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In Italia 6.633 Comuni a rischio

di Rosamaria Freda*

In Italia ben 6.633 Comuni presentano zone ad alto rischio idrogeologico, con oltre 6 milioni di cittadini esposti a situazioni di pericolo.

Sono questi alcuni dei dati contenuti nel dossier Ecosistema rischio 2013 realizzato da Legambiente e presentato nel corso di FestAmbiente, il festival nazionale di ecologia, solidarietà e cultura che si sta tenendo in questi giorni in Maremma, a Rispescia, in provincia di Grosseto.

Nonostante la gravità della situazione, secondo i dati contenuti nel documento sono soltanto 55 le amministrazioni comunali che hanno deciso di delocalizzare abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo.

Pochissime dunque. Per questo motivo secondo Legambiente il governo dovrebbe al pi√Ļ presto agire per evitare che, con l'arrivo dell'autunno, si possano ripetere situazioni pericolose come frane, alluvioni e allagamenti.

Ma quali sono le zone a maggior rischio? Secondo il dossier si tratta soprattutto della Toscana e della Calabria, seguite dall'Umbria, la Valle d'Aosta e le Marche.

In Toscana, per esempio, sono ben 280 i Comuni in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico, il 98% del totale.

Ma non è tutto. In 68 Comuni sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e, in queste zone, in 54 amministrazioni toscane (il 68% del campione), sorgono impianti industriali che, in caso di calamità, comportano un grave pericolo oltre che per le vite dei dipendenti, per l'eventualità di sversamento di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni circostanti.

E ancora. Nel 39% dei Comuni intervistati (31 amministrazioni) sono stati costruiti in aree a rischio addirittura interi quartieri e nel 29% dei casi (23 amministrazioni) sorgono strutture sensibili come scuole e ospedali.

In 12 comuni sono state edificate nuove strutture in zone esposte a pericolo di frane e alluvioni anche nell'ultimo decennio, si legge ancora nel dossier.

"Occorre far presto per invertire la tendenza degli ultimi anni in cui si sono spesi circa 800 mila euro al giorno per riparare i danni e meno di un terzo di questa cifra per prevenirli.

La recente creazione della struttura di missione del governo contro il dissesto idrogeologico è sicuramente una novità positiva.

Oltre a liberare tutte le risorse già stanziate che negli anni lo Stato e gli enti locali non sono riusciti a spendere è però fondamentale far partire un programma nazionale di manutenzione e prevenzione"  ha dichiarato Giorgio Zampetti, responsabile scientifico nazionale di Legambiente.

"E' prioritario soprattutto definire con maggiore chiarezza il ruolo, le competenze e la composizione delle Autorità di Bacino Distrettuali, avviando urgentemente la loro costituzione per garantire il coordinamento a scala di bacino nell'ambito della realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico.

La cabina di regia nazionale dovrà quindi garantire che gli interventi siano ispirati a un modello di efficacia ambientale ed economica e trasparenza delle procedure, anche per dare un chiaro indirizzo d'uso per i prossimi fondi strutturali" ha aggiunto Zampetti.

FestAmbiente è stata l'occasione per Legambiente per rilanciare la petizione on line "Mettiamo in sicurezza il Paese ora!" che chiede al governo Renzi di partire subito con gli interventi di prevenzione e manutenzione del territorio.

*www.alternativasostenibile.it

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