Pin It

Inno dedicato alla “Madonna della Montagna”

La cultura spirituale dell’essere umano è nata nel Paleolitico: i riti funebri e le antiche sepolture sono la testimonianza della religiosità dell’uomo preistorico che credeva in un legame tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Successivamente, le montagne hanno sempre offerto un terreno privilegiato alle esperienze dell’anima e all’incontro più profondo con il divino. Ritenute dimore e personificazioni di tantissime divinità, in ogni cultura, l’uomo ha cercato di trovare in questi luoghi la spiritualità e la trascendenza: la maestosità, la lontananza dalla quotidianità, l’inaccessibilità, la verticalità e la vicinanza al cielo delle cattedrali di pietra, hanno favorito l’ascesa e l’ascesi spirituale dell’essere umano.

Anche la devozione cristiana si è manifestata sulle altitudini e tante nostre montagne, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, sono cosparse di santuari e luoghi sacri: fra questi, più di duemila templi sono dedicati al culto mariano e sono sorti in gran parte nei luoghi in cui si annoveravano le apparizioni della Madre celeste e/o prodigi straordinari.

Anche in Calabria l’espressione del sentimento religioso è molto diffusa e la devozione cristiana - in molti casi - si è manifestata sui monti: il massimo luogo di culto mariano si trova a Polsi, nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte.

In una piccola valle immersa in un ambiente naturale grandioso - sorge il Santuario della “Madonna della Montagna” di Polsi, circondato da gole profonde, corsi d’acqua, foreste, rupi scoscese e ripidissimi pendii, dominati dalla vetta suprema del Montalto, nell’incanto degli alti silenzi ancestrali.

Il culto mariano nel pittoresco borgo aspromontano, ha origini antichissime e molte leggende raccontano la sua nascita.

La più popolare narra che, nel 1114, un giovane pastore si spinse sulla montagna alla ricerca di un giovenco smarrito: lo ritrovò intento a dissotterrare una Croce in ferro di tipo orientale e, dopo averla estratta, s’inginocchiò di fronte ad essa.

Nello stesso istante apparve la Madonna con il Bambino in braccio che, rivolta al mandriano, manifestò il desiderio di vedere eretto in quel luogo un santuario a Lei dedicato.

La fondazione del tempio avvenne al tempo di Ruggiero II di Sicilia (1095-1154) e al suo interno fu custodita la Santa Croce del miracolo, che ancora oggi può essere ammirata.

Successivamente furono accolti anche due magnifici simulacri della Madonna della Montagna: uno monumentale - opera siciliana del XVI secolo - scolpito in pietra tufacea dipinta, e l’altro più piccolo e più leggero in legno.

Il primo troneggia nell’ampia nicchia dell’altare maggiore dal 1570 e per tradizione viene rimosso ogni cinquanta anni per la celebrazione dell’Incoronazione della Vergine e portato in processione, il secondo viene utilizzato per le cerimonie annuali, alle quali partecipano moltissimi pellegrini provenienti da località calabresi e siciliane, che venerano e onorano le loro “Vergini della Montagna”, collegate al culto più antico della Madonna di Polsi.

In occasione della festa della Madre Celeste aspromontana, che si celebra dal 31 agosto al 2 settembre di ogni anno, una moltitudine di pellegrini organizzata in più di cinquanta carovane, e in gruppi di amici e nuclei familiari, ascende in pellegrinaggio la montagna per raggiungere il Santuario di Polsi, in uno straordinario intreccio di colori, canti, danze, gioia, commozione, fede, riti arcaici, tradizioni, folklore.

La religiosità popolare unisce e confonde storia e leggende, sacro e profano, ma è sempre improntata all’ascesi e alla ricerca del sublime e dell'infinito. In occasione dei festeggiamenti della Vergine della Montagna, persone di ogni ceto, da molti secoli si ritrovano insieme a pregare, cantare e a ballare, circoscrivendo un fenomeno straordinario che è anche sociale, oltre che religioso.

A' Madonna dà Muntagna

Alla Madonna della Montagna

(Traduzione in lingua dal dialetto calabrese)

Versi del poeta calabrese Domenico CARUSO

Musica del compositore aquilano Camillo BERARDI

Foto di Lino FERA

Sup’Asprumunti c’è ’na gran Signura,

Maria di la Muntagna esti chiamata:

jèu mu’ l’arrivu no’ cci vìju l’ura

e no’ mi stancu di la caminata.

Sull’Aspromonte c’è una gran Signora,

Maria della Montagna è chiamata:

io a raggiungerla non vedo l’ora

e non sono stanco della camminata.

E comu i nostri patri sonu e cantu,

’u cori ’n manu a’ Vèrgini presentu

e no’ mi movu di lu locu santu

se no’ si poni fini o’ me’ tormentu.

E come i nostri padri suono e canto,

il cuore in mano alla Vergine presento

e non mi muovo dal luogo santo

se non si pone fine al mio tormento.

Rit. Matri adorata, no’ m’abbandunati

ca’ li bisogni me’ Vu’ li sapiti,

vògghju gridari pe’ tutti li strati:

“Veniti genti e di prèju ciangiti!”

Rit. Madre adorata, non mi abbandonate

perché i miei bisogni Voi conoscete,

voglio gridare per tutte le strade:

“Venite gente e di gioia piangete! “

Rigina chi lu Celu cumandati,

la paci sulu Vu’ potiti dari:

pecchì pentutu su' di li peccati,

li Vostri gran virtù vògghju lodari!

Regina che il Cielo comandate,

la pace solo Voi potete dare:

poiché sono pentito dei peccati

le Vostre gran virtù voglio lodare!

E quandu a la me’ casa jèu ritornu

mi sentu veramenti ricriari

e pregu la Madonna notti e jornu

pe’ li figghjòli e li perzuni cari.

E quando alla mia casa io ritorno

mi sento veramente ricreare

e prego la Madonna notte e giorno

per i giovani e le persone care.

Visualizza LO spartitO

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna