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Al curatore Germano Celant è stata affidata la direzione dell'area tematica Food in art

di Maurizio Caverzan*

La battuta è fin troppo facile: l'inventore dell'Arte Povera sa bene come arricchirsi.

Non ci voleva molto.

Del resto, 750mila euro più Iva per i «servizi per la Curatela e la direzione artistica per l'Area Tematica Food in Art» come si legge, con gran dispendio di maiuscole, nel sito ufficiale di Expo 2015, sono un bel prendere, anche se l'impegno va dal 7 marzo 2013 al 31 ottobre 2015.

Come in altri affidamenti, l'assegnazione allo storico e critico d'arte Germano Celant, un'autorità in materia, è avvenuta con «procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando».

Ma con tutto quello che abbiamo visto a proposito di appalti dell'Expo, la faccenda suscita qualche interrogativo. Trattandosi di somme non indifferenti anche di denaro pubblico, sarebbe curioso sapere di che cosa stiamo parlando, che cosa contiene questa «Area Tematica» e perché questo tipo di consulenze viene definito senza l'esecuzione di una gara d'appalto.

Non che Celant non avrebbe potuto vincerla a mani basse.

Essendo ritenuto forse il critico d'arte «più noto a livello internazionale, e probabilmente il più potente».

Già curatore del Guggenheim Museum di New York, nel '97 direttore della Biennale di Venezia, rubrichista dell'Espresso, ora dirige Fondazione Prada e la Triennale di Milano. «Mi sono inventato, facendo di tutto.

Mi sono buttato su libri e cultura. A 16 anni leggevo Sartre, mi identificavo con Beckett», racconta di sé.

«Frequentavo gli artisti locali che mi presentavano i personaggi di passaggio. La cultura mi serviva per trovarmi un'identità». Già nel '67 trovò invece la notorietà con quella definizione dell'Arte Povera che qualcuno malignamente collegò alla sua indole di genovese sparagnino.

Da Expo fanno sapere di aver dato «particolare rilievo alla fama e alla credibilità internazionale del Curatore, in modo da assicurare un rapporto costante e diretto con i musei e le istituzioni culturali che si intende coinvolgere, anche nell'ipotesi di eventuali prestiti di opere d'arte da installare nell'Area Tematica in questione».

Inoltre, sottolineano che «l'intero progetto è da realizzare ex novo» e che comprende l'ideazione, la realizzazione e la curatela totale della mostra».

Infine, assicurano che Celant guiderà un team «di oltre 8 persone».

Cioè, nove, dieci? Tuttavia, par di poter dire che 750mila euro più Iva restino comunque un discreto premio al suo pedigree artistico.

Peraltro, come ha osservato Artribune, spulciando l'elenco degli affidamenti di Expo se ne trovano di altrettanto profumati alla Triennale da lui diretta: 6,2 milioni per Expo Gate e altri 620mila euro per una non meglio specificata «Mostra c/o Triennale di Milano».

Si vede che la potenza di Celant sopperisce alla cronica e generale mancanza di fondi per la cultura.

Giusto ieri a Milano, senza andare troppo lontano, la Pinacoteca di Brera e L'Ultima cena in Santa Maria delle Grazie sono rimaste chiuse per lo sciopero contro i tagli ai Beni culturali che stanno riducendo il personale addetto con conseguente penalizzazione dei servizi al pubblico.

Così è se vi pare.

*www.ilgiornale.it