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Il nuovo mobile ha un volto umano

Si apre il Salone di Milano
Protagonisti quest’anno: il bagno e la cucina

di MARIA GIULIA MINETTI

Prima di tutto la fierezza: «La nostra forza sono i nostri associati, gente che manda avanti piccole e medie imprese che ne hanno subite di tutti i colori eppure sono state capaci di tenere il passo, anche in tempi come questi. E perché? Perché non solo sanno produrre, ma credono in quello che fanno!».

E cosa credono di fare? «Cultura! Qualcuno si è permesso di dire che tra le Biennali veneziane manca quella del design, che bisognerebbe crearla. Quel tale ha detto una bestialità. Il design è Milano, la storia del design è qui che s’è fatta ed è qui che si fa!»

Discorso guerresco - «Avanti miei prodi!» - quello con cui Carlo Guglielmi, il nuovo presidente di Cosmit, la società che organizza il Salone del Mobile, ha infuocato la platea presentando l’edizione del 2010 che sta per aprirsi a Milano (inaugurazione ufficiale il 14, ufficiosa il 13, chiusura il 19). E davvero c’è qualcosa di straordinario non solo nel modo di reagire alle difficoltà del mercato dimostrata dal settore, ma dalla fiducia che l’intera città esibisce verso il Salone, trasformandosi in un enorme, poliedrico set percorso da iniziative d’ogni genere.

Oltre il salone
È questo che rende davvero unico l’evento complesso e affascinante chiamato Salone del Mobile. Complesso, l’evento, perché quello ufficiale, che si tiene a Rho negli spazi della Fiera disegnata da Massimiliano Fuksas, presenti 2.499 espositori distribuiti su un’area di 211.500 metri quadrati, pur nella sua ricchezza e importanza commerciale (i protagonisti di quest’anno sono il bagno e la cucina), è solo la metà del fenomeno e, paradossalmente, la più «piccola». In termini di superficie a disposizione di mostre e eventi la pur gigantesca

Fiera diventa un parterre modesto paragonata a intere fette di città, e non sono solo gli spazi tradizionali del cosiddetto «Fuori Salone» nella zona Tortona o di luoghi deputati - per vocazione o blasone - all’esibizione di oggetti di design, come la Triennale o il cortile del Filarete all’Università Statale.

No, il Salone del Mobile sembra sempre più una nave assediata da miriadi di scialuppe, e dalle scialuppe partono grappini d’arrembaggio e «pirati» d’ogni tipo s’arrampicano a bordo portando via questo o quello, un bel malloppo o un segno appena, non importa, purché qualcosa di un bottino all’apparenza inesauribile possa essere poi esibito a terra, in case, cortili e botteghe.

Fuor di metafora, il Salone del Mobile crea una specie di «frenesia di appartenenza» nella città, tutti vogliono mostrare qualcosa che li qualifichi come partecipi dell’evento, coautori della manifestazione. Gli osservatori più attenti pensano che nonostante il periodo di recessione quest’anno ci siano ancora più eventi dell'anno scorso. Il vademecum del Fuori Salone pubblicato dalla rivista «Interni» ne elenca ben 400, ma è già una scrematura.

Tra capelli e design
I luoghi espositivi sono sempre meno prevedibili. Ecco l’atelier Franco Curletto (il celebre coiffeur torinese ha aperto una succursale a Milano, in via Pasubio 12) che organizza un connubio «fra hair style e design» presentando nel suo negozio la collezione Organic Dreams dell’inglese Ross Lovegrove per Maletti Group, un’azienda che appunto produce oggettistica per parrucchieri, ma ormai anche caschi e phon non possono restare banalmente anonimi, e dunque si chiede l’intervento del designer.

Ecco in via Montenapoleone comparire abat-jour di varia e sconcertante forma (l’idea è della ditta Master of Linen con negozio in loco) firmati dal top del design internazionale, da Andrea Branzi a Patricia Urquiola. E già che siete in Montenapoleone, fate un salto dal Salumaio: ha in serbo una sorpresa designeristica che svelerà domani alle sette di sera.

Ok, ma voi volete sapere che cosa non potete perdervi, non come perdersi dietro a ogni angolo. Dunque, eccovi pochi sinteticissimi consigli. Per primi i consigli ufficiali del Cosmit, ovvero le mostre organizzate a commento dei due protagonisti della Fiera, la cucina e il bagno. C’è «Tutti a tavola!» un viaggio espositivo che coinvolge tutte le arti sul tema della convivialità alla Villa Reale di via Palestro e alla Pinacoteca di Brera (14/4-9/5).

C’è «Un bagno di stelle», e questa volta al centro del viaggio multimediale è il corpo femminile svelato nudo nei suoi lavacri, culmine le vasche insaponate delle stelle di Hollywood. Opportunamente, il luogo espositivo è il Planetario (14-19/4). Ci sono infine, distribuiti in quattro case-museo (Bagatti-Valsecchi, Boschi di Stefano, Necchi Campiglio, Poldi Pezzoli) duecento oggetti di design «sorprendente» che arredano la mostra policentrica «Ospiti inaspettati» (fino a 2/5).

Le grandi firme
Ma chi saranno i designer protagonisti di questi giorni? Spicca un nome, quello di Gaetano Pesce. Alla Triennale è esposto il risultato della sua collaborazione col marchio Le Fablier: una collezione chiamata «L’abbraccio» e sono mobili ispirati alla figura umana. Sempre Pesce, per Cassina, ha rivisitato il suo celebre divano Tramonto a New York dandone la nuova versione Notturno a New York e ha creato l’opera «Sessantuna», un’Italia tricolore in sessantun pezzi unici, omaggio all’imminente 150° dell'Unità, che verranno battuti all’asta per beneficenza. Ancora Pesce tiene a battesimo per Maritalia l'esordio nel design di Lapo Elkann: una collezione «neo futurista» intitolata Officina in omaggio «al mondo dei motori da cui provengo».

Il revival
Centrali le rivisitazioni del lavoro di vecchi maestri: i fratelli Castiglioni esposti da De Padova, la coppia Perilland - le Corbusier ancora da Cassina, la poltrona Willie (1937) di Guglielmo Ulrich prodotta da Poltrona Frau (la riscoperta di Ulrich, protagonista del design milanese dagli Anni 30 ai 60, è appena cominciata). Azzardato, nell’enorme calderone, parlare di tendenze. C’è forse l’assimilazione della figura umana al design di mobili (oltre a Pesce, i fratelli Campana col lampadario Esperancia per Edra, disseminato di bambole, la poltrona di Fabio Novembre per Driade a forma di volto).

Da non perdere la mostra del giovane design polacco alla Triennale, la New Wave belga in via Savona 19 nella collettiva "Je suis Dada, il rituale appuntamento nel cortile dell'Università Statale con l'avanguardia del design eco-compatibile a cura della rivista Interni. Ma le cose da vedere sono tante, tantissime. Vi terremo aggiornati.

www.lastampa.it

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