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Scrivo anche oggi per fatto personale

di Arturo Diaconale*

E replico al commento di Sergio Rizzo alla lettera da me inviata al Corriere della Sera in risposta agli articoli dello stesso Rizzo e di Nicola Catenaro, in cui mi era stata mossa una duplice accusa: quella di essere al tempo stesso direttore de “L’Opinione” e presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga e quella di aver prorogato il direttore uscente del Parco, Marcello Maranella.

Nella mia lettera avevo ironicamente riconosciuto che costituisce un’anomalia essere diventato presidente di un Parco nazionale pur non essendo uno di quegli ambientalisti rigorosamente di sinistra ai quali per vent’anni di seguito sono state distribuite tutte le cariche pubbliche del settore.

Ma Rizzo non ha colto l’ironia. E, probabilmente per quella sindrome d’onnipotenza che sembra averlo pervaso da quando è diventato un “professionista dell’anti-casta”, ha commentato la mia lettera usando il plurale maiestatis da Torquemada inquisitore.

Lo ha fatto muovendomi una severa reprimenda per la presunta anomalia e contestandomi di non aver rilasciato le dimissioni da presidente del Parco in segno di protesta per la mancata nomina da parte dei ministri competenti del Consiglio direttivo.

Non invio al Corriere della Sera questa mia risposta alla replica di Rizzo autoinvestitosi del ruolo di professionista della Santa Moralizzazione perché so bene che non verrebbe pubblicata.

Ma tengo a comunicare che non ho intenzione di riconoscere alcuna autorità morale in chi, non potendosi credere Napoleone, si ritiene la reincarnazione del Cardinal Bellarmino o di Girolamo Savonarola. Il plurale maiestatis di Rizzo non mi intimidisce.

Anzi, mi stimola ad insistere nella battaglia che con L’Opinione e con il Tribunale Dreyfus sono impegnato a portare avanti contro la cultura giustizialista che produce malagiustizia e malainformazione.

Venerdì mattina, nella sala delle Carte Geografiche di via Napoli, a Roma, terrò insieme al presidente della Federparchi, Giampiero Sammuri, ad altri presidenti di Parchi nazionali e regionali e al direttore del Parco, Marcello Maranella, una conferenza stampa per illustrare lo stato di paralisi in cui versano gli enti del settore a causa delle mancate modifiche ad una legge in parte superata.

E in quella occasione, a cui mi auguro che Rizzo voglia partecipare per conoscere meglio un argomento di cui ha scritto senza il necessario approfondimento, spiegherò che non intendo minimamente piegarmi alla sua intimazione a rassegnare le dimissioni.

Non per attaccamento ad una poltrona che attribuisce responsabilità senza adeguati corrispettivi. Ma per difendere il valore politico e culturale dell’anomalia rappresentata dalla presenza di una “mosca bianca” liberale in un settore appaltato da sempre alla sinistra.

Quella anomalia che tanto scandalizza il Corriere della Sera è, infatti, una preziosa testimonianza del pluralismo delle idee penetrato in un mondo per troppo tempo egemonizzato da una monocultura paralizzatrice.

Questo pluralismo, assicurato dalla mia presenza e da quella di altre poche mosche bianche, non stupisce e non preoccupa i presidenti e i dirigenti dei Parchi di tradizione culturale diversa. Garantisce non lo scontro tra logiche di appartenenza, ma un confronto libero e vivificante.

Come è confermato dai risultati positivi della collaborazione al Gran Sasso-Laga tra me e Maranella.

Al Corriere della Sera – e al Santo Moralizzatore Rizzo – non piace la presenza del pluralismo nel settore dell’ambiente (e del giornalismo)?

Se ne facciano una ragione.

Per questa volta non avranno capri espiatori di cui far scorrere (metaforicamente) il sangue.

*www.opinione.it

Vedi anche: Il dito e la luna del Corsera

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