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Aumentano le difficoltà per creare nuovi parchi

di Elena Veronelli*

In Sicilia per adesso il governatore Crocetta incassa una sconfitta, ma aumenta la pressione per limitare o vietare nuovi parchi eolici.

L’eolico in Sicilia può ripartire, almeno per ora: il Tar ha bocciato definitivamente lo stop imposto dalla Giunta alla costruzione di nuove pale.

Si chiude così una storia iniziata nel 2013, quando la Regione ha cercato di bloccare le nuove autorizzazioni con la sospensione del calendario delle Conferenze dei Servizi.

Il tutto aspettando che fossero individuati i “siti non idonei all’installazione di specifiche tipologie di impianti” da fonti rinnovabili.

Provvedimenti già sospesi temporaneamente dal Tar di Palermo lo scorso gennaio in attesa del giudizio di merito, che ora è arrivato e ha dato ragione alle aziende.

Soddisfatta l’associazione dei produttori Anev: “La Regione Sicilia ha ostacolato per lungo tempo la realizzazione di impianti eolici sul suo territorio con una serie di provvedimenti contradditori, che hanno posto non pochi problemi alle aziende per portare a termine i propri progetti e investimenti”.

Motivi per cui, sostiene Anev, “la Regione potrebbe incorrere in provvedimenti per ripagare i danni economici causati alle aziende”.

Tuttavia la crociata siciliana contro le pale non sembra finita e il settore è ancora in allarme. “Amareggiato”, il governatore Rosario Crocetta ha annunciato il varo del nuovo piano per la tutela del territorio.

Un provvedimento che, secondo il presidente siciliano, “impedirà ulteriori, indiscriminate installazioni eoliche” e “arresterà l’invasione barbarica del territorio”. L’obiettivo è consentire l’eolico solo dove già c’è.

Il governatore ha assicurato che il piano sarà deliberato entro breve dalla Giunta e passerà quindi all’esame dell’Assemblea.

Da tempo Crocetta si batte contro l’eolico e sottolinea come questa fonte di energia, a differenza delle altre rinnovabili, abbia un eccessivo impatto sul paesaggio.

Anche gli impianti offshore, ossia nel mare, “sono visibili dalla costa e deturpano spiagge incontaminate a tutto svantaggio del turismo”, ha spesso detto Crocetta.

Ma la Sicilia non è l’unica Regione che cerca di frenare il proliferare delle pale (in alcuni casi le rinnovabili in generale): da anni si va avanti a colpi di provvedimenti ad hoc (a volte immediatamente abrogati), permessi negati e sentenze della Corte Costituzionale e del Tar.

Solo quest’anno i casi sono molti. A gennaio la Corte Costituzionale ha bocciato la legge sull’eolico della Campania, che stabiliva delle distanze minime per la costruzione di nuovi aerogeneratori.

Alle Regioni - ha sentenziato la Corte - non è permesso “in alcun modo” di prescrivere “limiti generali, valevoli sull’intero territorio regionale, specie nella forma di distanze minime, perché ciò contrasterebbe con il principio fondamentale di massima diffusione delle fonti di energia rinnovabili, stabilito dal legislatore statale in conformità alla normativa dell’Unione europea”.

Illegittima, secondo la Corte, anche la legge della Sardegna che individuava alcune aree costiere come idonee alla realizzazione di impianti eolici.

Le Regioni, si legge nella sentenza uscita a luglio, possono solo individuare le aree non idonee alla realizzazione di impianti, lasciando libertà nel resto del territorio.

In Puglia, a febbraio, è stato lo stesso Consiglio dei ministri a negare l’autorizzazione a due progetti offshore che dovrebbero sorgere davanti alle coste.

Le opposizioni locali hanno spinto il governo a esaminare i due progetti. I due progetti avevano avuto già il parere negativo da Regione e enti locali. Ad aprile è sceso in campo lo stesso governatore Nichi Vendola, chiedendo un tetto massimo, un calmiere, alle energie rinnovabili.

A maggio, in Abruzzo, la Regione ha abrogato la parte di una legge con cui era stata introdotta, appena un mese prima, una sospensione temporanea degli iter autorizzativi per alcune tipologie di impianti da fonti rinnovabili: gli impianti fotovoltaici in zona agricola, gli impianti eolici e le centrali a biomasse di potenza superiore a 1 MW.

Ora gli occhi sono puntati sul Molise. La Regione ha presentato una proposta di legge che stabilisce i criteri per l’individuazione delle aree di nuovi impianti da rinnovabili demandando al Consiglio regionale l’adozione di un Piano energetico per la puntuale individuazione dei siti.

Una proposta, sostiene Avev, che sembra anch’essa “palesemente illegittima” e “in totale contrasto con le Linee Guida nazionali”.

Già due anni e mezzo fa la Corte Costituzionale bocciò la legge regionale che identificava le aree vietate agli impianti da fonti rinnovabili.

*www.lastampa.it

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