaus Magnus dove nei pressi di Bergen compare il toponimo di "Skere".Anche altri luoghi visitati da Ulisse sarebbero identificabili sulle coste norvegesi: l'isola della maga Circe e i luoghi da lei descritti (l'isola delle Sirene e le rupi erranti di Scilla e Cariddi) andrebbero collocati nell'arcipelago delle isole Lofoten: nei pressi, a causa di un riflusso delle maree, si crea il fenomeno del maelström, che corrisponderebbe al gorgo di Cariddi che inghiottì la nave di Ulisse e che come il gorgo norvegese è descritto formarsi tre volte al giorno.

L'isola di Eolo, il re dei venti, si troverebbe nelle isole Shetland, dove soffiano spesso venti che superano i 200 km/h.

Altri miti

Sempre secondo Vinci anche altre racconti della mitologia greca sarebbero ambientati nella stessa regione.

Tra questi il viaggio degli Argonauti, che secondo il mito raggiunsero la Colchide, dove si trovava il vello d'oro, procedendo verso est, e quindi arrivarono all'isola di Circe, dalla quale ritornarono in Grecia provenienti da ovest. L'identificazione della Colchide nel Mar Nero e dell'isola di Circe nel mar Tirreno costringerebbe secondo Vinci ad ipotizzare un improbabile itinerario per nave degli Argonauti nell'Europa continentale, lungo i corsi dei fiumi Danubio, Po e Rodano.

La navigazione sarebbe invece secondo Vinci il ricordo di un'antica circumnavigazione in senso antiorario della Scandinavia a partire dal Baltico, attraversando la Lapponia per via di terra attraverso i numerosi fiumi che la percorrono, per giungere alle isole Lofoten dove era stata localizzata l'isola di Circe.

Secondo il racconto di Circe ad Ulisse, per il viaggio di ritorno gli Argonauti scelsero la rotta che passava attraverso le "rupi erranti", da identificare con i numerosi e angusti stretti percorsi dalle correnti che si trovano tra le isole e la terraferma.

Un riferimento ad un'antica ambientazione nordica è individuabile secondo Vinci anche in una affermazione di Platone nel dialogo Crizia, che ricorda come un tempo Atene sorgesse in una zona pianeggiante e fertile e non aspra e montuosa: si tratterebbe secondo l'autore di un riferimento all'antica Atene baltica, che ritiene possa essere individuata presso l'attuale città di Karlskrona, presso la quale si trova il toponimo di Lyckeby, che ricorderebbe il Licabetto

Clima dei luoghi omerici Secondo Vinci il clima descritto nei poemi omerici è freddo e tempestoso: comparirebbe di frequente la nebbia e vi sarebbero forti venti e violente burrasche. I personaggi sono spesso descritti come rivestiti da pesanti mantelli e non sono mai descritti sudare per il caldo.

Sebbene nel periodo al quale è comunemente attribuita la guerra di Troia (XIII secolo a.C.) la temperatura media fosse più bassa dell'attuale, le condizioni climatiche descritte da Omero non si adatterebbero all'Egeo, soprattutto tenendo conto che le vicende narrate sembrerebbero svolgersi prevalentemente in estate.

La descrizione omerica si adatterebbe invece alle regioni baltiche nel XVIII secolo a.C., epoca nella quale Vinci colloca la guerra di Troia, quando le temperature nel nord Europa erano sensibilmente più alte delle attuali: proprio il successivo abbassamento della temperatura avrebbe in seguito costretto gli Achei ad emigrare verso sud.

Alcuni passi dei poemi omerici sono stati interpretati da Vinci come una descrizione di fenomeni tipici delle regioni nordiche.

Nella grande battaglia che occupa i libri centrali dell'Iliade compare in due momenti diversi il riferimento all'ora di mezzogiorno: secondo Vinci non si tratterebbe di un errore e la battaglia sarebbe durata due giorni consecutivi a causa della presenza del sole di mezzanotte, che permise di non interrompere i combattimenti.

Altri riferimenti al fenomeno sono considerati l'eccezionale durata del giorno nella terra dei Lestrigoni e l'impossibilità di orientarsi di Ulisse nell'isola di Circe, in quanto non può sapere dove sorge e dove tramonta il sole.

Somiglianze culturali

Sia nel mondo descritto dai poemi omerici sia tra i Vichinghi sono presenti simili aspetti nelle usanze, nella mitologia e nella letteratura, che secondo Vinci avrebbero potuto trasmettersi anche in un così lungo periodo, di oltre duemila anni.

Vinci cita l'usanza di riunirsi in assemblea, i grandi banchetti conviviali, l'esilio inflitto ai colpevoli di omicidio involontario. Le navi achee avrebbero inoltre in comune con quelle vichinghe l'albero smontabile, ritenuto utile in particolare nei mari settentrionali, per evitare la formazione di ghiaccio, e la doppia prua che consentiva,voltando i rematori, di navigare anche all'indietro (un riferimento a questo aspetto sarebbe secondo Vinci il termine amphielissai, "curvo da entrambi i lati" utilizzato diverse volte da Omero; inoltre la caratteristica sarebbe descritta da Tacito per i Germani).

Secondo Vinci la figura dell'aedo greco sarebbe simile a quella dello scaldo norreno. Omero inoltre farebbe frequente uso di una figura retorica nota come kenning nella letteratura nordica.Anche alcune figure mitologiche mostrerebbero somiglianze nelle due culture: Ulisse con la figura dell'arciere Ul nella saga islandese del XIII secolo Oddr l'arciere e con Amleto, protagonista di un'antica leggenda danese riportata nelle ''Gesta Danorum di Saxo Grammaticus nel XII secolo.

Anche numerose divinità sono simili: Afrodite corrisponde a Freyja, Ares a Thor, Zeus a Odino e le Chere, che nell'Iliade scendono sul campo di battaglia per portare via le anime dei guerrieri morti, sarebbero simili alle Valchirie.

Vinci ipotizza infine che la figura di Sleipnir, il cavallo di Odino dalle otto zampe, possa derivare da certe raffigurazioni di carri da guerra visti di profilo, in cui era visibile il solo cavallo in primo piano e solo le zampe del suo compagno.

Realtà storica delle vicende omeriche

Secondo Vinci la descrizione dell'Iliade non si adatterebbe ad una guerra in corso da dieci anni: nel catalogo delle navi Priamo domanda ad Elena di indicargli i capi achei come se non li avessi mai visti prima e nella descrizione viene indicato come morto nel frattempo il solo Protesilao, al momento dello sbarco.

Solo durante il racconto gli Achei decidono di costruire un muro a difesa delle navi: si doveva trattare di una semplice palizzata in legno, poiché il muro eretto dai Danai, che non avevano certo grandi materie prime, viene descritto come comparabile per altezza e resistenza a quello della città assediata: si tratterebbe di un tipo di fortificazione diffuso nel mondo nordico, dove scarseggiava la pietra, mentre la Troia mediterranea aveva mura in pietra.

Secondo l'interpretazione di Vinci la stesura originaria dell'Iliade avrebbe raccontato una guerra appena iniziata e interamente descritta nel poema. Si sarebbe trattato di una scorreria simile a quelle frequenti presso i Vichinghi e il motivo scatenante sarebbe forse stato proprio il rapimento di Elena e non motivi di natura commerciale legati al controllo delle rotte passanti da Troia: gli Achei infatti secondo il racconto omerico dopo la presa della città non vi stabilirono un presidio stabile.

Vinci avanza l'ipotesi che Menelao avesse acquisito il diritto al trono di Sparta proprio attraverso il matrimonio con Elena e che dovesse pertanto recuperare la moglie per garantire la legittimità del suo trono.

La durata tradizionale di dieci anni assegnata alla guerra, secondo Vinci sarebbe stata introdotta in seguito, per spiegare la lunga lontananza di Ulisse da Itaca. Secondo un'ipotesi di Vinci inoltre il vero Ulisse sarebbe morto a Troia e la strage dei pretendenti sarebbe stata compiuta da un impostore assoldato da Telemaco, che con il nuovo matrimonio di Penelope avrebbe perso il diritto alla successione.

Anche l'espediente del cavallo di Troia sarebbe stato introdotto in seguito solo nell'Odissea, allo scopo di attribuire a Ulisse la vittoria. Vinci ricorda inoltre che il simbolo di Stoccolma è un cavalluccio di legno colorato.

Reazioni alla teoria

La tesi presentata nel libro secondo lo stesso autore rappresenta una teoria non ancora verificata, che tuttavia giustificherebbe "l’avvio di ricerche archeologiche sui siti individuati".

Lo stesso Vinci in alcune interviste cita i contributi di studiosi di varie discipline alla formulazione della teoria e le conferenze e presentazioni da lui stesso tenute presso diverse università italiane ed estere, oltre che alcune positive recensioni sulla stampa, italiana ed estera.

Il libro, a partire dalla sua terza edizione nel 2002 è stato presentato dalla studiosa e traduttrice dei testi omerici Rosa Calzecchi Onesti, che auspica un'accurata opera di verifica sul campo da parte della comunità archeologica e la teoria è sostenuta da William Mullen, professore del dipartimento di studi classici del Bard College di New York.Nel 2007 hanno partecipato ad un seminario internazionale svoltosi a Toija, in Finlandia, la località identificata da Vinci con la Troia omerica, specialisti di varie discipline che suggeriscono l'opportunità di approfondire le ricerche sia dal punto di vista letterario che dal punto di vista archeologico, allo scopo di trovare le prove a sostegno della teoria di Vinci.

Le tesi di Vinci sono state riprese anche nell'ambito di un volume antologico del 2009 a cura di Mario Geymonat e Giampiero Mele, che ripercorre attraverso saggi storici e testi letterari i legami culturali di Estonia Lituania e Lettonia, seguendo idealmente la via dell'ambra.

Le tesi di Vinci sono considerate, tuttavia, poco attendibili da altri studiosi: Pietro Janni, professore emerito di letteratura greca all'Università di Macerata, sottolinea come l'idea fosse stata già avanzata numerose volte senza trovare seguito.

Anche altri studiosi citano la teoria come poco attendibile.

Nella recensione del volume che raccoglie i contributi del workshop del 2007 a Troija, di Peter Loptson, professore del dipartimento di filosofia dell'Università di Guelph, in Canada, sono elencati i motivi di critica alla ricostruzione di Vinci.

Secondo il recensore, alcune località descritte nei poemi omerici, e in particolare quelle più lontane dal mondo greco, come in molte opere letterarie, non rappresenterebbero fedeli resoconti della realtà, ma invenzioni di fantasia, non collocabili in un luogo preciso.

Inoltre le descrizioni dei luoghi situati nel mondo greco, e meglio conosciuti dal poeta e dai suoi lettori, calzano quasi sempre perfettamente con quello che conosciamo del loro aspetto antico: gli errori, come quello di collocare Itaca come l'isola più occidentale del suo arcipelago, non sarebbero presenti in modo massiccio, come ritenuto da Vinci, ma sarebbero solo eccezioni.

Le identificazioni di Vinci delle località omeriche sulle coste del mar Baltico sono inoltre ritenute basate su dati poco fondati: i toponimi omerici sono confrontati infatti con quelli attuali o di epoca medievale e supponendo inoltre che non abbiano subito variazioni nel periodo di otto o nove secoli in cui il testo fu trasmesso oralmente prima di essere trascritto.

Inoltre il recensore non ritiene che sia conosciuto un altro caso nella storia nel quale una popolazione, a seguito di una migrazione, non solo abbia portato con sé i toponimi già in uso nella terra di origine, ma li abbia inoltre attribuiti nello stesso ordine geografico nel quale si trovavano le località originarie.

Il recensore nota inoltre che i poemi omerici avevano subito delle variazioni durante i secoli nei quali erano stati trasmessi oralmente e che numerose formule, tipiche della tradizione orale, sono state identificate come formatesi nel periodo della trascrizione in forma scritta, mescolate con altre che rappresenterebbero una fase di epoca precedente.

Inoltre gli usi e costumi descritti per gli eroi omerici non troverebbero riscontri con la cultura archeologica identificata sulle coste del Baltico all'epoca in cui Vinci ambienta la guerra di Troia, che non usava oggetti in bronzo e usava invece vasellame ceramico.

Fonte Wikipedia