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Torna a correre l'auto del "Sorpasso" 

"Così ho restaurato la Lancia Aurelia B24, guidata da Gassman: andrà alle Mille
Miglia"
 

di Franco Giubilei*

A risentirlo dal vivo oggi quel clacson indisponente e inconfondibile, degno accompagnamento delle spacconate di Vittorio Gassman ne «Il sorpasso», sembra di rivederli, lui e la sua vittima sacrificale Jean-Louis Trintignant, su e giù per l’Italia un po’ cafona dei dorati Anni 60 a bordo dell’Aurelia B24 convertibile.

La macchina simbolo della commedia all’italiana è appena uscita da due anni di cure nell’officina Marchioni di Lizzano in Belvedere, Appennino bolognese, ed è pronta a passare il tagliando che le permetterà di scendere in strada alla prossima Mille Miglia.

A occuparsi di questa vecchia signora che nel film rifletteva a meraviglia il narcisismo coatto del Mattatore è un artigiano discendente da una stirpe di meccanici, Romano Marchioni, 71 anni: il mestiere lo ha imparato dal padre, che lo aveva imparato dal proprio padre e così via risalendo fino al Settecento, quando le auto non esistevano ma i Marchioni erano già maestri orologiai da torre. Meccanica di precisione, un patrimonio che si è trasmesso di generazione in generazione adattandosi poi ai motori quando la civiltà delle quattro ruote ha preso il sopravvento nel secolo scorso.

Oggi la premiata ditta è stata riconosciuta bottega storica e tutta la famiglia Marchioni, Romano, il figlio Simone, la moglie Anastasia e la figlia, sono impegnati nel restauro di vetture d’epoca che fanno la passione di miliardari e collezionisti.

Quando il proprietario dell’Aurelia de «Il sorpasso» gliela portò, solo il motore era in uno stato accettabile, per il resto la convertibile era «in condizioni non belle», per usare l’espressione del signor Marchioni: «L’acqua bolliva, l’impianto elettrico andava rifatto, così come il carburatore, lo stesso serbatoio andava sostituito perché in una riparazione precedente ne era stato messo uno Volkswagen».

Così sono cominciati gli interventi su un’auto dal valore intorno ai 400 mila euro.

Non sono molti in Italia e nel mondo i meccanici capaci di fare un lavoro come questo, quando si è trattato di rivolgersi a un esperto dunque il passaparola ha portato il proprietario Adalberto Beribé, di Civitanova Marche, a rivolgersi all’officina di Lizzano in Belvedere su segnalazione di un altro cliente dei Marchioni.

«Ci ho messo più di due anni, serve pazienza ed esperienza per operare su macchine come queste».

Qualche esempio di macchina che è salita sul suo ponte di lavoro? L’Alfa Romeo 6C Anni 40, una supersport «forse ancora più prestigiosa dell’Aurelia», fa notare il meccanico.

Da buon artigiano e da quella persona concreta che è, Romano Marchioni non è uomo da emozionarsi al pensiero che quel volante sia stato impugnato da un mostro sacro del cinema: «Cosa vuole, mi emoziona di più vedere un motore che sapere che lì sopra c’era Gassman, mi emoziona la meccanica.

Sto restaurando la macchina della famiglia Ruffo, che è poi la famiglia di Paola di Liegi, regina del Belgio, ma non è che saperlo cambi qualcosa per me. C’è l’emozione di vedere un motore aperto, quella sì c’è».

Ci tiene a sottolineare che qui non si effettuano repliche, cioè non si ricostruiscono componenti d’auto d’epoca sul modello originale, ma si compie un ripristino, un restauro, su una macchina esistente.

Anche il figlio Simone ha imparato il mestiere, e oltre a mettere mani e attrezzi nei motori compie il lavoro di ricerca necessario per documentarsi sul mondo delle automobili antiche.

Ci vuole preparazione per sapere come restaurare i pezzi rari, ragion per cui l’officina Marchioni è diventata anche una sorta di biblioteca con un numero imponente di volumi dedicati alle quattro ruote nelle loro evoluzioni attraverso il tempo.

La Mille Miglia, vetrina di vanità e di macchine fascinose come signore del secolo scorso, le vedrà sfilare una dopo l’altra facendone risuonare il rombo che nel secolo scorso dava i brividi, ma quando da dietro una curva apparirà l’Aurelia B24, il rombo del motore sarà sovrastato da quel clacson, insolente come la faccia da schiaffi di Gassman ne «Il sorpasso».

*www.lastampa.it